Quando una coppia cerca una gravidanza e la diagnosi di infertilità arriva dopo anni di tentativi senza risultato, la situazione può diventare ancora più complessa. Il dottor Paul Koigi, specialista in endocrinologia riproduttiva e fertilità presso l'Aga Khan Hospital, segnala che un accertamento tardivo può peggiorare il quadro clinico e limitare le scelte terapeutiche. L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che circa una persona su sei in età riproduttiva affronti infertilità almeno una volta nella vita, considerando l'assenza di gravidanza dopo dodici mesi di rapporti regolari e non protetti (WHO Infertility Fact Sheet).
L'infertilità si definisce come l'impossibilità di ottenere una gravidanza dopo almeno dodici mesi di rapporti regolari e non protetti. Per le donne dai 35 anni in su, la valutazione medica è consigliata già dopo sei mesi di tentativi, dato che la fertilità cala con l'età. Le principali società scientifiche internazionali, tra cui l'American Society for Reproductive Medicine (ASRM) e l'American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), suggeriscono di rivolgersi a uno specialista dopo sei mesi di tentativi se la donna ha 35 anni o più, senza aspettare un anno (ASRM Fertility Evaluation). Il dottor Koigi sottolinea che una valutazione precoce aiuta a individuare la causa e a evitare trattamenti inutili o ritardi che possono peggiorare la fertilità. Una valutazione anticipata è indicata anche in presenza di condizioni note che possono influire sulla fertilità, come cicli mestruali irregolari, molto lunghi o assenti, o patologie già diagnosticate in uno dei due partner.
Cause e fattori di rischio per uomini e donne
Le condizioni che ostacolano il concepimento sono molte e possono riguardare entrambi i partner. Nelle donne, le cause più comuni sono alterazioni dell'ovulazione e danni o ostruzioni delle tube di Falloppio. Endometriosi, fibromi uterini e anomalie dell'utero incidono anch'essi. Infezioni sessualmente trasmesse come gonorrea e clamidia possono causare infiammazioni e cicatrici che bloccano il passaggio degli ovociti o degli spermatozoi. Disturbi dell'ovulazione, come la sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) o l'insufficienza ovarica precoce, possono impedire il rilascio regolare degli ovuli. Endometriosi e adenomiosi portano alla crescita di tessuto simile a quello endometriale in sedi anomale, con dolore, infiammazione e aderenze che ostacolano la fertilità. I fibromi uterini, a seconda di posizione e dimensioni, possono interferire con l'impianto dell'embrione o con il normale decorso della gravidanza.
Quando una donna deve affrontare trattamenti oncologici come chemioterapia, radioterapia o interventi chirurgici, il rischio di danno agli organi riproduttivi cresce. Le linee guida cliniche chiariscono che la preservazione della fertilità è un percorso distinto dalla diagnosi di infertilità. È necessario discutere con il team oncologico i possibili effetti delle terapie sulla capacità riproduttiva e valutare, quando clinicamente possibile, un invio urgente a uno specialista della fertilità prima dell'inizio dei trattamenti (Kaiser Permanente). Le opzioni di preservazione variano in base al tipo di tumore, all'urgenza della terapia, all'età e allo stato di salute generale. Non garantiscono sempre una gravidanza futura. Un inizio imminente delle cure oncologiche va considerato un motivo per affrontare subito il tema della fertilità, senza rinunciare a priori a ogni possibilità di preservazione.
Per l'uomo, le cause di infertilità possono derivare da infezioni che danneggiano o ostruiscono i dotti deferenti e da patologie testicolari come la parotite o il criptorchidismo non trattato. Alterazioni della produzione, della morfologia o della motilità degli spermatozoi incidono anch'esse. Il dottor Koigi segnala che una funzione sessuale normale non assicura la fertilità maschile: un numero insufficiente di spermatozoi, una qualità ridotta o una motilità compromessa possono impedire la fecondazione anche senza altri sintomi. La valutazione dell'infertilità deve coinvolgere entrambi i partner, senza dare per scontata una causa solo femminile. Quando i test standard su ovulazione, tube, utero e sperma risultano normali dopo il periodo di tentativi raccomandato, si parla di infertilità inspiegata. Questo non esclude la presenza di cause biologiche non individuate dagli esami di routine.
Diagnosi, trattamento e impatto sociale
La diagnosi di infertilità richiede l'accertamento di entrambi i partner. Per le donne con disturbi dell'ovulazione, possono essere prescritti farmaci per regolarizzare il ciclo. In caso di ostruzioni tubariche gravi, la fecondazione in vitro (IVF) è una delle opzioni: gli ovociti vengono prelevati, fecondati in laboratorio e gli embrioni trasferiti nell'utero. Tecniche come l'isteroscopia permettono di individuare e trattare anomalie uterine come fibromi, polipi o aderenze. Endometriosi e adenomiosi possono richiedere terapie mediche o chirurgiche in base alla gravità e agli obiettivi riproduttivi.
Per l'uomo, il trattamento può prevedere farmaci per la disfunzione erettile e procedure di prelievo degli spermatozoi direttamente dai testicoli in caso di ostruzione. Si può ricorrere anche a spermatozoi da donatore quando la produzione è gravemente compromessa. Il dottor Koigi mette in guardia contro la scelta di trattamenti senza una diagnosi accurata e ribadisce che la terapia deve essere sempre guidata dalla causa identificata.
L'infertilità ha anche un impatto emotivo e sociale importante, soprattutto per le donne che spesso subiscono pressioni familiari e sociali. Il dottor Koigi osserva che stigma e colpevolizzazione possono portare a tensioni di coppia, abusi e separazioni. Molte persone si affidano a rimedi alternativi o religiosi prima di rivolgersi a un medico, e meno della metà di chi ha difficoltà a concepire si sottopone a una valutazione sanitaria. Il ritardo nell'accesso alle cure può ridurre le possibilità di successo, specie quando l'età o la funzione ovarica sono fattori limitanti. Le linee guida internazionali, come quelle del National Institute for Health and Care Excellence (NICE), raccomandano che chi ha problemi di concepimento riceva supporto psicologico e counseling prima, durante e dopo il percorso diagnostico e terapeutico, riconoscendo l'importanza dell'assistenza emotiva integrata nel percorso di cura.
Il dottor Koigi invita le coppie a rivolgersi a un centro di fertilità dopo il periodo raccomandato di tentativi, per consentire una valutazione completa e condivisa. L'infertilità va considerata una questione di salute riproduttiva che coinvolge entrambi i partner, senza attribuire la responsabilità esclusivamente alla donna.