Fonti specialistiche indicano che la prevenzione delle malattie cardiovascolari si fonda sulla possibilità di intervenire su specifici fattori di rischio. L'origine di queste patologie coinvolge più elementi: età, sesso, pressione arteriosa, abitudine al fumo, diabete e colesterolemia incidono in modo diverso sullo sviluppo della malattia. L'Organizzazione Mondiale della Sanità riporta che le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte nel mondo, con circa 17,9 milioni di decessi ogni anno. L'OMS distingue tra rischi comportamentali, come il consumo di tabacco, una dieta poco sana, l'inattività fisica e l'uso dannoso di alcol, e rischi metabolici, tra cui pressione arteriosa elevata, glicemia alta, dislipidemie e sovrappeso o obesità. Questi fattori, nel tempo, possono favorire aterosclerosi, infarto e ictus (World Health Organization).
I fattori di rischio sono stati identificati e la loro modificabilità è stata dimostrata, rendendo oggi possibile ridurre la probabilità di eventi come infarto e ictus. I fattori si distinguono in modificabili, su cui è possibile intervenire con cambiamenti dello stile di vita o farmaci, e non modificabili, come età, sesso e familiarità. La regolamentazione della Food and Drug Administration degli Stati Uniti (21 CFR §101.75) riconosce che livelli elevati di colesterolo totale e LDL sono tra i principali fattori di rischio modificabili per la coronaropatia. La stessa normativa sottolinea che una dieta ricca di grassi saturi e colesterolo è associata a livelli più alti di colesterolo totale e LDL, mentre una dieta povera di questi componenti contribuisce a ridurre tali livelli e il rischio coronarico (regolamento FDA).
Fattori di rischio e strategie di prevenzione
I fattori non modificabili comprendono l'età avanzata, il sesso maschile e la presenza di eventi cardiovascolari in famiglia in età giovanile. Tra i fattori modificabili, il fumo rappresenta uno dei principali elementi su cui agire: la nicotina accelera il battito cardiaco e il monossido di carbonio riduce l'ossigenazione del sangue, favorendo l'aterosclerosi. La pressione arteriosa elevata costringe il cuore a un superlavoro e accelera la formazione di lesioni nelle arterie. Un eccesso di colesterolo nel sangue aumenta il rischio di depositi nelle pareti arteriose, mentre livelli bassi di HDL-colesterolemia sono associati a un rischio maggiore. Il diabete, se non controllato, contribuisce anch'esso allo sviluppo dell'aterosclerosi. Secondo dati riferiti a una popolazione globale di oltre 9 milioni di persone, il 99% degli infarti e degli ictus è stato associato a quattro fattori misurati: pressione alta, colesterolo, glicemia e fumo (Moneycontrol).
Il rischio cardiovascolare cresce con l'aumentare dei fattori di rischio e dell'età, senza un livello in cui possa essere considerato nullo. Tuttavia, adottare uno stile di vita sano permette di ridurre o mantenere basso il rischio. Smettere di fumare, seguire un'alimentazione varia e ricca di fibre, limitare i grassi saturi e il sodio, svolgere attività fisica regolare e mantenere il peso in equilibrio sono strategie efficaci. La FDA raccomanda, come parametro storico, di assumere meno del 10% delle calorie totali dai grassi saturi e non più del 30% dalle calorie totali dai grassi, con un apporto di colesterolo non superiore a 300 mg al giorno. Questi valori sono stati utilizzati come riferimento per la prevenzione, ma il rischio cardiovascolare dipende anche da pressione arteriosa, diabete, fumo, peso corporeo, esercizio fisico e familiarità (Electronic Code of Federal Regulations).
Le linee guida della European Society of Cardiology sottolineano che il rischio cardiovascolare è continuo e non esiste una soglia netta tra sicurezza e pericolo. I modelli di valutazione del rischio, come SCORE2 per adulti tra 40 e 69 anni e SCORE2-Older Persons per le fasce più anziane, integrano variabili come età, sesso, fumo, pressione arteriosa e colesterolo non-HDL per stimare il rischio globale. Per chi ha già avuto eventi cardiovascolari, viene raccomandato il modello SMART-REACH per stimare il rischio residuo a lungo termine e i potenziali benefici di trattamenti preventivi intensivi (European Heart Journal). Questo approccio consente di personalizzare la prevenzione e di integrare misure di stile di vita e trattamenti farmacologici in base al profilo individuale.
Anche piccoli cambiamenti, come camminare ogni giorno o salire le scale, possono contribuire in modo significativo. L'OMS sostiene la prevenzione a livello di popolazione attraverso diete più sane, attività fisica, controllo del tabacco e gestione precoce di ipertensione, diabete e dislipidemie.
Risorse per approfondire e strumenti pratici
Per chi desidera approfondire, sono disponibili materiali come il libro “Per mantenersi in buona salute basta poco. Pochi minuti al giorno di facili esercizi e per cucinare piatti gustosi e sani”, a cura di Simona Giampaoli, Jeremiah Stamler e Franco Bevilacqua, pubblicato da Il Pensiero Scientifico Editore (2014), e l’estratto sull’attività fisica. Ulteriori informazioni sono reperibili nell’articolo Benefici del profilo di rischio favorevole pubblicato su EpiCentro.