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Approfondimenti Medicina

Perché viene la cataratta giovanile e come curarla

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Francesca 19 Giugno 2024
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Lo sapevate che la cataratta non riguarda solo le persone di una certa età, ma esiste anche una tipologia di cataratta giovanile? Proprio così. Se è vero che nel 90% dei casi questo disturbo è legato all’invecchiamento, e quindi si manifesta in genere dopo i 70 anni, nel 10% dei casi può interessare anche persone più giovani, dai 40/45 anni in poi, motivo per il quale sempre più spesso si sente parlare di cataratta giovanile

Conosciamola meglio con l’aiuto del dottor Claudio Savaresi, responsabile dell’unità di oculistica del Policlinico San Marco di Zingonia, da anni punto di riferimento per la correzione di tutti i tipi di cataratta, grazie all’utilizzo di tecnologie all’avanguardia e di cristallini artificiali customizzati in base alle caratteristiche del singolo paziente e alla grande attenzione riservata allo studio pre-operatorio.

Che cos’è la cataratta giovanile e quali sono i sintomi

“La cataratta è una progressiva e costante alterazione della completa trasparenza della lente naturale che è all’interno dell’occhio (il cristallino). La conseguenza, quando iniziano a mostrarsi i primi segni di opacità lenticolare, è una visione un po’ sfocata, soprattutto al centro del cristallino in corrispondenza della pupilla – spiega il dottor Savaresi -. 

I sintomi della cataratta giovanile sono gli stessi delle altre forme di cataratta (progressiva perdita di nitidezza delle immagini) anche se spesso risultano più fastidiosi, già nelle prime fasi della sua evoluzione, perché siamo sempre di più chiamati a lavorare davanti a fonti luminose come computer, smartphone ecc. 

Nelle fasi più evolute, poi, viene maggiormente impedito, oppure alterato, il passaggio della luce necessaria alla visione nitida sia nella qualità delle immagini, sia per la qualità dell’intensità dei colori, soprattutto per quelli tendenti al blu”.

Le cause 

Nel caso della cataratta giovanile il processo di opacizzazione del cristallino non dipende dal solo invecchiamento, ma può essere dovuto a cause diverse:

  • malattie come diabete, ipotiroidismo o ipertiroidismo;
  • infezioni o infiammazioni croniche agli occhi, come l’uveite;
  • interventi di chirurgia oculare;
  • lesioni o traumi all’occhio; 
  • assunzione per un tempo prolungato di farmaci cortisonici oppure di terapie come i chemioterapici.

Ci sono poi alcuni fattori di rischio, legati a stili di vita non salutari, che possono aumentare la probabilità di comparsa di una cataratta giovanile, tra cui: 

  • fumo;
  • assunzione di quantità eccessive di alcol;
  • dieta povera o priva di vitamine;
  • esposizione alla luce solare in modo eccessivo e senza protezione per gli occhi.

Come si cura: l’intervento con la microchirurgia

“Non esistono né farmaci da assumere per via orale, né colliri da instillare che possano bloccare il procedere della cataratta, né tantomeno ridonare lucentezza e trasparenza a un cristallino già opacizzato. E questo vale anche per la cataratta giovanile – avverte il dottor Savaresi -. 

L’unica soluzione che abbiamo per ripristinare una buona visione in presenza della sola cataratta è la terapia chirurgica: occorre procedere alla rimozione del cristallino opacizzato la sostituzione con un cristallino artificiale sostitutivo che andrà a collocarsi esattamente nella stessa posizione di quello naturale”. 

La microchirurgia della cataratta è oggi l’intervento chirurgico maggiormente eseguito nel mondo, tanto che solo in Italia ogni anno ne vengono effettuati più di 600mila. 

“Si tratta di un numero di interventi estremamente significativo, per questo motivo è davvero importante poter offrire dopo l’intervento chirurgico una ripresa alle proprie attività veloce e poco invalidante per il paziente – precisa lo specialista -. 

La buona riuscita dell’intervento dipende da molti fattori. Innanzitutto una estrema precisione nella sua esecuzione, oggi possibile grazie a:

  • tecniche chirurgiche sempre più innovative; 
  • cristallini artificiali sempre più perfezionati scelti in modo sempre più personalizzato per il paziente”.

La Facoemulsificazione

“La tecnica maggiormente usata è la Facoemulsificazione che con l’introduzione delle lenti intraoculari (IOL) pieghevoli ha trovato la sua piena e completa applicazione, rispettando totalmente la naturale anatomia oculare – continua il dottor Savaresi -. 

Per ottenere questo risultato, viene eseguita una micro incisione formando un passaggio  tra la parte esterna dell’occhio e quella interna a forma di valvola al fine di non utilizzare punti di sutura dopo l’intervento, preservando così maggiormente tutta la struttura oculare. 

Per la fase dell’incisione, questa tecnica può avvalersi anche dell’utilizzo del FEMTOLaser (FLACS – FacoLaserCataractSurgery), laser estremamente preciso che garantisce risultati ancora più elevati e precisi”.

L’importanza degli esami pre-operatori

Oltre alle tecniche chirurgiche e alla scelta del cristallino, un altro elemento fondamentale per ottenere dopo l’intervento il miglior risultato possibile è lo studio pre-operatorio

“Prima di eseguire l’intervento chirurgico di cataratta, il paziente viene sottoposto a indagini diagnostiche per immagini di alto livello, al fine di determinare il miglior percorso chirurgico e la miglior soluzione verso la scelta più appropriata del cristallino artificiale”, conclude il dottor Savaresi.

Fonte: www.grupposandonato.it

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