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Mantova, donna incinta guarita dal Coronavirus col plasma

Redazione 22 Aprile 2020
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Una donna incinta di 28 anni è guarita dal Coronavirus a Mantova, dopo essersi trovata in gravi condizioni, grazie all’infusione di plasma iperimmune: ora sia lei che il feto stanno bene.
All’Ospedale Poma di Mantova è infatti attiva da qualche settimana la sperimentazione di infusione di plasma iperimmune a pazienti Covid-19: anche i medici guariti dal virus stanno partecipando alle donazioni.

Non riesce a trattenere le lacrime Pamela Vincenzi, 28 anni. Piange di gioia, soprattutto per la piccola che porta in grembo e per l’altra figlia di nemmeno due anni che la sta aspettando: “La cosa più importante è tornare a casa insieme da lei. La bimba che nascerà si chiamerà Beatrice Vittoria. Perché abbiamo vinto questa battaglia”. 

Con due sacche di plasma iperimmune, la giovane mamma mantovana è tornata a stare bene. Secondo una ricerca bibliografica non risultano al mondo altri casi di donne gravide colpite da Covid-19 trattate e guarite con l’infusione dell’emocomponente. 

Il plasma mi ha fatto rinascere – continua la ragazza – ero molto abbattuta, ma ho trovato professionisti straordinari, sempre al mio fianco. Il dottor De Donno, in particolare, mi è stato vicino come un papà”. 

Giuseppe De Donno, direttore della Pneumologia dell’ospedale di Mantova, è entusiasta: “Dopo la terapia con il plasma, il miglioramento è stato decisivo. I due tamponi che le abbiamo effettuato sono negativi”.

La donna è stata ricoverata lo scorso 9 aprile all’ospedale di Mantova seguendo il percorso Covid dedicato alla gravidanza. Il giorno successivo il peggioramento, poi il trasferimento in Pneumologia con monitoraggio continuo della piccola. 

Per proteggere il feto abbiamo evitato di ricorrere alla ventilazione assistita – precisa Gianpaolo Grisolia, responsabile dell’Attività di Patologia Prenatale e della Gravidanza  – il vantaggio di una rapida guarigione consente di non mantenere il bambino in un ambiente ostile, con una scarsa ossigenazione. Dal punto di vista ecografico va tutto bene. Il feto è alla 24esima settimana”.

Pamela, dimessa oggi, se ne va in compagnia del marito ringraziando ed emozionando tutto il personale che l’ha assistita. La cura del plasma convalescente ricco di anticorpi, prelevato da pazienti guariti dal Coronavirus, continua la sua corsa incoraggiante. I malati trattati a Mantova nell’ambito del protocollo siglato con il Policlinico San Matteo di Pavia sono stati fino ad ora 24, 50 la sacche dell’emocomponente infuse.

Tra i medici di ASST guariti c’è chi dona il plasma e chi lo ha ricevuto come terapia. Oggi sulla poltrona della plasmaferesi c’è Mauro Pagani, direttore del Dipartimento Medico. Dopo il ricovero di marzo in Chirurgia Toracica per Covid, il professionista si è ripreso bene: “Ho passato giorni brutti e il Coronavirus continua a disturbarmi anche nei sogni notturni, ma ora sono qui e posso aiutare chi ne ha bisogno”.

Il direttore dell’Oculistica del Poma Giuseppe Sciuto, invece, è stato curato con il plasma, che ha avuto un ottimo effetto: “Dopo l’infusione sono nettamente migliorato. Inizialmente mi hanno assistito a domicilio, ma la febbre si manteneva altissima. Così, il 27 febbraio ho raggiunto il Pronto Soccorso, dove si è deciso per il ricovero in Malattie Infettive e dal 31 in Utir. Mi hanno sottoposto a ventilazione assistita e alla procedura di prono-supinazione. Ringrazio infinitamente i colleghi, davvero eccezionali. Ho sentito la morte vicina, invece ce l’ho fatta”.

Marco Ghirardini, direttore della Medicina di Asola, è stato un mese in isolamento domiciliare: “Fortunatamente ho evitato il ricovero, anche se è stata dura. Ho vissuto con il miei familiari, ma non li ho visti per tutto il tempo della malattia. Sono rimasto nella mia stanza con i servizi adiacenti e ricevevo i pasti davanti alla porta. Da martedì scorso il rientro al lavoro”. 

Con loro oggi, nel reparto di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale diretto da Massimo Franchini, ci sono anche il chirurgo toracico Carlo Giovanardi e il direttore dell’Ortopedia Andrea Pizzoli. Anche loro guariti. Anche loro, come Sciuto e Ghirardini, sono stati sottoposti ai test per la verifica dell’idoneità a donare. 

Andrea Pizzoli è stato uno dei primi operatori sanitari a risultare positivo al tampone del Coronavirus. Quarantena a casa dal 13 marzo al 2 aprile. Da due settimane è tornato al lavoro e si è messo a disposizione per donare: “Ho superato la malattia senza sintomi pesanti, sono in buono stato di salute. Il fatto di donare è uno dei pochi strumenti che abbiamo per aiutare chi è in condizione moto critiche. È anche una questione deontologica”.

I donatori, precisa Franchini, sono attualmente circa 50: “Continuiamo ad essere i soli, insieme al Policlinico San Matteo di Pavia, a seguire questo progetto che sta dando risultati molto incoraggianti e ci sta anche consentendo di effettuare lavori di ricerca, compatibilmente con il tempo a disposizione per prenderci cura dei nostri pazienti”.

I lavori di ricerca proposti dagli specialisti dell’ASST sono numerosi. La sola struttura di Pneumologia, diretta da Giuseppe De Donno, sta seguendo complessivamente 14 studi. Uno di questi è relativo al rapporto tra medicina di genere e Covid, un altro alla relazione del virus con il tabagismo.

Fonte: www.asst-mantova.it

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