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Bergamo, torna a casa il bambino con il polmone donato dal papà

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Redazione 28 Febbraio 2023
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È tornato a casa sua “Mario”, il bambino che è tornato a respirare grazie al polmone donato dal padre: si è trattato del primo intervento di trapianto di polmone da vivente mai effettuato in Italia, eseguito martedì 17 gennaio al Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Il donatore di polmone si chiama Ánduel. È un uomo albanese di 34 anni ed è il padre del figlio di 5 anni che chiameremo “Mario”, dal nome del personaggio dei videogiochi “Super Mario Bros.” di cui è appassionato. La moglie Ornéla ha oggi 35 anni da poco compiuti. Nell’estate 2018 si è trasferita in Italia, insieme al bambino di un anno di età. Pochi mesi dopo il loro arrivo, li ha raggiunti papà Ánduel, dopo aver lasciato il lavoro di ingegnere edile in Albania.

Trapianto di polmone da vivente, torna casa il bimbo che è tornato a respirare grazie al papà

La diagnosi di malattia e l’indicazione al trapianto

L’anno successivo al loro arrivo in Italia i genitori di Mario portano il figlio all’ospedale Meyer di Firenze per alcuni segnali di malessere, tra cui la febbre che non accenna a diminuire. Dopo gli esami, arriva la diagnosi di talassemia o anemia mediterranea, una patologia del sangue. Dopo due anni di trasfusioni di sangue periodiche, l’11 giugno 2021 si rende necessario un trapianto di midollo. Nonostante la buona riuscita del trapianto, proprio questa donazione del midollo dal padre, con conseguente “trasferimento” del sistema immunitario del genitore sul figlio, genera la cosiddetta malattia da trapianto contro l’ospite (Graft versus Host Disease, GvHD), una grave complicanza che si osserva nei pazienti sottoposti a trapianto allogenico. Si tratta di una complessa reazione immunitaria, dove le cellule trapiantate provenienti dal donatore “attaccano” gli organi e i tessuti del ricevente, che il nuovo sistema immunitario non riesce a riconoscere come propri. Questa malattia, cui si somma l’effetto dei farmaci utilizzati per il trapianto, danneggia i polmoni al punto che il bambino stava perdendo completamente la capacità di respirare in modo autonomo. Questo danno risulta irreversibile. Per lui non rimane alcuna speranza di sopravvivere, se non quella di un trapianto di polmoni. Nell’autunno del 2022 gli specialisti dell’ospedale Meyer di Firenze contattano il Papa Giovanni XXIII di Bergamo per valutare ed eventualmente inserire il bambino in lista per il trapianto di polmone.

La fase pre-trapianto

Il 1° dicembre 2022 la famiglia arriva a Bergamo all’ospedale Papa Giovanni XXIII per eseguire tutti gli accertamenti in preparazione del trapianto polmonare. Il bimbo è ricoverato nel reparto di Pediatria, diretta da Lorenzo D’Antiga, che all’ospedale bergamasco è Direttore del Dipartimento percorsi pediatrici integrati. La Pediatria del Papa Giovanni è un centro di riferimento per le malattie che riguardano il fegato nei bambini, uno tra i pochi centri di riferimento in Europa per la gestione del paziente in età pediatrica prima e dopo il trapianto di fegato e per alcune patologie epatiche rare. Ad accogliere Mario è la sezione di Epatologia e Gastroenterologia pediatrica e dei trapianti, specializzata nella gestione del paziente pediatrico sottoposto a trapianto per qualsiasi organo solido, fatta eccezione per il cuore che viene gestito in apposito reparto. Il bambino si presenta in buone condizioni, ma ha bisogno continuativo di ossigeno ad alti flussi, cioè di un sistema di assistenza respiratoria non invasiva, gestito anche grazie all’esperienza maturata dal personale infermieristico durante il periodo pandemico.  

Durante la discussione del team multidisciplinare dei trapianti pediatrici, Michele Colledan, direttore del Dipartimento di insufficienza d’organo e trapianti e dell’Unità di Chirurgia generale 3 – trapianti addominali e professore di Chirurgia all’Università di Milano-Bicocca, mette in evidenza l’enorme vantaggio rappresentato da untrapianto con un organo donato dal padre, che ha già donato il midollo e quindi trasferito la sua immunità al figlio. Questo avrebbe eliminato il rischio di rigetto. Nonostante al Papa Giovanni questa strategia sia stata già adottata per il trapianto di fegato, nel caso del polmone tale intervento non era mai stato fatto in Italia ed aveva pochissimi precedenti in Europa, a causa della grande difficoltà tecnica e della rarità di tale situazione. Dopo dettagliata discussione e disanima di tutti gli aspetti, tutto il team concorda per questo tipo di approccio.

Michele Colledan spiega ai genitori di Mario che trapiantare al bambino, al posto del suo polmone destro, il lobo inferiore del polmone destro del padre, sarebbe stato sufficiente a salvargli la vita con un organo che non sarebbe mai stato rigettato. Un altro vantaggio rispetto alla donazione da deceduto è rappresentato dal fattore tempo, con la possibilità di programmare l’intervento in poche settimane anziché aspettare la chiamata dalla lista d’attesa. I tempi di medi a livello nazionale per un trapianto di polmone, per casi non in urgenza, sono di 2,6 anni. Colledan prospetta ai genitori anche i possibili rischi del duplice intervento, sia sul padre-donatore, sia per il figlio-ricevente. Viste le condizioni del bambino, in questo caso il bilancio tra rischi e potenziali benefici fanno propendere nettamente in favore di questi ultimi.

