Un nuovo studio pubblicato su Jama Network Open mostra come alcuni genitori statunitensi abbiano cercato di ottenere prescrizioni di antibiotici per i figli anche in assenza di reali necessità cliniche. L'indagine, che ha coinvolto 236 genitori, è stata coordinata da Alistair Thorpe della Spencer Fox Eccles School of Medicine dell'Università dello Utah. Il 26,7% dei partecipanti ha ammesso di aver almeno una volta esagerato o modificato la descrizione dei sintomi del proprio bambino per convincere il medico a prescrivere antibiotici. I dati distinguono tra chi ha esagerato i sintomi (24,2%), chi li ha inventati (23,6%) e chi ha dichiarato entrambe le pratiche (19,1%).
Ai genitori è stato chiesto se avessero mai riferito sintomi non reali, come una febbre inesistente o una durata della tosse superiore a quella effettiva. Tra coloro che hanno ammesso di aver modificato il racconto, l'80% ha ottenuto la prescrizione desiderata. Le motivazioni principali riguardano la convinzione che gli antibiotici fossero necessari per una guarigione rapida o per il ritorno a scuola, insieme alla percezione di conoscere meglio la storia clinica del figlio rispetto al medico. Altri fattori associati a una maggiore probabilità di alterare i sintomi sono una minore alfabetizzazione sanitaria (odds ratio aggiustato 2,50; intervallo di confidenza 95%: 1,06-6,05), una maggiore accettazione della menzogna (odds ratio 2,06; IC 95%: 1,33-3,31) e la presenza di comorbidità nel bambino (odds ratio 1,24; IC 95%: 1,02-1,54), come riportato anche da MedPage Today.
Motivazioni e limiti dello studio
La maggioranza dei genitori intervistati, circa tre quarti, ha dichiarato di non aver mai mentito al medico, citando la fiducia nel giudizio professionale e la preferenza per evitare antibiotici non necessari. Tuttavia, tra chi ha alterato i sintomi, alcuni hanno ammesso sia di averli esagerati sia di averli inventati. Questo dato apre interrogativi sull'uso degli antibiotici in età pediatrica e sulle pressioni che possono influenzare le decisioni cliniche. Le ragioni più frequenti per la modifica dei sintomi sono state la paura che il bambino fosse molto malato, la pressione per un rapido ritorno alle attività scolastiche o sportive e la convinzione di conoscere meglio la situazione clinica rispetto al medico curante.
Il fenomeno coinvolge anche gli adulti: una ricerca parallela condotta su quasi 1.000 adulti statunitensi ha rilevato che circa il 28% degli adulti ha dichiarato di aver esagerato o inventato sintomi per ottenere antibiotici per sé, con percentuali simili a quelle osservate tra i caregiver pediatrici. I sintomi più frequentemente alterati sono stati quelli da raffreddamento, come febbre, tosse e mal di gola. Secondo quanto riportato da Drugs.com MedNews, la tendenza a modificare i sintomi aumenta quando i pazienti percepiscono che il medico non prende sul serio le loro lamentele o quando non riconoscono la realtà della resistenza agli antibiotici.
In un editoriale che accompagna lo studio, Jeffrey Linder della Northwestern University Feinberg School of Medicine richiama l'attenzione sulla responsabilità dei medici nel valutare con attenzione le richieste dei genitori. Alistair Thorpe sottolinea che "gli antibiotici non sono farmaci innocui". Il tema dell'interpretazione dei sintomi e delle richieste di prescrizione si collega anche ad altri aspetti della salute pediatrica, come illustrato in questo approfondimento su sintomi e rischi carenziali.
Gli autori dello studio, pubblicato e diffuso dal JAMA Network Media Center il 30 ottobre 2026, precisano che il fenomeno va inquadrato come un problema di comunicazione tra paziente e medico e di conoscenza sull'uso degli antibiotici, più che come una semplice questione di condotta individuale. Le raccomandazioni degli esperti puntano su strategie per migliorare la comunicazione, rassicurare i genitori e promuovere una maggiore consapevolezza sull'appropriatezza delle terapie antibiotiche.
Fonte: studio pubblicato su Jama Network Open. Ulteriori dettagli disponibili nell'articolo originale ANSA.