Stanchezza che non passa, debolezza, sanguinamento delle gengive e ferite che faticano a rimarginarsi possono indicare una carenza di vitamina C. Il professor Tommaso Pellegrino, dirigente medico di Chirurgia Generale e Oncologia del Policlinico Federico II di Napoli, ha discusso il tema durante la trasmissione «Buongiorno Benessere» condotta da Vira Carbone su Rai 1. Le linee guida dell'Office of Dietary Supplements del National Institutes of Health (NIH) segnalano che la carenza di vitamina C può anche causare facilità ai lividi, dolori articolari, pelle secca e, nei casi più gravi, portare allo scorbuto, una condizione rara nei paesi sviluppati ma ancora riconosciuta in ambito medico (NIH Office of Dietary Supplements).
La vitamina C, chiamata anche acido ascorbico, è un micronutriente essenziale per il funzionamento dell'organismo. Pellegrino ha spiegato che questa vitamina sostiene il sistema immunitario, contribuisce alla formazione del collagene, protegge le cellule dallo stress ossidativo e aiuta l'assorbimento del ferro. Il collagene è una proteina strutturale chiave per pelle, vasi sanguigni, cartilagini, ossa e riparazione delle ferite. Se manca vitamina C, la sintesi del collagene si riduce, i tessuti connettivi si indeboliscono e aumentano i rischi di sintomi in diversi distretti corporei (NIH Vitamin C Fact Sheet).
Conseguenze di una carenza prolungata
Un apporto basso e continuativo di vitamina C può causare facilità ai lividi, sanguinamento gengivale, dolori articolari, lenta cicatrizzazione delle ferite, pelle ispessita (ipercheratosi) e, nei casi più gravi, scorbuto. Il NIH indica che i segni dello scorbuto possono comparire già entro un mese se l'apporto giornaliero scende sotto i 10 mg (NIH Health Professional Fact Sheet). Senza trattamento, lo scorbuto può risultare fatale.
Prevenire la carenza richiede una dieta varia ed equilibrata, con frutta e verdura ricche di vitamina C come agrumi, kiwi, fragole, peperoni, broccoli e pomodori. Il NIH segnala anche patate, cavoletti di Bruxelles e melone cantalupo tra le fonti. La vitamina C si trova in molti alimenti vegetali freschi, quindi una dieta bilanciata permette di coprire il fabbisogno giornaliero (NIH Dietary Supplements for Immune Function).
Le raccomandazioni ufficiali del NIH fissano il fabbisogno giornaliero a 90 mg per uomini adulti e 75 mg per donne adulte, con valori che salgono a 85 mg in gravidanza e 120 mg durante l'allattamento. I fumatori devono assumere 35 mg in più al giorno rispetto ai non fumatori, per via dello stress ossidativo e del maggiore consumo di vitamina C. Per bambini e adolescenti, i valori sono inferiori e variano con l'età. Il limite massimo di sicurezza per l'assunzione negli adulti è di 2.000 mg al giorno, considerando sia alimenti che integratori.
Gli integratori non rappresentano una soluzione valida per tutti e vanno valutati con il medico, perché il fabbisogno cambia in base ad età, sesso, stato fisiologico (gravidanza, allattamento) e abitudini come il fumo. Il NIH precisa che la carenza grave è rara nei paesi sviluppati, ma un apporto cronicamente basso, anche se sopra i livelli che causano scorbuto, può comunque comportare rischi per la salute e sintomi subclinici. Se i sintomi persistono o si associano tra loro, è opportuno rivolgersi a un professionista per una valutazione clinica e nutrizionale.
Per approfondire, si può consultare la scheda ufficiale del NIH sulla vitamina C e l'articolo originale qui.