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San Raffaele, isolati ceppi italiani del nuovo Coronavirus

Redazione 4 Marzo 2020
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L’isolamento del nuovo coronavirus è stato realizzato nel giro di pochi giorni dagli specialisti del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, diretto dal professor Massimo Clementia partire dai campioni prelevati da due pazienti con infezione respiratoria acuta, ricoverati da sabato 29 febbraio.

Altre cinque colture, provenienti da altri pazienti, sono al momento in corso.

I campioni di virus isolati in tutto il mondo e in Italia – allo Spallanzani e al Sacco e ora al San Raffaele – sono fondamentali per permettere ai ricercatori di studiare l’agente patogeno, testare possibili farmaci antivirali e vaccini e capire meglio la sua origine.

Che cosa vuol dire isolare un virus

Isolare un virus, come suggerisce la parola, indica la capacità di “separarlo” dall’organismo da cui proviene. L’obiettivo è ottenerne grandi quantità in coltura e poterlo studiare in laboratorio.

L’isolamento viene effettuato a partire da un campione – ad esempio di sangue o saliva – prelevato da un paziente infetto.

Attraverso una complessa e delicata procedura i ricercatori riescono a eliminare il materiale inutile contenuto nel campione, come le cellule del paziente o eventuali batteri, e a inoculare il virus in colture cellulari ad hoc, dove il virus può replicarsi (i virus infatti – a differenza dei batteri – necessitano delle cellule per riprodursi).

L’isolamento del virus può essere più o meno facile a seconda della capacità infettiva del patogeno.

“Il fatto che siamo riusciti a isolare SARS-CoV-2 così velocemente e in numerosi campioni è solo l’ulteriore evidenza che questo virus si trasmette in modo molto efficiente anche in vitro, oltre che in vivo”, afferma il professor Massimo Clementi, ordinario di Microbiologia e Virologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele.

Il suo laboratorio vanta una lunga esperienza nello studio dei Coronavirus e nel 2003 ha isolato l’unico ceppo italiano della SARS.

A cosa serve isolare un virus

L’isolamento del virus è solo il primo passo: dalle colture così ottenute si possono poi produrre dei campioni da guardare al microscopio.

Attraverso l’osservazione delle cellule infettate, che mostrano anomalie nella forma e nella struttura, è infatti possibile capire alcune caratteristiche dell’azione del patogeno sui tessuti.

Non solo, ma i campioni di virus sono fondamentali anche perché costituiscono il materiale di partenza per:

  • testare nuovi farmaci antivirali;
  • lo sviluppo di un vaccino;
  • per comprenderne il percorso evolutivo, grazie alle moderne tecniche di sequenziamento genetico.

“Per questo è auspicabile che questi nostri virus isolati, come quelli che sono stati ottenuti all’Ospedale Spallanzani e all’Ospedale Sacco, siano gestiti in biobanche che possano contribuire alla ricerca collettiva sul nuovo coronavirus”, conclude Massimo Clementi.

Fonte: www.hsr.it

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