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Riclassificato un tumore alla tiroide: non è cancro

Redazione 16 Aprile 2016
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Ci sono due notizie. Quella buona, in questo caso, è che quello che veniva considerato un tumore maligno alla tiroide potrebbe – semplicemente – non esserlo. E’ stato un team di scienziati americani a pubblicare qualche tempo fa uno studio sulla rivista Jama Oncology, corredato da dati che dimostrano come la conclusione sia fondata. La riclassificazione riguarderebbe circa 10 mila dei circa 65 mila pazienti all’anno affetti dalla patologia negli Usa, non si sa quanti in Europa.

In sostanza, si tratta di un piccolo nodulo completamente circondato da una capsula di tessuto fibroso. “Il nucleo sembra essere un cancro, ma le cellule non hanno rotto la capsula, e il team di scienziati afferma che la chirurgia per rimuovere l’intera tiroide seguita da radioterapia non è necessaria, e addirittura dannosa” riporta il New York Times (clicca qui per leggere l’articolo originale).

Il nuovo nome rimuove semplicemente, per cosi dire, la parola carcinoma. Quello che si chiamava “encapsulated follicular variant of papillary thyorid carcinoma” ora si chiamerà quindi “non invasive follicular thyroid neoplasm with papillary-like nuclear features”, o NIFTP. Una parola in meno che significa, però, un calvario rimandato, o addirittura risparmiato. Niente terapie, niente controlli semestrali, normale amministrazione per chi ha il cancro.

Pare che molti oncologi, riporta il quotidiano newyorchese, fossero già pronti a cambiare parere. Ci si aspettava da tempo la riclassificazione, e potrebbero esserci altre forme tumorali al polmone, alla prostata e al seno che andrebbero riconsiderate in questo senso.

Quella cattiva è che centinaia di migliaia di persone sono state sottoposte a interventi inutili. E’ il prezzo del progresso scientifico, un continuo avanzare a tentoni. Ma, come ha affermato il dottor John C. Morris, presidente dell’American Thyroid Association e professore di medicina alla Mayo Clinic,  comentando lo studio, “se non è cancro, non chiamiamolo cancro”. Morris non faceva parte del team di ricerca, a garanzia della sua indipendenza.

Un altro medico, il dottor Barnett Kramer, direttore della divisione di prevenzione del cancro al National Cancer Institute, ha rincarato la dose. “C’è una preoccupazione crescente”, riporta il NYT, “che molte delle parole che utilizziamo non rispecchino la biologia del cancro”. Chiamare cancro lesioni che non lo sono conduce a trattamenti non necessari, e addirittura dannosi, aggiunge.

Il processo che ha condotto alla riclassificazione si è innescato quattro anni fa, quando al dottor Yuri Nikoforov, vice presidente del dipartimento di patologia dell’Università di Pittsburgh, fu chiesto un consulto su una paziente di 19 anni affetta da  cancro alla tiroide. Il presunto carcinoma era completamente incapsulato e il lobo della ghiandola che lo conteneva era già stato rimosso per arrivare alla diagnosi.

Nifokov suggerì al chirurgo, che era anche un suo buon amico, di non intervenire: ma questi rispose che, in base alle linee guida, non c’era altra scelta che rimuovere l’intera tiroide e procedere alla radioterapia, con controlli regolari per tutta la vita.

IL CORAGGIO DI DIRE NO –  L’esperienza di Nifokorov, invece, gli aveva insegnato che con quel tipo di tumori si sopravviveva senza problemi, e soprattutto senza bisogno di interventi: “Mi dissi che ne avevo abbastanza. Qualcuno doveva prendersi la responsabilità di fermare questa follia”. E così, mise assieme il team di 24 patologi di livello internazionale, 2 endocrinologi, 1 chirurgo della tiroide, uno psichiatra e un paziente e diede il via allo studio, analizzando in maniera approfondita un paio di centinaia di casi. I risultati pubblicati circa due anni fa hanno confermato le aspettative: e quello che era considerato un carcinoma è stato ridimensionato, con conseguenze importanti per i pazienti.

Grazie al coraggio di questo medico, si è arrivati a una svolta. La medicina preventiva, il timore di azioni legali, la facilità di adattarsi alle linee guida hanno impedito di evitare terapie inutili a moltissimi pazienti.  Ma il ruolo della scienza è quello di superarsi continuamente. Nifokorov ha tracciato la strada: se c’è un momento buono per seguirla, è questo.

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