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L’emergenza Coronavirus e la Terapia Intensiva del Sant’Anna di Como

Redazione 7 Aprile 2020
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Il personale della Terapia Intensiva dell’Ospedale Sant’Anna di Como, come quello di tutti gli altri presidi lombardi, sta lavorando ormai da più di un mese con impegno, passione professionalità.

15 pazienti dimessi, il più giovane dei quali un ragazzo di 24 anni residente in provincia di Como tornato a casa nei giorni scorsi. 11 giorni la durata media della loro degenza. 61 pazienti ricoverati dal 22 febbraio alla fine di marzo. 4 posti letto attivati inizialmente diventati poi 32 (27 in terapia intensiva e 5 in terapia sub-intensiva dove vengono trasferiti i pazienti quando le loro condizioni migliorano e possono essere estubati).

Sono alcuni dei numeri che stanno caratterizzando l’attività della Terapia Intensiva dell’ospedale Sant’Anna, diretta da Andrea Lombardo, 41 anni, una laurea in Medicina e Chirurgia con una tesi sui pazienti con insufficienza respiratoria acuta (voto 110 e lode), una specializzazione in Anestesia e Rianimazione (voto 50 e lode), un Diploma Europeo in Terapia Intensiva. Lombardo è all’ospedale Sant’Anna dal 2008; dal 2017 è responsabile del Coordinamento dell’Area Intensiva del servizio di Anestesia e Rianimazione e dal 2019 è direttore facente funzioni dell’Unità di Anestesia e Rianimazione 2.

“Il problema di questa epidemia è l’incidenza di polmoniti con insufficienza respiratoria acuta – ci racconta il dottor Lombardo – e il fatto che in molti casi pazienti apparentemente stabili peggiorano rapidamente. L’unico provvedimento che possiamo adottare è rispettare le disposizioni con la massima attenzione per abbattere il cosiddetto R0, cioè il numero medio di infezioni causate da ciascun individuo infetto nella popolazione”.

In reparto ferie e permessi sono stati cancellati per tutti, medici ed infermieri; la vita è caratterizzata da mascherine filtranti, occhiali e cuffie, doppie tute, camici idrorepellenti, sovrascarpe. In Terapia Intensiva vengono ricoverati tutti quei pazienti per i quali l’ossigenoterapia o i supporti non invasivi non sono sufficienti e si rende necessaria l’intubazione e l’impiego della ventilazione meccanica.

Alle apparecchiature che vicariano le funzioni vitali, si accompagna la terapia farmacologica. La ventilazione, infatti, serve a supportare la funzionalità respiratoria in attesa che le terapie che possano permettere l’arrestarsi dei processi patologici che hanno determinato la disfunzione degli organi vitali.

“Non esiste ancora una cura specifica nè una profilassi – aggiunge Lombardo – e farmaci che possono rivelarsi efficaci per alcuni pazienti non lo sono purtroppo per altri”.

Soltanto un anno fa, al Sant’Anna, Lombardo e la sua équipe avevano effettuato un prelievo d’organi (fegato e reni) da donatore a cuore fermo. Un’operazione all’avanguardia resa possibile dall’introduzione dell’Ecmo (ExtraCorporeal membrane oxygenation), un sistema di circolazione extracorporea che preserva e mantiene idonei al trapianto gli organi addominali. Una procedura che viene effettuata in Italia in pochissimi centri di eccellenza e che è stata poi impiegata anche in emergenza in casi di arresto cardiaco e di insufficienza cardiaca oltre che per il supporto a procedure cardiologiche ad alto rischio. Oggi tutte le energie sono concentrate sul Coronavirus. Oggi come ieri, però, servono passione, impegno, competenze, professionalità, lavoro di squadra e il supporto della tecnologia, ingredienti indispensabili per far fronte a tutte le emergenze.

Fonte: www.asst-lariana.it

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