Il Ministero della Salute ha confermato la presenza del virus Shamonda in alcune aziende di vacche da latte nella fascia alpina del Nord Italia. I casi sono emersi in animali con febbre, diarrea e un calo marcato della produzione di latte. Alcuni capi provenienti dalla Francia sono risultati positivi, ampliando il quadro epidemiologico. Secondo la comunicazione ministeriale, le infezioni in Italia sono state rilevate solo in bovini, con focolai segnalati nelle Province Autonome di Trento e Bolzano, oltre che in Lazio, Lombardia e Campania. Il Ministero ha anche precisato che, alla data della circolare successiva al caso umano francese, non risultavano casi umani di infezione da Shamonda in Italia.
Il Ministero ha chiesto ad allevatori e veterinari di monitorare con attenzione la comparsa di sintomi come febbre, diarrea, diminuzione della produzione lattea e aborti. La Federazione Nazionale degli Ordini dei Veterinari Italiani (FNOVI) ha segnalato che il virus, o virus affini, sono presenti anche in altri Paesi europei confinanti con l'arco alpino, richiedendo una sorveglianza attiva nelle stalle. La diffusione europea del virus si è rapidamente ampliata nel 2026: secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), sono state segnalate infezioni in animali da allevamento in Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svizzera e Jersey. Il Regno Unito ha confermato la prima identificazione del virus in bovini in Gran Bretagna nello stesso anno, dopo i casi a Jersey e in Irlanda.
Caratteristiche del virus Shamonda e diffusione europea
Il virus Shamonda fa parte della famiglia degli orthobunyavirus, sierogruppo Simbu, lo stesso gruppo del virus Schmallenberg. Identificato per la prima volta in Nigeria negli anni Sessanta, il virus è stato rilevato in Europa solo dal 2026, con segnalazioni in Germania, Francia, Svizzera, Paesi Bassi, Belgio, Liechtenstein e Austria. In Italia, la conferma è arrivata dall'Istituto Zooprofilattico il 16 settembre, poco prima della nota ministeriale. I bovini sono gli ospiti principali, ma sono state segnalate positività anche in ovini, caprini, alpaca e cavalli, ampliando la necessità di sorveglianza anche alle aziende miste. Il Ministero della Salute ha indicato che la sorveglianza deve essere estesa a tutte le specie sensibili, non solo alle aziende lattiero-casearie.
Rispetto ad altre emergenze sanitarie, come la blue tongue in Sardegna, il quadro normativo presenta una differenza: l'infezione da Shamonda non è attualmente inclusa tra le malattie soggette a notifiche armonizzate nel regolamento UE sulla sanità animale. L'Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (WOAH) non ha inserito il virus Shamonda nell'elenco delle malattie a notifica obbligatoria, ma richiede la segnalazione come malattia emergente quando ne ricorrano i criteri, secondo l'articolo 1.1.5 del Codice sanitario per gli animali terrestri. Questo comporta che la gestione della sorveglianza e delle misure di controllo resta affidata alle autorità nazionali, che possono adottare indicazioni operative e restrizioni in base al contesto epidemiologico come riportato dall'OMS.
Modalità di trasmissione e misure di controllo
La trasmissione del virus Shamonda avviene soprattutto tramite insetti vettori del genere Culicoides, già noti per la diffusione di altre malattie negli allevamenti alpini e prealpini. L'ECDC e il Ministero della Salute concordano nell'indicare la puntura di questi insetti come la via di trasmissione più probabile. Non risultano prove di trasmissione diretta tra animali adulti, se non per via verticale dalla madre al feto durante la gestazione, meccanismo che può causare aborti e malformazioni congenite nei vitelli e negli altri ruminanti. Questo aspetto rende importante il monitoraggio delle bovine gravide nelle mandrie più esposte e la sorveglianza nelle aziende con presenza di più specie sensibili.
Per chi gestisce allevamenti nel Nord Italia, la gestione degli ambienti umidi aziendali è una priorità: occorre intervenire sui siti di deposizione delle uova degli insetti, controllare effluenti liquidi e acqua stagnante, e valutare la disinfestazione dei mezzi di trasporto in ingresso e uscita. Al momento non esiste un vaccino disponibile per prevenire l'infezione nei bovini o in altri ruminanti. Le autorità sanitarie raccomandano una sorveglianza attiva e la tempestiva segnalazione di sintomi sospetti, in attesa di ulteriori indicazioni operative dal Centro di Referenza Nazionale e dagli enti europei competenti.
Il virus Shamonda non si trasmette all'uomo e non comporta rischi per la salute pubblica, incluso il consumo di latte e carne. Il Ministero della Salute ha ribadito che, alla data della circolare, non risultano casi umani in Italia e che il rischio per la popolazione generale è considerato incerto ma molto basso. L'unico caso umano documentato in Europa è stato notificato dalla Francia all'Organizzazione Mondiale della Sanità il 20 ottobre 2026 e ha riguardato una persona gravemente immunocompromessa, deceduta nei primi giorni di ottobre. Secondo l'ECDC, la trasmissione in quel caso è stata attribuita con maggiore probabilità alla puntura di un Culicoides, senza evidenza di trasmissione interumana o rischio diffuso per la popolazione ECDC. Il Ministero della Salute italiano invita a non trarre conclusioni sulla gravità clinica nell'uomo dal singolo caso francese, sottolineando l'importanza di una valutazione prudente e aggiornata.
Il Centro di Referenza Nazionale fornirà a breve indicazioni operative per la diagnosi di laboratorio, utili a distinguere Shamonda da altre cause di febbre e calo produttivo già note in stalla, come le micotossine nei foraggi o lo stress da caldo. La necessità di una sorveglianza attiva e di una corretta interpretazione dei sintomi richiama l'attenzione anche su altre condizioni cliniche che possono manifestarsi con segni simili, come illustrato in questo approfondimento su patologie croniche e sintomi correlati.
Per ulteriori dettagli sulle misure di sorveglianza e sulle valutazioni di rischio in corso a livello europeo, si rimanda alle comunicazioni ufficiali dell'ECDC e dell'OMS.