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Covid-19, il Papa Giovanni XXIII presenta i primi dati sull’utilizzo del Siltuximab

Redazione 3 Aprile 2020
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L’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha presentato i primi risultati sull’utilizzo dell’anticorpo monoclonale Siltuximab nei pazienti affetti da Covid-19.

Siltuximab è un anticorpo monoclonale che blocca l’azione dell’interleuchina, una citochina multifunzionale con espressione elevata in molteplici condizioni infiammatorie, approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense e dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA), oltre che in numerose altre giurisdizioni nel mondo, per il trattamento dei pazienti con malattia di Castleman multicentrica (MCD) negativi al virus dell’immunodeficienza umana (HIV) e all’herpesvirus-8 umano (HHV-8), o MCD idiopatica (iMCD). 
Siltuximab è attualmente in fase sperimentale nei pazienti COVID-19 che hanno sviluppato gravi complicazioni respiratorie, la principale causa di morbilità e mortalità.

I dati interinali presentati, relativi ai primi 21 pazienti trattati con siltuximab e con followup a 7 giorni, mostrano che un terzo (33%, n=7) dei pazienti ha fatto registrare un miglioramento clinico con ridotta necessità di somministrazione di ossigeno, mentre per il 43% (n=9) dei pazienti le condizioni si sono stabilizzate, come indicato dalla mancanza  di cambiamenti clinici rilevanti. Questi dati combinati indicano che oltre i tre quarti dei pazienti trattati con siltuximab (76%, n=16) presentavano condizioni stabili o migliorate della patologia nel corso di questa analisi interinale. 3 (14%) pazienti hanno evidenziato un peggioramento della malattia, mentre 1 (5%) paziente è deceduto e 1 (5%) paziente è stato colpito da un evento cerebrovascolare.

I livelli di proteina C-reattiva (CRP), inoltre, un indice di infiammazione sistemica, sono calati rispetto al basale fino al giorno 5 a seguito del trattamento con siltuximab in tutti i pazienti con sufficienti valori registrati (100%, 16/16), un livello di riduzione confermato in questi pazienti (100%, 16/16) 7 giorni dopo il trattamento con siltuximab. La riduzione della CRP è considerata come un robusto surrogato a indicazione dell’efficacia nell’inibizione dell’IL-6.2

Alessandro Rambaldi, ricercatore dello studio e Direttore dell’unità di Ematologia e del dipartimento di Oncologia ed Ematologia dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha affermato: “Il team del Papa Giovanni XXIII è lieto di condividere questi dati osservazionali preliminari. Non abbiamo ancora identificato e analizzato il gruppo di controllo dei pazienti, ma questi dati iniziali relativi al trattamento con siltuximab offrono informazioni vitali per guidare decisioni sull’uso appropriato di questo farmaco sia nel mondo reale che in nuovi studi sulla malattia da COVID-19, mentre continuiamo nella ricerca sul ruolo potenzialmente svolto dal blocco dell’IL-6. È importante sottolineare che questi dati preliminari e non controllati confermano i livelli elevati dell’IL-6 al basale, accompagnati da livelli elevati anche della CRP al basale ma in riduzione a seguito del trattamento con siltuximab, il che suggerirebbe un ruolo per gli anticorpi monoclonali come possibile strategia terapeutica per questa malattia infettiva fatale. Saranno resi disponibili ulteriori dati sugli altri pazienti, sull’analisi caso-controllo e sul follow-up a 30 giorni relativo alla mortalità”.

Lee Morley, Chief Executive Officer di EUSA Pharma, ha commentato: “Siamo davvero lieti di poter rendere disponibili questi dati preliminari dello studio SISCO e speriamo che questi risultati possano aiutare a guidare le decisioni per il trattamento nel mondo reale nel corso di questa situazione di emergenza critica. Nostro obiettivo è impegnarci in ulteriori studi per la ricerca sul potenziale offerto da siltuximab per i pazienti affetti da gravi complicanze da COVID-19 e rendere disponibili altri dati non appena possibile. Siamo estremamente grati al team del Papa Giovanni XXIII di Bergamo per l’impegno straordinario nel condurre lo studio SISCO e nella raccolta di questi dati interinali in circostanze estremamente difficili”.

Fonte: www.asst-pg23.it

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