L’avvio della rete italiana screening polmonare (RISP) segna un momento rilevante per la prevenzione secondaria del tumore del polmone, ma emergono dubbi su quanto sia davvero accessibile e sostenibile. ALCASE Italia ODV, associazione attiva nella lotta contro il cancro del polmone, ha accolto con favore il decreto che istituisce il programma, ma ha anche messo in luce alcune criticità che potrebbero limitarne l’efficacia.
La Rete Italiana Screening Polmonare (RISP) nasce come iniziativa nazionale rivolta a persone ad alto rischio di tumore polmonare, in particolare forti fumatori o ex fumatori, senza configurarsi come screening di massa per tutta la popolazione. Il programma utilizza la tomografia computerizzata a basso dosaggio (LDCT), una tecnica che permette di individuare il tumore prima che compaiano i sintomi e di aumentare le possibilità di cura, come ha spiegato la professoressa Giulia Veronesi, chirurgo toracico presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano (Quotidiano.net).
ALCASE segnala che la durata prevista di due anni per il RISP rischia di trasformare l’iniziativa in un progetto temporaneo, invece di porre le basi per un modello strutturale e progressivamente esteso a tutte le persone a rischio in Italia. L’associazione ricorda di aver raccolto circa 18.000 firme per sostenere uno screening polmonare accessibile e continuativo, in linea con le evidenze scientifiche che riconoscono la TC a bassa dose come strumento efficace per la diagnosi precoce.
Distribuzione dei centri e criteri di selezione
Il RISP coinvolge attualmente 18 centri in 15 regioni italiane, lasciando regioni come Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Molise, Umbria e Valle d’Aosta senza una struttura aderente. Questa configurazione, confermata anche da fonti cliniche, comporta un rischio di disuguaglianze territoriali nell’accesso allo screening, penalizzando chi vive in aree non coperte e non può affrontare spese di viaggio. Non tutte le 20 regioni e province autonome hanno un centro RISP, quindi la copertura nazionale resta incompleta.
I criteri di accesso allo screening variano tra i diversi programmi. Al San Raffaele di Milano, ad esempio, il percorso è rivolto a persone tra i 55 e i 75 anni con una storia di esposizione al fumo di almeno 30 pack-year (un pacchetto al giorno per trent’anni), sia per fumatori attivi che ex fumatori. Tuttavia, questi parametri non sono adottati automaticamente da tutti i centri della rete, perché ogni struttura può fissare soglie e modalità di selezione diverse, come ha sottolineato la stessa Veronesi.
L’associazione esprime dubbi anche sui criteri scelti per la selezione dei centri, osservando che mancano strutture con esperienza consolidata nello screening polmonare, come l’Istituto Europeo di Oncologia e il Campus Biomedico di Roma, che hanno condotto progetti riconosciuti a livello nazionale.
La logica clinica del RISP si basa sulla stratificazione del rischio: la LDCT è raccomandata solo per soggetti ad alto rischio, mentre non ci sono evidenze sufficienti per proporre lo screening alla popolazione generale asintomatica senza significativa esposizione al fumo. Antonio Di Maio, oncologo medico, ha ribadito che nessun esame strumentale, dalla TAC alle radiografie, è raccomandato per la prevenzione del tumore polmonare in assenza di sintomi, tranne che per i forti fumatori, per i quali la TAC a basso dosaggio ha dimostrato efficacia (ANSA).
Richiesta di coinvolgimento e prospettive future
ALCASE Italia ODV chiede di essere coinvolta nei prossimi sviluppi del progetto, come referente nazionale delle persone a rischio di cancro del polmone, e si dichiara disponibile a collaborare per rafforzare la rete di screening. L’associazione ribadisce che il diritto alla prevenzione e alla diagnosi precoce deve essere garantito a tutti, come previsto dall’articolo 32 della Costituzione italiana.
Oggi, il panorama italiano dello screening polmonare appare frammentato, con programmi regionali o istituzionali paralleli al RISP, ciascuno con criteri di inclusione e modalità operative proprie. Questa eterogeneità può incidere sull’equità e sulla valutazione nazionale dei risultati, rendendo necessario un modello duraturo con regole di eleggibilità uniformi, monitoraggio sistematico degli esiti e decisioni chiare su finanziamenti ed espansione territoriale.
Fonte: ALCASE Italia ODV