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Bergamo: ok l’intervento alle gemelline siamesi

Giovanni Deleo 4 Giugno 2018
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Tanta paura, grande professionalità e un lieto fine cercato ad ogni costo. Questo è il riassunto di una storia magnifica che arriva dal Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove le gemelline siamesi (si stima un’incidenza di un caso ogni 200.000 nascite) nate il 23 agosto scorso hanno superato un delicatissimo intervento di separazione, il primo eseguito in Lombardia di questo genere. I tanti esami effettuati pre e post parto avevano evidenziato soprattutto due fattori di rischio: il fatto che le due bimbe avessero i due fegati congiunti e la stretta fusione della regione dello sterno.

Il 2 marzo i genitori, sempre presenti nei sei mesi di degenza, le hanno portate a casa dove potranno finalmente godere appieno anche dell’amore dei nonni e della sorellina di due anni. Notizia ancora più bella è che le attenderà una vita pressoché normale, se si escludono i controlli necessari per garantire un decorso ottimale.

Nonostante la rarità di questi casi Giuseppe Locatelli, primario emerito dell’Ospedale di Bergamo, vantava già nel suo curriculum diverse operazioni di questa tipologia. Inoltre, con Maurizio Cheli, (direttore della Chirurgia pediatrica), aveva operato negli anni ’90 una coppia di gemelli siamesi nati in un altro ospedale e che condividevano il cuore, purtroppo in quel caso senza successo.

L’intervento, durato oltre 9 ore, è stato eseguito a fine gennaio.

Tre ore sono servite per la preparazione anestesiologica, di cui si sono occupate, alternandosi nel corso dell’intervento, due équipe della Terapia intensiva pediatrica. Terminata la preparazione, intorno alle 12, è iniziato l’intervento chirurgico vero e proprio, che è durato 6 ore e mezza. Inizialmente hanno lavorato i chirurghi pediatrici, il direttore della Chirurgia pediatrica Maurizio Cheli e il primario emerito Giuseppe Locatelli, che hanno diviso i tessuti, le fasce muscolari e lo sterno, in modo che Michele Colledan, Direttore del dipartimento chirurgico e della Chirurgia 3  – Trapianti addominali, potesse procedere con la divisione dei due fegati, che si presentavano indipendenti ma congiunti. Cheli e Locatelli hanno concluso l’intervento suturando le bambine, sempre rimaste, anche una volta divise, sullo stesso tavolo operatorio.
In sala operatoria, anche gli anestesisti Alberto Benigni, Floriana Ferrari, Bruno Locatelli e Micol Maffioletti, gli strumentisti Alex Brembilla, Emanuela Erpili, Silvia Mazzola e Orietta Roncelli, la coordinatrice infermieristica Maddalena Ferrari, le infermiere Valeria Bendotti, Francesca Bortolotti, Silvia Bruletti, Serena Falgari, Wilma Merelli, Cinzia Meticci, Valeria Palma, Francesca Ronzoni, Roberta Silvestri, e il tecnico di radiologia Stefania Capussela.
Dopo l’intervento le bambine sono state ricoverate nella Terapia intensiva pediatrica del Papa Giovanni, strettamente monitorate per gli alti rischi emorragici e infettivi del post operatorio dall’équipe guidata Ezio Bonanomi  e dalla coordinatrice infermieristica Giuliana Vitali.

Qualche mese prima il parto: dopo settimane di simulazioni su modelli anatomici, il 23 agosto in sala operatoria oltre a Strobelt c’erano i ginecologi Stefano Comotti, Luisa Patané e Marco Carnelli, gli anestesisti Maurizio Candiano e Chiara Viviani, l’ostetrica responsabile delle Sale Parto Bruna Pasini, con le colleghe Jessica Sangaletti e Maria Teresa Asperti. E’ stata eseguita un’incisione longitudinale sull’addome materno e sull’utero a T rovesciata, quindi sia in orizzontale che in verticale, in modo da creare uno spazio sufficientemente ampio da consentire un’agevole estrazione di due neonati insieme.
Immediatamente dopo la nascita, le bambine sono state assistite dagli operatori della Patologia neonatale guidati dal direttore Giovanna Mangili e dal suo vice, Maurizio Giozani, e dalle coordinatrici infermieristiche Vilma Ruggeri e Maria Fornoni.

L’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è riconosciuto da Regione Lombardia come «hub» di terzo livello per l’assistenza pediatrica multidisciplinare del bambino critico, dalla nascita fino alla maggiore età. Nel reparto di Ostetricia e ginecologia dell’Ospedale di Bergamo vengono alla luce più di 4 mila bambini ogni anno e quasi la metà delle gravidanze seguite presenta fattori di rischio.

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Fonte: Papa Giovanni XXIII

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