Prevenzione e Screening

Diagnosi precoce e riduzione dei tumori mammari avanzati in Moldova

Diagnosi precoce e riduzione dei tumori mammari avanzati in Moldova TiSOStengo.com © www.tisostengo.com
Diagnosi precoce e riduzione dei tumori mammari avanzati in Moldova © www.tisostengo.com
Un programma di diagnosi precoce ha permesso di ridurre dal 36% al 22% i casi di tumore della mammella diagnosticati in fase avanzata nelle regioni pilota della Moldova, riorganizzando le risorse esistenti secondo le raccomandazioni OMS.

Nel 2024, nelle regioni pilota della Repubblica di Moldova, la percentuale di donne con tumore della mammella diagnosticato in fase avanzata è scesa dal 36% al 22% tra le pazienti coinvolte in un programma di diagnosi precoce. Questo calo, che corrisponde a una riduzione relativa di circa il 39% rispetto al valore iniziale, è stato raggiunto senza avviare programmi di screening di massa. Le autorità hanno invece riorganizzato i percorsi diagnostici e le risorse già disponibili, seguendo le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO/Europe).

Per diversi anni, la Moldova ha avuto una quota elevata di diagnosi tardive di tumore mammario: nel 2022, il 35,8% dei nuovi casi di tumore della mammella è stato identificato in stadio III o IV, quando le opzioni di trattamento sono più limitate. Tra il 2018 e il 2022, il paese ha sperimentato un programma pilota di screening mammografico rivolto alle donne tra i 50 e i 70 anni, effettuando quasi 27.000 mammografie. Questa iniziativa ha raggiunto solo il 2,6% della popolazione target, nonostante gli investimenti sostenuti. Il dato mostra i limiti di una strategia di screening di massa in quel contesto (WHO Regional Office for Europe).

Un nuovo percorso per la diagnosi

Nel mese di ottobre 2023 è partito un programma pilota in quattro regioni, con un centro diagnostico per ciascuna area e il riferimento nazionale all'Istituto di Oncologia della capitale Chişinău. Il modello scelto non prevedeva la ricerca sistematica del tumore tra donne asintomatiche. L'obiettivo era garantire una valutazione rapida per chi presentava sintomi sospetti. I medici di medicina generale sono stati formati per riconoscere i segni di allarme e indirizzare senza ritardi le pazienti verso i centri diagnostici, dove era possibile effettuare esame clinico e mammografia nello stesso luogo. In caso di sospetto, la paziente veniva inviata rapidamente all'Istituto di Oncologia per ulteriori accertamenti, inclusa la biopsia e l'esame istopatologico. Questo percorso ha collegato direttamente i medici di famiglia, i centri diagnostici regionali e l'istituto nazionale in un'unica filiera organizzativa, riducendo i passaggi intermedi e i tempi di attesa per la diagnosi definitiva.

Il percorso precedente poteva comportare più consulti e attese superiori a un mese per una mammografia, seguiti da ulteriori settimane prima di arrivare alla diagnosi definitiva. Il nuovo sistema ha creato un canale diretto tra medico di famiglia, centro diagnostico e struttura oncologica, riducendo i tempi e le barriere all'accesso. L'innovazione introdotta è stata principalmente di tipo organizzativo. Non sono state introdotte nuove tecnologie diagnostiche o un programma di screening nazionale, ma si è puntato sul miglioramento progressivo dei processi e sulla formazione degli operatori sanitari secondo le raccomandazioni OMS.

Risultati, limiti e lezioni apprese

Secondo i dati raccolti e riportati dall'OMS, la riorganizzazione ha portato a una riduzione significativa delle diagnosi in stadio avanzato tra le donne valutate nel programma pilota, passando dal 36% al 22% di casi diagnosticati in fase avanzata tra le partecipanti. Questa riduzione riguarda le pazienti inserite nel percorso di diagnosi precoce e non rappresenta necessariamente una diminuzione a livello nazionale, dove nel 2022 la quota di diagnosi tardive era pari al 35,8% (WHO/Europe).

L'esperienza ha messo in evidenza il peso di protocolli chiari, formazione dei professionisti, monitoraggio dei dati e qualità del percorso. Sono emerse anche criticità: alcuni medici hanno interpretato la diagnosi precoce come screening, sottoponendo a esami donne senza sintomi e generando un carico aggiuntivo sulle risorse disponibili. Inoltre, sono state osservate differenze tra i centri diagnostici nella quantità di esami effettuati e nei casi identificati, sottolineando la necessità di una selezione clinica accurata prima degli esami strumentali. L'OMS ha raccomandato di collegare i finanziamenti agli esiti del programma e di rafforzare la capacità di analisi dei dati e di valutazione delle performance tra i centri.

La strategia moldava si distingue da quella adottata per altri tumori: il paese dispone di un programma di screening per il tumore del collo dell'utero e di un programma pilota per il tumore colorettale. Per il tumore della mammella, invece, l'approccio è centrato sulla diagnosi precoce delle donne sintomatiche, come riportato anche da Ziarul de Gardă. L'esperienza moldava suggerisce che la riduzione delle diagnosi tardive può iniziare anche senza uno screening nazionale, concentrando le risorse sulle donne che presentano sintomi e garantendo un percorso rapido e coordinato verso la diagnosi e il trattamento.

Matteo Bellini Redattore TiSOStengo.com
Redazione scientifica

Matteo Bellini

Matteo Bellini ha sviluppato un percorso editoriale tra il giornalismo locale e l'informazione medico-scientifica, occupandosi di servizi sanitari, diagnostica e malattie croniche. Dopo alcune collaborazioni con pubblicazioni digitali dedicate alla salute, nel 2026 è entrato nella redazione di Ti sostengo.