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Niguarda, gli anticorpi monoclonali in campo contro il Virus

Redazione 6 Maggio 2021
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Per le persone con condizioni di salute che le espongono a un elevato rischio, in caso di infezione da COVID-19 è necessaria un’azione tempestiva per evitare che la malattia si sviluppi in una forma particolarmente grave: a Niguarda sono già stati trattati 17 pazienti affetti dal virus con anticorpi monoclonali.

L’intervento precoce, che si basa sull’uso degli anticorpi monoclonali, vede la collaborazione tra i medici ospedalieri e i medici di base che sono in grado di “intercettare” in tempo le persone più fragili per indirizzarle a questo tipo di terapia.

A Niguarda sono stati trattati finora 17 pazienti – spiega Massimo Puoti, direttore del reparto di Malattie infettive – Si tratta di persone, risultate positive al tampone, già seguite presso la nostra struttura per altre problematiche (patologie oncologiche, immunodepressione, ecc) oppure individuate sul territorio e inviateci dai loro medici di medicina generale”.

La terapia con gli anticorpi monoclonali (una “copia”, prodotta in laboratorio, degli anticorpi naturali prelevati dai guariti) viene infusa al paziente in endovena o intramuscolo in ospedale ma, per raggiungere gli effetti desiderati, è decisiva la tempestività: la somministrazione è utile solo nelle fasi precoci, su pazienti con un’infezione recente da Sars-CoV-2 (entro dieci giorni) non gravemente malati e che non hanno in corso polmonite o forte infiammazione.

Le indicazioni di AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, sono molto specifiche: la cura è destinata a malati con un fattore di rischio che possa far prevedere un aggravamento (per esempio obesità, immunodepressione, diabete scompensato) e a pazienti sopra i 55 anni con gravi malattie cardiologiche o polmonari. 
L’obiettivo della terapia è, quindi, di evitare sintomi gravi e ricovero.

Non è però una cura ugualmente idonea contro tutte le varianti: “Occorre valutare tramite specifico test a quale ceppo ci troviamo di fronte per comprendere se la somministrazione possa essere utile” – specifica Puoti –“Gli anticorpi monoclonali si legano alla proteina spike del Coronavirus in un punto specifico che nelle varianti può mutare: si sono dimostrati funzionali con quella inglese, ma alcuni di quelli in uso sembrerebbero meno attivi verso la brasiliana e la sudafricana”.

Fonte: www.ospedaleniguarda.it

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