Tra gli anziani che seguono con costanza la dieta mediterranea, i ricercatori hanno riscontrato livelli più alti di due microproteine mitocondriali, humanin e SHMOOSE, collegate alla protezione delle cellule e a una diminuzione dei marcatori di stress ossidativo. Lo studio, condotto dal USC Leonard Davis School of Gerontology, ha esaminato campioni di sangue di 49 adulti anziani con un'età media di circa 78 anni, tutti con fibrillazione atriale. I dati mostrano che chi si avvicina di più alla dieta mediterranea presenta concentrazioni più alte di entrambe le microproteine e valori più bassi di indicatori di stress ossidativo (ScienceDaily).
La dieta mediterranea si distingue per il consumo frequente di olio d'oliva, pesce, legumi, frutta, verdura e cereali integrali. In passato è stata collegata a un rischio ridotto di malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2. Questa nuova ricerca si è focalizzata sul rapporto tra questa alimentazione e la presenza di humanin e SHMOOSE, due microproteine prodotte dai mitocondri, le strutture cellulari che generano energia. Humanin e SHMOOSE sono piccoli peptidi derivati da istruzioni genetiche mitocondriali e attirano sempre più attenzione per il loro possibile ruolo nella resilienza cellulare e nei processi di invecchiamento.
Risultati dello studio e limiti interpretativi
Chi seguiva più fedelmente la dieta mediterranea aveva livelli più alti di humanin e SHMOOSE rispetto a chi adottava altre abitudini alimentari. L'analisi ha rilevato che consumare almeno un cucchiaio di olio d'oliva al giorno, tre porzioni di pesce a settimana e due porzioni di legumi a settimana si associava a livelli più elevati di humanin. Per SHMOOSE, le associazioni più marcate riguardavano l'assunzione di olio d'oliva e il consumo di meno di una porzione di pane bianco al giorno, suggerendo un ruolo della riduzione dei carboidrati raffinati (Yahoo Health).
Lo studio ha anche osservato che livelli più alti di humanin si accompagnavano a una minore attività dell'enzima Nox2, coinvolto nella produzione di molecole che favoriscono lo stress ossidativo. Questo processo può danneggiare le cellule e contribuire all'invecchiamento e alle malattie croniche. Il dato suggerisce un possibile meccanismo biologico attraverso cui la dieta mediterranea potrebbe incidere sulla salute cellulare, anche se non è stata dimostrata una relazione causale diretta.
Gli autori precisano che si tratta di uno studio osservazionale su un campione ristretto e specifico (49 anziani con fibrillazione atriale): non si può quindi affermare che la dieta mediterranea sia la causa diretta dell'aumento di queste microproteine o della prevenzione delle malattie. I risultati mostrano un'associazione, non una prova di beneficio clinico diretto. Non sono state introdotte modifiche alle linee guida alimentari o raccomandazioni terapeutiche sulla base di questi dati, e non risultano decisioni regolatorie o trial clinici randomizzati collegati a queste scoperte (Karar).
Serviranno altri studi su campioni più ampi e diversificati, con interventi dietetici controllati e misurazioni ripetute nel tempo, per chiarire se modifiche alimentari possano davvero influenzare questi meccanismi molecolari e quali siano le implicazioni pratiche per la salute. Fonte: Roberto Vicinanza et al., "Mediterranean diet adherence is associated with mitochondrial microproteins Humanin and SHMOOSE; potential role of the Humanin–Nox2 interaction in cardioprotection", Frontiers in Nutrition, 2026. Per ulteriori dettagli, si rimanda anche alla copertura originale su Medical Dialogues.