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Perde il braccio sul lavoro: chirurgia e ortopedia riescono a riattaccarlo

Redazione 15 Febbraio 2020
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ORTOPEDIA: INTERVENTO D’ECCEZIONE.
LA CHIRURGIA “RIATTACCA” IL BRACCIO DESTRO A UN GIOVANE DI 22 ANNI

Gioco di squadra, competenza e tempestività hanno consentito agli ortopedici e ai chirurghi della ASST Cremona di operare in emergenza un caso di estrema gravità. Il Direttore generale Giuseppe Rossi, “Una storia a lieto fine che racconta la sanità bella e rende merito all’Ospedale di Cremona che è un grande ospedale”.

Intervento d’eccezione all’Ospedale di Cremona per un caso di estrema gravità, arrivato in emergenza in Pronto soccorso, in seguito ad un incidente sul lavoro. (E’ accaduto una sera del dicembre scorso).

“Si è trattato di un grandissimo lavoro di squadra, svolto con competenza e spirito collaborativo, per il bene del paziente. Al di là di ogni retorica, questa storia racconta di una sanità bella, spesso la più nascosta, che rende merito all’Ospedale di Cremona che è un grande ospedale. Un ospedale fatto di professionisti capaci che sanno agire in team multidisciplinare nel concreto. E vi assicuro che accade ogni giorno – spiega Giuseppe Rossi (Direttore generale ASST di Cremona)”.

Fonte – ASST Cremona

“E’ una storia a lieto fine sia per Massimiliano, che dopo l’incidente sta affrontando il recupero dell’arto destro con coraggio, sia per l’ortopedia cremonese, che dopo un momento di crisi sta costruendo, con altrettanto coraggio, la sua rinascita – afferma Rossi. Certo, rimangono alcune criticità da risolvere, ma la strada intrapresa sta dando i primi risultati”

“Ad oggi l’ortopedia garantisce tutti gli interventi in urgenza, mentre fatica a garantire con altrettanta efficacia la programmazione degli interventi in elezione (programmati). Nonostante l’impegno di tutti, questo è dovuto soprattutto alla carenza oggettiva di anestesisti, un problema di portata nazionale. Sono però fiducioso. La prossima settimana entrerà in servizio un nuovo ortopedico e nel mese di maggio arriveranno altri due professionisti. L’équipe si ricompone e, con il tempo, anche l’attività verrà via via riorganizzata in modo ancor più funzionale e appropriato”.

GRAZIE A TUTTI GLI SPECIALISTI CHE HANNO COLLABORATO E AL PERSONALE DEL GRUPPO OPERATORIO

Il racconto di Erika Maria Viola, Direttore dell’UO di Ortopedia dell’Ospedale di Cremona

“Massimiliano, un giovane uomo di 22 anni, è giunto in ospedale in seguito ad un infortunio sul lavoro con cattura, trazione e compressione dell’arto superiore destro, a livello dell’avambraccio e a livello del braccio. Non c’era tempo da perdere – spiega Viola. L’intervento è iniziato immediatamente, al punto che parte della diagnostica è stata completata direttamente in sala operatoria. L’emergenza era dettata dalla sezione dell’arteria brachiale e il paziente era a rischio di emorragia”.

“Naturalmente è stato un grande lavoro di squadra che ha coinvolto in modo multidisciplinare l’équipe di Radiologia, Anestesia, Chirurgia Vascolare, Ortotrauma e Neurochirurgia. Tutti i passaggi sono stati condivisi, c’è stata grande collaborazione fra i diversi specialisti – continua Viola. Insieme a me in sala operatoria c’erano Vittorio Baratta (Responsabile Chirurgia Vascolare), Alessandro Morandini (Neurochirurgo) e Stefano Caprioli (Ortopedico) Ahmed Ajiour e Fabiola Harizaj, (Anestesisti). Tutto si è svolto con il supporto indispensabile del personale infermieristico del gruppo operatorio che ha mostrato grande motivazione, competenza e professionalità”.

“Le tecniche chirurgiche utilizzate sono altamente specialistiche – aggiunge Viola. Anzitutto è stato necessario effettuare lo sbrigliamento dei tessuti contaminati necrotici, la preparazione dei tessuti sani e, in successione, la riparazione: bypass arterioso con innesto venoso autologo; stabilizzazione di radio ed ulna fratturati; stabilizzazione del gomito con fissatore esterno; tubulizzazione del nervo mediano sezionato a livello del terzo medio di braccio. L’arteriografia è stata eseguita durante l’intervento, grazie al supporto dei Tecnici di radiologia e dei Radiologi.

