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Coronavirus: carica virale più bassa ma va tenuta alta la guardia

Redazione 6 Luglio 2020
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I dati sulla diffusione del nuovo Coronavirus indicano che rispetto alle settimane precedenti il numero dei positivi è in diminuzione e si parla spesso di “bassa carica virale”, ma cosa vuol dire? Vediamolo insieme nell’apprfondimento dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.

Guardando ai dati dell’ultima settimana i dati mostrano una diminuzione in Lombardia rispetto alla settimana precedente, che porta il tasso per 100.000 abitanti della regione ad avvicinarsi a quello di Liguria, Piemonte ed Emilia Romagna.

covid-19 e trend positivi

 Rispetto a questo trend va anche sottolineato che, se resta vero che il virus è ancora in circolo, almeno in Lombardia, spiega il Prof. Remuzzi, i risultati dei tamponi mostrano che la carica virale si è notevolmente abbassata. Quindi ci troviamo di fronte a casi, in realtà, debolmente positivi.

Che cosa significa che la carica virale si è abbassata?

Per carica virale si intende la concentrazione del virus nell’organismo.

Per rilevare la carica virale viene analizzato l’RNA del virus, cioè il suo materiale genetico. Per essere analizzato l’RNA del virus subisce una trasformazione: viene prima trascritto a Dna e poi amplificato in una serie di cicli. Più è alto il cosiddetto Cycle threshold, il ciclo-soglia, meno RNA virale è presente in chi ha fatto il tampone.

Sotto le 100 mila copie di RNA non c’è essenzialmente rischio di contagio. Nei campioni esaminati in questi giorni in Lombardia sono state trovate meno di 10 mila copie, che corrispondono a 34-36 cicli.

Una bassa concentrazione non dà problemi per qualunque tipo di agente tossico. Facciamo un esempio: l’arsenico è presente nell’acqua del rubinetto ma a una concentrazione talmente bassa (0,01 mg/litro) da non creare nessun problema di salute. Se, però, sciolgo 100mg di arsenico in un bicchiere d’acqua e lo bevo, muoio in dieci minuti.

Lo stesso discorso vale per il tampone: se la carica virale è alta il paziente sarà infettivo, se è bassa o bassissima lo è anche la contagiosità.

Attenzione però, questo non vuol dire che tutti i nuovi positivi sono debolmente positivi. È possibile infatti che si riscontrino ancora tamponi positivi con cariche virali elevate: queste persone sono contagiose e devono essere subito isolate.

Sarebbe opportuno, quindi, che i laboratori nel definire un tampone positivo quantifichino la carica virale come si fa con la glicemia, l’azotemia e il colesterolo.

Dunque, il virus è sempre lo stesso di febbraio e c’è ancora. Ciò che è cambiato è solo la sua quantità all’interno di un individuo. Non bisogna tuttavia abbassare la guardia: il rischio epidemico continua ad esserci, basta vedere cosa succede in Sudamerica, negli Stati Uniti, a Pechino e in India.

Non abbassare la guardia

È importante continuare a mantenere le misure protettive: mascherina, distanziamento e lavaggio delle mani. I risultati di oggi ci dicono infatti che applicandole le cose stanno migliorando.

A questo proposito vale anche la pena ricordare che i dati rivelano che la possibilità di contagiarsi in luoghi aperti è molto più bassa:

  • in Hubei, su 386 focolai analizzati solo uno si era creato all’aria aperta;
  • negli Stati Uniti, a quattro settimane dalle manifestazioni di piazza per la morte di George Floyd, non cisono contagiati: forse perché la gente era all’aperto e molti indossavano le mascherine.

Questo significa che, con le dovute precauzioni, non sono più totalmente banditi eventi sportivi, spettacoli e concerti, ed è possibile andare in spiaggia o in piscina.

Bisogna, dunque, tornare a vivere, in sicurezza mantenendo un comportamento responsabile.

Fonte: www.marionegri.it

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