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Quattrocento interventi per tumori cerebrali al Sant’Anna con tecniche innovative

Quattrocento interventi per tumori cerebrali al Sant’Anna con tecniche innovative TiSOStengo.com © www.tisostengo.com
Quattrocento interventi per tumori cerebrali al Sant’Anna con tecniche innovative © www.tisostengo.com
Negli ultimi dieci anni l’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia ha eseguito 400 interventi di asportazione di tumori cerebrali, utilizzando metodiche avanzate come la fluorescenza e la chirurgia con paziente sveglio.

Il bilancio dell’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia registra 400 interventi neurochirurgici per l’asportazione di tumori cerebrali nell’arco di dieci anni. L’attività coinvolge un team multidisciplinare formato da Neurochirurgia e Anestesia e Rianimazione, insieme a Oncologia, Radioterapia, Anatomia Patologica, Radiologia e Riabilitazione Specialistica Neuromotoria. Il lavoro si è focalizzato soprattutto sui tumori primitivi infiltranti del cervello, in particolare i gliomi. Questi tumori cerebrali si distinguono per una crescita infiltrante: le cellule possono diffondersi microscopicamente nel tessuto cerebrale vicino, rendendo difficile la loro completa asportazione. Per questo, la strategia chirurgica segue il principio della "massima resezione sicura", cioè la rimozione del maggior volume tumorale possibile senza provocare deficit neurologici permanenti, come confermano anche fonti cliniche internazionali (Koru Hospital).

I gliomi costituiscono circa la metà dei tumori cerebrali primitivi diagnosticati e vengono classificati in base al grado di malignità da I a IV. Silvio Bellocchi, primario di Neurochirurgia, indica che i tumori infiltranti ad alto grado rappresentano circa il 70% delle neoplasie cerebrali maligne primitive e colpiscono 5 persone su 100.000, mentre il glioblastoma, la forma più frequente, interessa 3 persone su 100. I casi a basso grado sono circa il 15%. La maggior parte dei pazienti arriva dopo una valutazione della Neurologia dell’ospedale o della neurologia del Valduce di Como.

Tecniche chirurgiche avanzate e diagnosi

La chirurgia dei gliomi punta a rimuovere la neoplasia in modo radicale senza compromettere le funzioni neurologiche, migliorando la qualità di vita e permettendo una diagnosi istologica precisa. Tra le metodiche innovative adottate al Sant’Anna c’è la fluorescenza guidata: tre ore prima dell’intervento viene somministrata una soluzione di acido 5 ALA, che si accumula selettivamente nelle cellule tumorali e si trasforma in protoporfirina IX, rendendo il tessuto patologico visibile al microscopio. Questa tecnica, nota come chirurgia guidata da fluorescenza con 5-aminolevulinico (5-ALA), è stata oggetto di uno studio multicentrico randomizzato di fase III pubblicato su The Lancet Oncology nel 2006. Lo studio ha mostrato che l’uso della fluorescenza aumenta in modo significativo la probabilità di resezione completa del tumore rispetto alla chirurgia tradizionale in luce bianca (The Lancet Oncology). In questa ricerca, la resezione completa della massa tumorale contrastografica è stata raggiunta nel 64% dei casi trattati con fluorescenza rispetto al 34% dei casi operati senza questa metodica.

La fluorescenza offre un supporto importante al chirurgo, che può distinguere meglio il tessuto tumorale da quello sano, soprattutto ai margini della lesione. Tuttavia, non sostituisce la valutazione funzionale intraoperatoria: la prosecuzione della resezione viene sempre bilanciata con la necessità di preservare le funzioni neurologiche, in particolare quando il tumore si trova in aree cerebrali eloquenti. L’uso della fluorescenza richiede di proteggere la pelle del paziente dalla luce diretta per almeno 24 ore dopo l’intervento, a causa della fotosensibilità temporanea. La chirurgia guidata da 5-ALA si differenzia da altre tecniche intraoperatorie come la risonanza magnetica intraoperatoria o l’ecografia, che vengono impiegate come strumenti aggiuntivi per valutare la presenza di residui tumorali o per orientare l’anatomia durante l’intervento (Cancers, MDPI).

Quando la lesione interessa aree eloquenti del cervello, la chirurgia viene eseguita con il paziente sveglio (awake surgery), grazie alla collaborazione tra neurochirurghi, neurologi e anestesisti. Durante l’intervento, il neurologo monitora le funzioni cerebrali e sottopone il paziente a test specifici per identificare e preservare le aree critiche. Questa procedura, un tempo considerata troppo rischiosa, oggi consente di ottimizzare l’asportazione del tumore riducendo il rischio di deficit neurologici.

Diagnostica, terapie e percorso assistenziale

La diagnosi delle neoplasie cerebrali richiede esperienza e l’uso di colorazioni immunoistochimiche avanzate, disponibili presso l’Anatomia Patologica diretta da Carlo Patriarca. L’analisi genetica, svolta dal laboratorio di Genetica guidato da Piergiorgio Modena, permette la classificazione molecolare dei tumori e fornisce informazioni prognostiche e predittive. L’esame istologico intraoperatorio consente al neurochirurgo di sapere in circa 15 minuti se il tessuto prelevato è tumorale.

La gestione dei pazienti con glioblastoma e altri tumori cerebrali infiltranti prevede un percorso multimodale: dopo la chirurgia, radioterapia e chemioterapia rappresentano tappe fondamentali del trattamento. La radioterapia viene pianificata con una fase di simulazione e la testa del paziente viene immobilizzata tramite una maschera termoplastica. Il trattamento si effettua con acceleratore lineare, che irradia il tumore da diverse angolazioni. La chemioterapia, come spiega Monica Giordano, primario di Oncologia, prevede la somministrazione di farmaci in grado di attraversare la barriera ematoencefalica, per via orale o endovenosa, anche in combinazione con la radioterapia. Tra i farmaci di riferimento per il trattamento del glioblastoma di nuova diagnosi figura la temozolomide, in linea con le raccomandazioni delle principali linee guida internazionali (Koru Hospital). La ricerca clinica si sta orientando verso farmaci a bersaglio molecolare e immunoterapici, ma la scelta del trattamento dipende dall’istotipo, dal quadro clinico e dalle condizioni del paziente. Ogni caso viene discusso collegialmente dal team multidisciplinare e seguito in un ambulatorio dedicato di neuroncologia.

Per la diagnostica per immagini, il Sant’Anna dispone di due apparecchiature di risonanza magnetica di ultima generazione, che consentono indagini preoperatorie dettagliate e applicazioni di risonanza magnetica funzionale e neuronavigazione. Queste tecnologie aiutano a pianificare l’intervento e a ridurre i rischi per il paziente. Dopo l’intervento, la maggior parte dei pazienti viene trasferita in Riabilitazione Specialistica Neuromotoria per il recupero funzionale.

Matteo Bellini Redattore TiSOStengo.com
Redazione scientifica

Matteo Bellini

Matteo Bellini ha sviluppato un percorso editoriale tra il giornalismo locale e l'informazione medico-scientifica, occupandosi di servizi sanitari, diagnostica e malattie croniche. Dopo alcune collaborazioni con pubblicazioni digitali dedicate alla salute, nel 2026 è entrato nella redazione di Ti sostengo.