Fonte – ASST Cremona

“Gli esiti dell’intervento sono buoni, precisa Viola. Massimiliano – dimesso due settimane fa – è motivato; utilizza il gomito bene e sta recuperando i movimenti di polso e mano. Come tutte le persone colpite da un trauma simile, ha realizzato l’evento a distanza di alcuni giorni. Non riusciva a focalizzare in termini di difficoltà e di tempi il percorso ed il traguardo. In questo lo hanno aiutato molto gli Psicologi dell’Ospedale e l’insostituibile sostegno dei genitori che hanno saputo percorrere ogni singolo giorno insieme a lui”.

“Il percorso riabilitativo è ancora in progress per quanto riguarda la mano ed i gesti spontanei. Ad oggi il paziente esegue dei gesti, ma non ha ancora ripreso movimenti spontanei della mano. Per un recupero ottimale ci vorrà circa un anno – spiega Viola. A breve tornerà all’Ospedale di Cremona per l’ultimo innesto di cute, che avverrà in regime di Day surgery, ad opera del Dottor Gioachino Caresana (Direttore UO Dermatologia”.

“Perché abbiamo deciso di dare la notizia solo oggi? Per rispetto del dolore e del percorso della persona e della sua famiglia. E un po’ per scaramanzia – conclude Viola. Era importantissimo far sì che ogni fase post-chirurgica e post-traumatica si prendesse il giusto tempo, per il bene del paziente”.

IL DOLORE INSEGNA, LA TESTIMONIANZA DEL PAZIENTE
DOPO IL “GRANDE DANNO” OGGI STO MEGLIO E SO CHE CE LA FARO’

Il ricordo dell’incidente è netto, come il risveglio in Terapia intensiva e la presa di coscienza che sì, i chirurghi avevano salvato il suo braccio destro. Massimiliano ha deciso di raccontare ciò che ha vissuto e che sta affrontando con risolutezza ed energia positiva. “Perché – dice – le scale che portano al traguardo non si possono fare con le mani in tasca”.

“In un secondo mi sono ritrovato in mezzo ai rulli che hanno preso il mio braccio sino alla spalla, facendo il grande danno: recisione dei muscoli, dei nervi, frattura delle ossa. Questo è ciò che ricordo dell’incidente. Paradossalmente per tutto il tempo che sono rimasto imprigionato nella macchina, gli stessi rulli, hanno fatto da laccio emostatico. Pensavo di aver perso il braccio. Ero nel panico. I miei colleghi sono stati bravissimi a intervenire e chiamare i soccorsi. Hanno cercato di tranquillizzarmi, anche se mi sentivo svenire. Ero in preda al dolore più lancinante che potessi provare. Poi mi sono ritrovato con un sacco di gente intorno, gli operatori del 118, i carabinieri e i vigili del fuoco che mi hanno liberato. Ho cercato di stare concentrato sul dolore, anche se ero rassegnato, pensavo il mio braccio non c’è più. Poi il nero, non ho più ricordi.

“Il primo ricordo netto è dal letto della Terapia Intensiva. Ero intubato – a dire il vero avevo tubi dappertutto – , avevo vicino i miei genitori. Ho chiesto con lo sguardo alla mamma se il braccio c’era ancora, lei mi ha risposto: sì”.

“Nei giorni successivi ricordo un gran via vai di medici e infermieri, le visite ripetute della Dottoressa Viola e degli altri chirurghi che mi hanno operato. Dopo l’intervento ho dovuto affrontare le sedute in camera iperbarica, a Fidenza; le medicazioni quotidiane in sedazione. Sono stati giorni molto delicati, direi difficili. Avevo la febbre alta e non dormivo. Mi sentivo molto triste, non pensavo ci fosse una speranza”.

“A distanza di due mesi sto molto meglio, sorpreso per la velocità con cui sto recuperando. Sono alle prese con i controlli e gli innesti cutanei, ma non vedo l’ora di iniziare la fisioterapia.
All’inizio l’idea di affrontare un percorso riabilitativo lungo e impegnativo, anche sotto il profilo della sofferenza, mi spaventava molto; ora non mi importa quanto sarà difficile e doloroso perché so che ce la farò. E’ un mio dovere”.

“La scala che porta al traguardo non può essere salita con le mani in tasca, dovrò faticare, ne sono consapevole. Il mio corpo però sta rispondendo bene e di questo sono contento. Penso che lo stile di vita sano che ho sempre condotto (non fumo, no bevo, faccio molto sport) mi stia aiutando nella ripresa”.

“In genere le persone si abbattano davanti al dolore, in realtà penso che il dolore possa anche insegnare. Certo, non sto dicendo di essere contento per quanto è successo, ma affronterò ciò che mi aspetta, passo a passo, con disciplina ed energia. La mia gratitudine va a chi mi ha soccorso, a chi mi ha operato e assistito, alla mia famiglia, a Sara (che è la mia ragazza) e ai colleghi che mi sono stati vicini”.

FONTE: comunicato ASST Cremona

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