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Immunità di gregge e coronavirus: cos’è e come funziona

Redazione 8 Aprile 2020
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Si è sentito parlare spesso in questo periodo del concetto di immunità di gregge come arma per sconfiggere il coronavirus e diminuire progressivamente il numero dei contagi (soprattutto in riferimento al Regno Unito). Ma cosa vuol dire? Ed è davvero una soluzione efficace? 

Il professor Fabrizio Pregliasco, virologo presso l’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario all’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, ci spiega cosa vuol dire immunità di gregge e come funziona questo principio.

Cos’è l’immunità di gregge

“Con questa espressione – spiega il virologo -, si intende quella situazione in cui i soggetti immuni ad un determinato patogeno (o perché sono vaccinati o perché l’hanno già contratto) rendono difficile al virus la diffusione, immunizzando in maniera indiretta anche quei pochi soggetti ancora esposti”. 

Immunità di gregge, coronavirus e vaccino

“Nella situazione attuale, tuttavia, è difficile che la soluzione dell’immunità di gregge si possa applicare soprattutto, perché non esiste ancora un vaccino per il coronavirus e, di conseguenza, nessuna persona vaccinata. 

Questa immunità si verifica nel momento in cui il nostro organismo comincia a sviluppare solidi anticorpi che creano una barriera nei confronti della malattia, e questo avviene appunto con l’assunzione di un vaccino. 

La percentuale di immunizzati: quando si raggiunge l’immunità di gruppo

L’immunità di gregge si ottiene quando una certa percentuale della popolazione è immunizzata e si raggiunge una data soglia per l’immunità: “Ricordo che la soglia per l’immunità è diversa da malattia a malattia e per quelle più contagiose, come appunto il COVID-19, deve essere senz’altro altissima (circa il 95% dei soggetti immunizzati). 

In ogni caso, qualsiasi dato rilevato, soprattutto relativo all’immunità, per avere certezza deve essere sempre accuratamente verificato e comprovato”.

Si arriverà all’immunità di gregge in Italia e nel resto del mondo?

Risponde il virologo: “Non è escluso che, col tempo, si arriverà a questa situazione ma, al momento, siamo ancora lontani. 

L’attuazione di sistemi di mitigazione, cioè di misure restrittive adottate da ciascuna nazione per limitare il più possibile i contatti e quindi eventuali contagi, sta procedendo sulla buona strada e sta dando i primi risultati positivi. 

Basti vedere la situazione del calo dei contagi a Wuhan o, più vicino a noi, a Codogno, epicentro del contagio in Italia”. 

Le nostre armi: rispetto delle disposizioni, impegno di ospedali e personale sanitario 

In attesa di un vaccino e della raggiungimento dell’immunità di gregge quali strumenti abbiamo contro il contagio? 

“Ora, la nostra unica arma è il proprio senso di responsabilità e il rispetto delle disposizioni date dallo Stato: restare a casa e limitare il più possibile i contatti – risponde il professor Pregliasco -. 

Solo così, pian piano, si cercherà di abbassare la velocità di diffusione del virus, il quale perderà aggressività ed efficacia in termini di contagio, garantendo una gestione della situazione più ordinata. Questo lo si potrà già constatare all’interno di quelle zone dove la diffusione del virus è minore e più contenuta. 

Anche la situazione all’interno degli ospedali sta vedendo uno spiraglio di luce: grazie alla generosità di molti donatori, in diverse strutture pubbliche e private italiane non solo sono stati implementati posti letto per l’assistenza ai pazienti più gravi, ma sono state addirittura allestite da zero intere Terapie intensive

Senza contare, naturalmente, l’impegno quotidiano e lodevole del nostro personale medico e della loro impagabile forza di volontà. Questo è un esempio molto bello di collaborazione e coesione tra le persone verso un obiettivo comune.

Incoraggio sempre a mantenere questa determinazione e questa forza anche nel rispettare le indicazioni dello stato e, soprattutto, di continuare a osservare un’igiene personale accurata”.

Fonte: www.grupposandonato.it

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