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Galeazzi, la nuova formazione medica è virtuale

Redazione 1 Giugno 2020
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All’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi la formazione medica si fa con visori, controller e realtà virtuale: ecco il futuro sostituto dei percorsi di training tradizionali.

Vi sareste mai immaginati di vedere un chirurgo o un infermiere indossare un visore e dei controller ed esercitarsi in una sala operatoria virtuale? 

Tutto questo, all’Istituto Ortopedico Galeazzi, è realtà grazie ad un’intuizione del dottor Andrea Luca, specialista in Ortopedia e Chirurgo Vertebrale presso l’Unità operativa di Chirurgia Vertebrale III, che racconta le origini di questo avveniristica iniziativa e spiega perché in futuro potrebbe rappresentare un valido sostituto dei percorsi di training tradizionali.

Come nasce l’idea 

“L’idea è nata, inizialmente, da mie necessità personali, pensando al mio periodo di formazione come medico e chirurgo – spiega il dottore -: avevo girato tanti luoghi, sia in Italia, sia all’estero, e sono stato via a lungo, con il risultato di un dispendio notevole in termini di tempo e di risorse. 

Da questa mia esperienza è emerso il forte desiderio di ottimizzare il percorso di formazione rendendolo il più agevole possibile e fornendo un valido strumento per il training del personale medico e non, che sfruttasse le emergenti tecnologie e che rendesse il loro path più accessibile.  

Con questa esigenza in mente ho iniziato a pensare a una valida alternativa di esercitazione sul campo: un training virtuale che permettesse a chiunque di parteciparvi in maniera più immediata e di apprendere le stesse nozioni rispetto a un training tradizionale”. 

Un percorso, al momento prevalentemente rivolto ai chirurghi vertebrali, che rappresenta un ottimo strumento di crescita professionale e qualitativa; un percorso che si può senz’altro pensare di declinare anche ad altre branche mediche e non (es. figure paramediche) per raggiungere gli obiettivi di trasferimento di nozioni e di miglioramento dei percorsi educativi per il personale. 

“La prima volta che ho iniziato a pensare in maniera realistica a questo progetto, quindi come un vero processo di sviluppo, è stato nel dicembre 2018 – continua il dottor Luca -:  ho dapprima fondato una mia start-up personale Hyper Surgery, con la quale abbiamo iniziato il processo di ricerca e sviluppo per capire come approcciare le numerose problematiche correlate al progetto e, una volta creati dei modelli funzionali, li abbiamo sottoposti all’attenzione di Gruppo San Donato

Nel giugno 2019, con una piattaforma già semi definitiva, il progetto è stato presentato all’Istituto Ortopedico Galeazzi il quale ha deciso di supportare le successive necessarie fasi di sviluppo attraverso un Progetto di ricerca finanziato. A partire dal 2020 siamo riusciti finalmente a dare alla luce il primo simulatore per la chirurgia vertebrale, per una specifica procedura chirurgica ovvero l’approccio laterale mini-invasivo alla colonna vertebrale lombare”. 

Parallelamente, oltre alla collaborazione con GSD, il gruppo del dottor Luca ha iniziato a collaborare anche con altre realtà che hanno manifestato interesse. Per lo più aziende del settore con un’alta vocazione educazionale, allo scopo di dare massima visibilità e massima diffusione al progetto. 

“A questo proposito, è stata ultimata di recente la prima procedura relativa esclusivamente alla chirurgia vertebrale ed è pronto per essere utilizzato!”, aggiunge l’esperto. 

Come funziona il training 

Innanzitutto, è necessario allestire una work station, costituita da:

  • un pc portatile; 
  • un visore per la realtà virtuale;
  • due controller;
  • un device aptico, cioè un braccio meccanico che permette di simulare con più precisione determinati gesti chirurgici (ultimo acquisto del Galeazzi). 

La work station è quindi estremamente maneggevole e trasportabile, in più non sono richiesti spazi importanti o specificatamente dedicati al training (una stanza è più che sufficiente). 

“Il percorso si divide in diverse fasi – specifica l’esperto – si comincia con un entry level test, allo scopo di testare le competenze dei partecipanti al corso; successivamente si passa alla procedura vera e propria in realtà virtuale che si basa, fondamentalmente, su una parte di gestione dell’ambiente e della sala operatoria e su una parte specificatamente chirurgica

Al termine di questi due step, si ha una rivalutazione della procedura effettuata sulla base degli outcome prodotti (risultati della performance generati dal software, ndr). Il concetto dietro il quale si basa il processo di apprendimento della training virtuale avviene attraverso l’identificazione degli eventuali errori effettuati durante la procedura e il successivo affinamento della tecnica

A fine corso, le conoscenze di ciascun partecipante vengono messe alla prova attraverso un test di valutazione della procedura”. 

In genere, un training ha la durata di circa 2/3 ore a persona (massimo mezza giornata) a seconda che si voglia seguire prima una parte introduttiva, in base al format scelto. 

“L’ideale sarebbe creare un collegamento tra la parte virtuale e la parte in sala operatoria – commenta Luca -: la parte di preparazione la si affronta in virtuale, mentre la parte dal vivo la si affronta direttamente ‘sul campo’. 

Molti chirurghi, provenienti da altre strutture, vengono già in Galeazzi per assistere a questa procedura in sala operatoria: sarebbe un valore aggiunto al processo di formazione affiancare questa nuova metodologia di training ai percorsi tradizionali. 

Uno dei vantaggi di questa procedura è la sua riproducibilità: può essere sia ripetuta da più persone e più volte nel corso di una stessa giornata sia da una stessa persona proprio per rafforzare i processi di apprendimento. L’importante è che ci siano a disposizione una stanza e un istruttore in grado di guidare la procedura in Virtuale”. 

I vantaggi del Virtual Lab  

La realtà virtuale presenta rispetto ai laboratori tradizionali è, prima di tutto, la possibilità di generare complicanze: un cadavere, essendo tale, non reagisce correttamente alle sollecitazioni del chirurgo (così come dovrebbe fare un corpo vivo); in questo modo, verrebbe a mancare uno dei pilastri dei processi di apprendimento cioè il principio di azione-reazione. 

Se non c’è reazione è impossibile capire se si è commesso un errore o meno e, per il partecipante, è difficile capire in cosa ha sbagliato per migliorarlo. Inoltre, con la realtà virtuale è possibile ricreare una particolare patologia o condizione ad hoc mentre un cadavere donato alla scienza non è detto che presenti le caratteristiche necessarie allo scopo del training stesso. 

Un ulteriore vantaggio è che, utilizzando la realtà 3D, si eviterebbero training su animali non solo per un valore etico-morale, ma anche per un contenimento dei costi di realizzazione».

Gli obiettivi futuri 

«Il nostro prossimo obiettivo – conclude il dottor Luca – è quello di trovare le risorse per creare una ‘libreria’ che contenga tutte le procedure necessarie al training chirurgico, insieme a un ventaglio di procedure di livello di complessità medio-alto. 

Tutto questo non solo in chirurgia vertebrale, ma anche in tutti gli altri ambiti della medicina, in modo tale da garantire un training specifico di supporto con la possibilità di usufruire di un maggior numero di strumenti”.

Fonte: www.grupposandonato.it

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