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Pacemaker senza fili: al Sant’Ambrogio oltre 70 impianti già eseguiti

Redazione 9 Aprile 2019
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“Per ovviare alle problematiche dei cavi elettrici dei pacemaker
spiega il dottor Massimo Mantica, responsabile del Centro di Elettrofisiologia Clinica ed Elettrostimolazione all’Istituto Clinico Sant’Ambrogio – sono stati sviluppati particolari pacemaker leadless (senza fili), grandi poco più di una capsula (circa 2 cm per 2 grammi) che contengono tutto ciò che è necessario per effettuare una corretta stimolazione cardiaca. Questo dispositivo viene inserito in un modo completamente diverso: attraverso un accesso venoso a partire dalla vena femorale, quindi dal basso, il sistema viene portato all’interno del ventricolo destro, dove viene avvitato, e infine rilasciato senza lasciare alcuna traccia dei vecchi fili di stimolazione. Ciò rende, ovviamente, l’impianto molto più semplice in quei pazienti con elevate comorbidità (malattie concomitanti), pazienti delicati con ad esempio accessi vascolari problematici o insufficienza renale. In tutti questi casi, i rischi dell’impianto sono molto inferiori rispetto a quello tradizionale con i vantaggi di un’ottima qualità di vita per il paziente soprattutto nell’anziano, il quale può reggersi liberamente sugli arti utilizzando tutti quei dispositivi di ausilio motorio (es. girello, stampelle) che, invece, con l’altro sistema risultavano maggiormente problematici”. “Il pacemaker leadless – conclude Mantica – è una tecnologia piuttosto nuova, utilizzata da pochi istituti in Italia, e che all’Istituto Clinico Sant’Ambrogio si è cominciata ad applicare dal 2016, con oltre 70 impianti eseguiti. L’istituto è divenuto, appunto, uno dei supporter ufficiali nel nostro paese per l’utilizzo di questo dispositivo”.

Per l’articolo completo vai sul sito dell’Istituto Clinico Sant’Ambrogio

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