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Sessualità e disabili: un tabù da superare

Redazione 9 Giugno 2017
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L’amore e il sesso (o perlomeno le loro banalizzazioni) condiscono la gran parte dei messaggi a cui siamo quotidianamente esposti. Dalla televisione ai manifesti pubblicitari, la comunicazione propone spesso un susseguirsi di allusioni, messaggi subliminali, ammiccamenti.

La sovraesposizione a questo genere di messaggi può essere fastidiosa per le persone dotate di una fisicità “nella norma”. Sono in pochi però a chiedersi cosa significhi per un disabile. “Quando si parla di affettività e sessualità in una persona disabile, emergono molti pregiudizi ed atteggiamenti di rifiuto, accompagnati dalla tendenza ad ignorare del tutto questo argomento” – scrive la dottoressa Monica Cappello.

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“Nella maggior parte dei casi, la persona portatrice di handicap fa tenerezza ed evoca emozioni di commiserazione – prosegue la specialista – poiché viene considerata sfortunata e bisognosa di cure, assistenza ed attenzioni. L’idea che una persona diversamente abile possa vivere una relazione affettiva e/o sessuale non sfiora nemmeno il pensiero della maggioranza di quelli, invece, più fortunati, che non hanno limitazioni fisiche o psichiche, e che si considerano gli unici eletti in ambito sessuale“. Ma il paziente disabile ha bisogno di vivere una vita di relazione piena.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute sessuale come “l’integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettuali e sociali dell’essere sessuato, allo scopo di pervenire ad un arricchimento della personalità umana e della comunicazione dell’essere”. In Italia si discute da tempo di progetti di assistenza sessuale per disabili, grazie all’impegno di associazioni come il Comitato per la promozione dell’assistenza sessuale: un disegno di legge giace in Senato (disegno di legge 1442 del 2014), ma per il momento resta lettera morta.

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Il tema ha anche implicazioni che esulano dalla disabilità. Resta certo che parlarne è il primo passo per apportare consapevolezza.

Il progetto di assistenza sessuale è portato avanti, pur in assenza di contesto normativo e con tutti i rischi che ne conseguono, da Maximiliano Ulivieri – Project Manager sulla disabilità e Fondatore del Comitato per l’assistenza sessuale in Italia.

Ci permettiamo di citare parte della descrizione dal sito di Ulivieri, lovegiver.it, che ci sembra rappresentare appieno la galassia di sensazioni, diritti e sentimenti che orbitano attorno a questo tema:

-L’assistenza alla sessualità a persone con Disabilità rappresenta un concetto che racchiude allo stesso tempo “rispetto” e “educazione”, che solo per un paese civile può rappresentare la massima espressione del “diritto alla salute e al benessere psicofisico e sessuale”.
Per questo motivo parlare semplicemente di Assistenza Sessuale può risultare estremamente riduttivo, qualificarne il concetto più complesso attraverso i termini Assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità permette di assaporare tutte quelle sfumature in essa contenute.
L’assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità si caratterizza con la libertà di scelta da parte degli esseri umani di vivere e condividere la propria esperienza erotico-sessuale a prescindere dalle difficoltà riscontrate nell’esperienza di vita.-

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