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Linfomi T: nuova terapia sperimentata dagli Spedali Civili con successo

Camilla Retagli 22 Dicembre 2018
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Il brentuximab migliora la remissione e allunga la sopravvivenza di pazienti affetti da linfomi non Hodgkin T, molto difficili da curare con le attuali tecniche a disposizione e abbastanza diffusi, considerando le 4000 diagnosi all’anno nei soli Stati Uniti. Il trattamento è composto da una immunotossina in cui un chemioterapico è fuso con un anticorpo monoclonale. Quest’ultimo lo trasporta nel corpo umano e lo “invia” direttamente alle cellule tumorali che è programmato per riconoscere. Proprio grazie a questo esperimento l’impiego del brentuximab è già stato registrato negli Stati Uniti e si spera che, presto, sia reso disponibile anche in Europa e quindi nel nostro Paese.

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Segue comunicato Spedali Civili

Il 4 dicembre è stato pubblicato online su Lancet, una delle più prestigiose riviste di medicina a livello mondiale, il risultato finale del protocollo Echelon-2 che ha dimostrato l’efficacia del brentuximab, una immunotossina in cui un chemioterapico è fuso con un anticorpo monoclonale che lo veicola specificamente verso le cellule tumorali che vengono riconosciute selettivamente dall’anticorpo.

Lo studio Echelon-2 ha dimostrato che brentuximab, in sostituzione della vincristina nella chemioterapia standard, migliora la remissione e allunga la sopravvivenza dei pazienti affetti da linfoma T, un gruppo di linfomi particolarmente difficili da curare. L’efficacia è stata dimostrata nei linfomi T che risultano CD30-positivi e che possono quindi costituire un bersaglio specifico per il farmaco. Non si tratta di una soluzione definitiva del problema ma di un significativo passo avanti nel difficile cammino verso la possibilità di guarire i pazienti affetti da linfoma T CD30-positivo.

Lo studio è stato condotto a livello mondiale e ha visto coinvolta, con un ruolo particolarmente attivo, l’U.O.C. di Ematologia dell’ASST Spedali Civili di Brescia diretta dal Dr. Giuseppe Rossi, assieme ad altri 30 Centri fra i più prestigiosi in assoluto per la diagnosi e  cura dei linfomi, provenienti da Stati Uniti, Europa, Australia, Cina e Giappone.

L’ottenimento di tale risultato è stato possibile sia per il grande bacino di utenza, superiore al milione di persone, che afferisce all’U.O.C. di Ematologia dell’ASST Spedali Civili di Brescia, per la diagnosi ed il trattamento di malattie onco-ematologiche, sia per l’alta specializzazione del personale medico ed infermieristico dedicato al trattamento e la cura di rare forme di linfoma, ivi inclusi i linfomi T. Inoltre, la presenza di un Team di ricerca dedicato ha consentito l’avvio, lo svolgimento ed il completamento dello studio nel pieno rispetto di rigide regole internazionali di buona pratica clinica.

I pazienti con linfoma T inseriti nello studio Echelon-2 in Ematologia hanno potuto usufruire dell’efficacia del brentuximab con un anticipo di cinque anni rispetto a quando lo stesso farmaco potrà essere utilizzato in clinica, con il supporto del SSN.

Grazie allo studio Echelon-2, l’impiego del brentuximab è già stato registrato negli Stati Uniti e si spera che, presto, sia reso disponibile anche in Europa e quindi nel nostro Paese: di qui l’importanza che la conduzione di studi clinici sia garantita anche presso Istituzioni Ospedaliere pubbliche, e l’ASST Spedali Civili di Brescia, come dimostrato dallo studio pubblicato, dispone di personale e di Strutture altamente specializzate che consentono l’avvio di studi clinici con farmaci altamente innovativi proposti da Gruppi di Studio o da Industrie Farmaceutiche internazionali, permettendo di mettere a disposizione dei pazienti i nuovi farmaci più promettenti, in tempi rapidi e gratuitamente, senza gravare sul SSN.

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