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Medicina

Giornata della Sclerosi Multipla: le cause della malattia e come ottenere una diagnosi precoce

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Francesca 31 Maggio 2024
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Ieri, 30 maggio 2024, ricorreva la Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla, malattia cronica autoimmune demielinizzante che colpisce il sistema nervoso centrale (SNC) e, in percentuale maggiore, la popolazione giovanile. 

Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla: le cause della malattia e come ottenere una diagnosi precoce

Nonostante sia una patologia per la quale non si conoscono con esattezza né le cause, né le terapie per una completa guarigione, la ricerca sta facendo grandi passi avanti contribuendo, di anno in anno, a migliorare la qualità di vita dei malati. Le persone con sclerosi multipla (SM) stimate nel mondo sono circa 2,8 milioni, di cui 1.200.000 in Europa e circa 137.000 in Italia. 

La SM può esordire a ogni età della vita, ma è più comunemente diagnosticata nel giovane adulto tra i 20 e i 40 anni. Il numero di donne con SM è quasi triplo rispetto agli uomini.

La dottoressa Chiara Zanetta, neurologa sia presso l’Unità operativa di Neurologia, sia presso il Centro Sclerosi Multipla dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, diretti dal prof. Massimo Filippi, spiega quali sono le cause di questa malattia e l’importanza di una diagnosi differenziale e precoce affinché il paziente possa accedere quanto prima ai trattamenti.

Le cause della sclerosi multipla

“Nonostante i numerosi progressi della ricerca scientifica, a oggi, i fattori scatenanti la SM (sclerosi multipla) rimangono ancora sconosciuti – spiega la dott.ssa Zanetta -. La SM è una malattia infiammatoria cronica del sistema nervoso centrale, formato da cervello e midollo spinale. È dovuta a un anomalo funzionamento del sistema immunitario che, invece di attivarsi verso agenti nocivi, attacca la mielina, ovvero la sostanza che ricopre e protegge le fibre nervose e contribuisce ad assicurare la trasmissione degli impulsi nervosi in tutto il corpo. 

Le cause che scatenano questo processo sono ancora sconosciute, sono stati però identificati alcuni fattori ambientali e genetici predisponenti, che possono contribuire alla sua comparsa, ed è per questo che la SM viene definita una patologia multifattoriale. 

I fattori ambientali

fattori ambientali sembrano giocare un ruolo particolarmente importante nell’aumentare il rischio di sviluppare la SM se l’esposizione a essi avviene durante i primi 20-30 anni di vita. Tra questi:

  • fumo: aumenta la probabilità di sviluppare la SM di circa il 50% rispetto ai non fumatori, anche in caso di fumo passivo. È dimostrato, inoltre, come il fumo contribuisca alla progressione della malattia, una volta che questa si è già instaurata; 
  • riduzione dell’esposizione solare e bassi livelli di vitamina D: l’effetto protettivo dell’esposizione al sole, in particolare ai raggi ultravioletti (UV), non è mediato solo dall’aumento della sintesi della vitamina D, ma anche da meccanismi indipendenti. Alcuni studi hanno dimostrato come una maggiore esposizione alla luce solare nel corso della vita sia associata a una minore probabilità di progressione della SM clinicamente definita in pazienti che avevano presentato un primo evento demielinizzante, in maniera indipendente rispetto ai livelli di vitamina D. Inoltre, vi sono alcune evidenze relative al fatto che l’esposizione al sole in età precoce può alterare il rischio di sviluppare la SM: vivere in un’area con una maggiore esposizione al sole e ricevere un’elevata esposizione al sole durante l’estate tra i 5 e i 15 anni di età riduce infatti il rischio di SM;
  • lavoro notturno: aumenta il rischio, soprattutto per chi ha svolto turni notturni prima dei 20 anni, e ciò sarebbe connesso ad un’alterata regolazione dei ritmi circadiani;
  • obesità: soprattutto negli adolescenti, espone a un aumentato rischio, sia perché aumenta il livello di infiammazione generale nel corpo, sia perché è associata a una ridotta disponibilità della vitamina D, che rimane immagazzinata nel tessuto adiposo.

Il virus della mononucleosi

Anche la pregressa infezione da virus di Epstein Barr (EBV) ha un legame con la SM: recenti studi hanno dimostrato che l’infezione pregressa da EBV (virus che causa la mononucleosi) potrebbe favorire l’insorgenza della malattia. 

EBV è, infatti, in grado di infettare in maniera specifica i linfociti B, che sono le cellule che danno poi origine alla produzione degli anticorpi, portandoli a un’attivazione e proliferazione abnorme.

“Chi non è mai entrato in contatto con EBV, invece, sembra avere un rischio quasi nullo di sviluppare la SM. Purtroppo, il 95% delle persone entra in contatto con questo virus nel corso della sua vita e a oggi non sono disponibili vaccinazioni o efficaci misure per prevenire l’infezione”, spiega la specialista.

