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Come aiutare in caso di crisi Epilettiche

Redazione 12 Febbraio 2019
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Tratto dal manuale “Guida alle Epilessie” della Lega Italiana Contro l’Epilessia (LICE).

che fare crisi epilettica

Una crisi epilettica generalizzata di tipo tonico-clonico (la crisi convulsiva conosciuta come crisi di Grande Male) costituisce un evento drammatico che in genere spaventa molto chi la osserva per la prima volta. In realtà questo tipo di crisi non costituisce un pericolo particolare, eccetto che per gli eventuali traumi conseguenti alla caduta improvvisa. Prevenire la caduta a terra è quindi l’intervento fondamentale, che però raramente è attuabile per ragioni contingenti.
Se quindi il soggetto è già a terra, occorre se possibile porre sotto il capo qualcosa di morbido, in modo che durante la convulsione egli non continui a battere ripetutamente la testa sulla superficie dura. Terminate le scosse è utile slacciare il colletto e ruotare la testa di lato per favorire la fuoriuscita della saliva e permettere una respirazione regolare. Altro suggerimento importante è evitare capannelli di persone: la crisi generalmente è di breve durata (un minute o poco più) ma una volta terminata il soggetto è confuso, può non rendersi subito conto dell’accaduto, ha bisogno di riprendersi con calma e certo l’assembramento di persone attorno non è di aiuto! Se queste sono le uniche manovre utili, bisogna evidenziare cosa “non fare”:
• non tentare di aprire la bocca per impedire il morso della lingua o per evitarne il rovesciamento;
• non tentare di inserire in bocca oggetti morbidi o rigidi;
• non bloccare braccia e gambe;
• non somministrare acqua, farmaci o cibo.
Alcuni di questi inutili interventi, oltre a provocare ad esempio lesioni alle dita del soccorritore, potrebbero determinare nel soggetto in crisi lussazioni mandibolari, fratture dentarie e intensi dolori muscolari. Ma le crisi epilettiche, come abbiamo già detto, sono di diverso tipo e non sempre si manifestano in modo così eclatante.
Nel caso delle crisi a tipo assenza (il cosiddetto “Piccolo Male”) non occorre fare nulla, eccetto che segnalarle. Il soggetto in questi casi perde coscienza per pochi secondi ma non cade a terra e non manifesta fenomeni motori di rilievo.
Altre crisi focali, come quelle del lobo temporale, si possono manifestare con sintomi vari e con una compromissione parziale del livello di coscienza; in questi casi è inutile tentare di far “tornare in sé” la persona, tormentandola con continue richieste (essa potrebbe anche comprendere ma essere incapace di esprimersi in modo corretto) così com’è sconsigliabile limitare i suoi movimenti nell’ambiente in cui si trova. È opportuno limitarsi a vigilare attentamente, per evitare che durante la crisi involontariamente si faccia del male. A questo proposito va sottolineato in modo inequivocabile che il soggetto colpito da una crisi temporale non è mai in condizione di mettere in atto alcun tipo di violenza verso gli altri. Quando le crisi, di qualsiasi tipo, sono brevi e isolate e cadendo il soggetto non si è procurato un trauma rilevante è inutile chiamare l’ambulanza per portare il paziente in Pronto Soccorso.
Il ricovero in ambiente ospedaliero invece è d’obbligo quando la crisi è molto prolungata e il soggetto non riprende coscienza, oppure quando a una prima crisi, dopo qualche minuto, ne segue un’altra e un’altra ancora: questa condizione, definita stato epilettico, va affrontata in ambiente idoneo, con somministrazione di farmaci per via endovenosa ed eventuale assistenza da parte del rianimatore.
In ambiente domestico in generale è preferibile non somministrare farmaci né durante la crisi né quando essa è terminata, soprattutto mediante iniezioni intramuscolari. Esistono tuttavia condizioni particolari in cui, in seguito al suggerimento e/o indicazione del neurologo curante, è possibile somministrare farmaci che interrompono crisi troppo prolungate o tendenti a recidivare.

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