I genitori di Mario non attendono neanche un istante e si dicono immediatamente pronti a fare tutto il necessario pur di salvare la vita al figlio. Subito iniziano gli esami preparatori in vista del duplice intervento di prelievo e di trapianto.

Il padre del bambino viene quindi seguito dalla Pneumologia, che offre la propria consulenza al team trapianti in vista della preparazione dell’intervento sul padre. Il direttore Fabiano Di Marco, professore di Malattie dell’apparato respiratorio all’Università degli studi di Milano, e la sua équipe valutano in fase preoperatoria il padre-donatore a livello funzionale, clinico e di imaging.

Durante tutto il periodo la famiglia è stata accolta in uno degli appartamenti gestiti dall’Associazione Amici della Pediatria ETS ODV, che mette a disposizione volontari per le necessità delle famiglie che hanno bambini ricoverati per periodi medio-lunghi. La famiglia trascorre il Natale all’ospedale di Bergamo. Il 30 dicembre la famiglia lascia Bergamo ed il Papa Giovanni XXIII in attesa di essere richiamata per l’intervento.

Il prelievo del lobo polmonare ed il trapianto

La famiglia arriva a Bergamo il 16 gennaio. Il trapianto viene eseguito martedì 17 gennaio 2023 in due sale chirurgiche adiacenti, che lavorarono in parallelo. L’intervento è guidato e coordinato da Michele Colledan, che effettua il trapianto sul bambino, mentre Alessandro Lucianetti, direttore della Chirurgia generale 1 – addominale toracica, esegue il prelievo del lobo polmonare destro dal padre donatore.

Il decorso post-intervento

Subito dopo l’intervento il padre è ricoverato in prima giornata nella Terapia intensiva adulti, diretta da Fabrizio Fabretti. Al suo risveglio dalla sedazione il signor Anduel chiede subito alla moglie notizie sullo stato di salute del figlio. Visto il decorso regolare viene trasferito in degenza in Chirurgia 3 – trapianti addominali, diretta da Michele Colledan, per essere dimesso dopo circa una settimana.

Il bambino viene ricoverato per due settimane nella Terapia intensiva pediatrica guidata da Ezio Bonanomi, una struttura tra le più grandi in Italia per posti letto dedicati in via esclusiva al paziente in età pediatrica e specializzata nella gestione del bambino critico, anche nelle fasi successive al trapianto. Al suo arrivo in Rianimazione è ancora attaccato al sistema di circolazione extracorporea ECMO (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation) utilizzato per l’intervento. La ECMO viene mantenuta per quattro giorni fino alla ripresa di una buona funzione polmonare. Otto giorni dopo il trapianto Mario raggiunge l’autonomia respiratoria con sospensione della ventilazione invasiva. Come avviene con tutti i pazienti del reparto, la madre ha libero accesso fin dal giorno successivo al ricovero. Una volta sospesa la sedazione la madre ha la possibilità di rimanere accanto al figlio giorno e notte. Il papà ha potuto rivedere il figlio dopo circa una settimana, cioè dopo essersi ristabilito dall’intervento.

Il bimbo viene trasferito in degenza ordinaria il 1° febbraio in Pediatria, nello stesso reparto che lo ha seguito a dicembre. Si trova in ottime condizioni generali. Il decorso clinico è molto lineare. Mario ricomincia le sue normali attività senza bisogno di alcun sostegno respiratorio, grazie al suo nuovo polmone donato dal padre, perfettamente funzionante. I genitori hanno potuto essere presenti in camera ad assistere il bambino per tutto il periodo della degenza.

Le dimissioni del bambino e il follow up

Le dimissioni del bambino arrivano martedì 21 febbraio, a poco più di un mese dall’intervento. Mario resterà per qualche tempo a Bergamo per sottoporsi ai controlli post-trapianto. Poi potrà tornare a casa e ricominciare una vita normale. La sola limitazione per il padre riguarda una riduzione del 20% del volume polmonare complessivo. Va però considerato che le normali riserve polmonari di un uomo adulto consentono, nonostante questa limitazione, non solo di condurre una vita del tutto normale, ma anche di eseguire attività sportiva.

Maria Beatrice Stasi, Direttore generale ASST Papa Giovanni XXIII: “Un lavoro di equipe in cui molti operatori in perfetta armonia e condivisione hanno raggiunto un risultato che conferma l’Ospedale Papa Giovanni di Bergamo tra le strutture di eccellenza sui trapianti a livello nazionale e non solo. Desidero rivolgere un pensiero affettuoso al piccolo ‘Mario’ e alla sua famiglia augurando una vita piena e gioiosa. Credo che qui abbiamo fatto una cosa ‘grande’, che gratifica di tanto impegno e sacrifici il nostro personale e mostra nella sua forma più bella la dedizione ai pazienti del nostro Servizio Sanitario”.

Fabio Pezzoli, Direttore sanitario ASST Papa Giovanni XXIII: “Vedere un bambino tornare a respirare autonomamente dopo un trapianto e vederlo uscire dall’ospedale è ciò che rende il nostro lavoro davvero unico. È significativo che ciò sia avvenuto proprio a Bergamo, a tre anni esatti dallo scoppio di una pandemia che ha tolto il respiro a tanti nostri cari. Quello di Mario è certo un caso particolare, avendo ricevuto un dono speciale da suo padre vivente. Ma la sua storia è la testimonianza di quanto sia importante scegliere di donare i propri organi dopo la morte. Questo ha permesso ai nostri professionisti, nel corso di un’attività quasi quarantennale, di trasformare il dolore di una perdita in una possibilità di cura per migliaia di bambini ed adulti che non avevano alternative terapeutiche e in una possibilità di salvare vite umane”.

Fonte: www.asst-pg23.it

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