I fattori genetici

Riguardo ai fattori genetici, la SM non è una patologia ereditaria. Ciononostante, sono state trovate alcune varianti a carico di certi geni, molto comuni nella popolazione, che conferiscono un lieve aumento della probabilità di sviluppare la malattia.

Come si diagnostica la Sclerosi Multipla

Per fare diagnosi di SM è necessario dimostrare la presenza di:

  • ‘disseminazione spaziale’: la presenza di più lesioni tipiche di SM in diverse aree del sistema nervoso centrale (SNC);
  • ‘disseminazione temporale’: la presenza di almeno 2 eventi infiammatori distinti a distanza di almeno un mese l’uno dall’altro. 

“Un tempo si giungeva alla diagnosi prevalentemente raccogliendo la storia del paziente – continua la dottoressa – annotando le tempistiche di insorgenza dei vari sintomi e cercando di risalire alla possibile localizzazione di nuove lesioni in base alla sintomatologia riferita. 

Per quanto ciò, assieme a un accurato esame obiettivo neurologico, risulti ancora fondamentale, oggi grazie alla risonanza magnetica è possibile: 

  • vedere con esattezza quali siano le localizzazioni di malattia;
  • stimare se una lesione sia di nuova insorgenza o se sia già in fase di cronicizzazione, permettendo così di fare diagnosi ancora più rapidamente. 

Altri strumenti a disposizione del medico sono la puntura lombare, che permette la ricerca delle cosiddette ‘bande oligoclonali’, indicative della presenza di infiammazione all’interno del SNC e che sono presenti in circa l’80% delle persone con SM, ma che possono essere riscontrate anche in altre patologie alla cui base vi sono dei processi infiammatori cronici del SNC”.

Vi sono, inoltre, altri accertamenti che possono supportare il neurologo nel giungere alle conclusioni diagnostiche e che si dimostrano piuttosto utili per il monitoraggio e la quantificazione del danno demielinizzante in vari distretti. 

Tra questi, i potenziali evocati motori somatosensoriali uditivi e visivi, che studiano la conduzione nervosa motoria, sensitiva, uditiva e delle vie ottiche all’interno del SNC e che possono dimostrare la presenza di una riduzione della velocità di conduzione di tali stimoli in caso di SM. 

Può essere inoltre utile l’esecuzione di altri test come l’OCT, un esame non invasivo che studia la retina e, quindi, indirettamente lo stato del nervo ottico.

I prelievi ematici

Spesso, durante il processo diagnostico, vengono effettuati altri esami, tra cui prelievi ematici volti all’esclusione di diagnosi alternative. Tra questi, è importante ricordare la ricerca degli anticorpi anti-MOG e anti-Aquaporina-4, che sono degli autoanticorpi che possono essere ritrovati nel sangue di pazienti affetti da altre malattie infiammatorie del SNC, come la sindrome da anticorpi anti-MOG e lo spettro delle patologie della neuromielite ottica. Queste patologie fanno parte, come la SM, dello spettro delle patologie croniche e infiammatorie del SNC, ma presentano caratteristiche cliniche e neuroradiologiche ben distinte dalla SM e, soprattutto, un diverso trattamento.

La sindrome clinicamente isolata (CIS) e la sindrome radiologicamente isolata (RIS)

“Qualora non vi siano i criteri di disseminazione spaziale e temporale, ma vi sia stato un singolo evento clinico sospetto per infiammazione a carico del SNC, si parla di sindrome clinicamente isolata (CIS). Circa il 63% delle persone con CIS ricevono in seguito diagnosi di SM – approfondisce la dott.ssa Zanetta -.

Analogamente, pazienti che presentano delle lesioni a carico del SNC sospette per SM, ma che non hanno mai presentato un sintomo indicativo di evento infiammatorio, ricevono la diagnosi di sindrome radiologicamente isolata (RIS). 

In questi casi, risulta fondamentale seguire questi pazienti con uno stretto monitoraggio clinico e di risonanza, in modo da poter evidenziare anche minimi cambiamenti del quadro clinico e porre diagnosi di SM il più precocemente possibile, ed iniziare quindi un adeguato trattamento”.

I progressi della Ricerca sulla sclerosi multipla all’Ospedale San Raffaele

“La sclerosi multipla – conclude il professor Massimo Filippi, direttore dell’Unità operativa di Neurologia e del Centro Sclerosi Multipla dell’IRCCS Ospedale San Raffaele – sta modificandosi significativamente grazie agli sviluppi della ricerca clinica. 

Ci sono 2 principali sviluppi: 

  • la possibilità di effettuare una diagnosi sempre più precisa e sempre più precoce: quindi, a differenza di qualche anno fa, oggi è possibile effettuare una diagnosi in positivo entro 3 mesi all’esordio clinico della malattia; 
  • la possibilità di accedere tempestivamente ai trattamenti: grazie ai nostri specialisti e ai nostri ricercatori, oggi siamo in grado di trattare più rapidamente e più precocemente i pazienti, anche grazie ai farmaci oggi disponibili, con l’obiettivo di modificare significativamente il decorso clinico della malattia”.

Fonte: www.hsr.it

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