In Italia, l’infertilità colpisce circa il 15% delle coppie. L’Organizzazione Mondiale della Sanità la definisce come l’assenza di concepimento dopo 12-24 mesi di rapporti sessuali regolari e non protetti, con un periodo più breve se la donna ha più di 35 anni. Questa condizione può riguardare l’uomo, la donna o entrambi i partner. La European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE) segnala che infertilità e procreazione medicalmente assistita (PMA) generano bisogni clinici e anche psicologici, cognitivi, emotivi e relazionali che emergono durante diagnosi, trattamenti, attese e in caso di cicli non riusciti.
Le donne che si rivolgono ai centri di medicina della riproduzione hanno in media più di 36 anni e, in oltre il 35% dei casi, superano i 40 anni. L’età avanzata riduce la probabilità di successo anche con le tecniche di PMA. Il percorso nei centri specializzati comporta numerosi accertamenti e spesso richiede cambiamenti nello stile di vita per ridurre i fattori di rischio, aumentando lo stress cognitivo, emotivo e sociale. Le linee guida ESHRE del 2015 indicano che il supporto psicologico va integrato nella pratica clinica di routine e fornito da tutto il team della fertilità, non solo da psicologi o counselor, con possibilità di invio a specialisti se emerge disagio clinicamente significativo.
Approccio multidisciplinare e strumenti relazionali
La gestione dell’infertilità di coppia nei centri di PMA si basa su équipe multidisciplinari composte da ginecologi, embriologi, psicologi e altri professionisti sanitari. L’obiettivo è offrire una cura globale che includa sia aspetti clinici sia supporto psicologico, riconosciuto anche dalla normativa italiana come parte integrante del percorso. Il supporto psicologico aiuta le coppie ad affrontare disorientamento e dolore legati all’infertilità e facilita la comunicazione con i professionisti sanitari. ESHRE raccomanda che ogni paziente riceva una valutazione dei bisogni psicosociali e dell’adattamento emotivo prima di ogni ciclo, usando strumenti validati come SCREENIVF, e che la comunicazione sia sensibile, chiara e coinvolga entrambi i partner nelle decisioni.
Secondo il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, la ricerca in questo ambito punta a migliorare la qualità della comunicazione e a controllare i fattori di rischio che possono contribuire a una sofferenza psicologica individuale e di coppia. La collaborazione tra medici e psicologi viene considerata fondamentale per questi obiettivi. Le linee guida ESHRE sottolineano che la cura psicologica deve essere longitudinale, cioè estendersi prima, durante e dopo il trattamento, e non limitarsi ai casi di diagnosi psichiatrica, ma includere anche prevenzione e sostegno nelle fasi di attesa e dopo eventuali insuccessi.
Centri di riferimento e modalità di accesso
Biogenesi, centro di medicina della riproduzione degli Istituti Clinici Zucchi di Monza (Gruppo San Donato), offre trattamenti di PMA di primo e secondo livello convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale, senza lista di attesa. L’équipe comprende ginecologi, embriologi e specialisti con esperienza consolidata. Eugin, operatore europeo specializzato in procreazione medicalmente assistita, è presente in diverse città italiane e propone trattamenti omologhi ed eterologhi in regime privato, con possibilità di donazione di gameti maschili e femminili. Entrambi i centri garantiscono tecniche avanzate e personale altamente qualificato.
Per il personale medico-sanitario che partecipa a iniziative formative in questo ambito sono previsti crediti ECM. La partecipazione a eventi informativi e formativi è aperta anche a cittadini, studenti e giornalisti, con modalità di iscrizione specifiche indicate dagli organizzatori.
Le linee guida ESHRE, riconosciute a livello europeo, stabiliscono che il supporto psicologico non va considerato un servizio opzionale, ma parte integrante del percorso di cura, con responsabilità condivisa da tutto il team sanitario di identificare precocemente i bisogni emotivi e relazionali e di garantire continuità assistenziale. La sofferenza psicologica può manifestarsi in modo silenzioso, con ansia, tristezza, senso di fallimento e difficoltà relazionali che non sempre emergono spontaneamente, come evidenziato anche dalla Sociedade Brasileira de Reprodução Humana. L’approccio raccomandato resta preventivo, longitudinale e interdisciplinare, evitando interventi esclusivamente reattivi solo in caso di crisi.
Le informazioni riportate derivano dai materiali diffusi dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, dai centri Biogenesi ed Eugin, e dalle raccomandazioni della European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE guideline on routine psychosocial care).