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Artrosi e artrite, le differenze tra sintomi e terapie

Redazione 31 Ottobre 2019
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Parliamo di malattie reumatiche, e più nel dettaglio di artrosi e artrite che spesso vengono confuse l’una con l’altra, con il Professor Selmi di Humanitas.

Le malattie reumatiche sono oltre 150 e se un tempo venivano considerate patologie dell’età avanzata, oggi la diagnosi riguarda sempre più spesso pazienti giovani (in particolare donne in età fertile) anche grazie alla diagnosi più precoce delle malattie di natura autoimmune come l’artrite reumatoide o il lupus eritematoso sistemico.

Di artrosi artrite parliamo con il professor Carlo Selmi, Responsabile di Reumatologia e Immunologia clinica di Humanitas e docente di Humanitas University, che sottolinea: “Artrosi e artrite sono due malattie ben distinte e sebbene possano avere qualche punto in comune, si distinguono per la presenza o meno di infiammazione a livello dell’articolazione”.

Artrosi, una malattia cronica caratterizzata dal dolore

L’artrosi è una patologia reumatica legata all’usura dell’articolazione. La sintomatologia che la caratterizza è di lunga durata: il dolore artrosico (che chiamiamo anche meccanico) dura generalmente per molti anni e peggiora all’uso dell’articolazione; è un dolore spesso asimmetrico, per esempio tra le due ginocchia, i due polsi, le due mani. Altri sintomi sono la presenza di scrosci a livello dell’articolazione e l’instabilità della stessa dopo inattività.

L’artrosi interessa soprattutto la colonna vertebrale (cervicale e lombare); le ginocchia e le anche (articolazioni da carico); le mani e in particolare il pollice, con un dolore che insorge per esempio quando il paziente impugna una penna, cerca di utilizzare alcuni strumenti – come un apriscatole – o di aprire una bottiglia”, spiega il professor Selmi.

I fattori di rischio per l’artrosi

“Quando parliamo di carico, nel nostro organismo facciamo riferimento al peso e proprio il peso rappresenta il principale fattore di rischio modificabile tra quelli responsabili di artrosi. Altri fattori di rischio, non modificabili però, sono per esempio la storia familiare, l’invecchiamento e il sesso femminile, come spesso avviene in Reumatologia”, continua lo specialista.

Come si effettua la diagnosi?

“Per la diagnosi è necessario sottoporsi a visita reumatologica, dove lo specialista ascolterà i sintomi riferiti dal paziente, cercherà di riconoscere il tipo di dolore verificando se è riconducibile all’artrosi e inviterà il paziente a effettuare una radiografia, che rappresenta l’esame di elezione per la diagnosi.

Anche laddove la radiografia rivelasse la presenza di artrosi, però, è fondamentale comprendere l’entità del dolore per la scelta terapeutica. È infatti la presenza dei sintomi a guidare il percorso del singolo paziente: dai farmaci antidolorifici all’intervento chirurgico per l’impianto protesico”.

Come si controlla la malattia?

“Oggi purtroppo non è ancora possibile curare l’artrosi, ciò che possiamo fare è intervenire sul dolore cercando di controllarlo attraverso una terapia sistemica o infiltrativa locale con acido ialuronico, un lubrificante che migliora la funzione dell’articolazione. In generale va incoraggiato uno stile di vita corretto con il controllo del peso corporeo, mentre in casi avanzati la protesi è la terapia risolutiva. L’uso invece di supplementi per la cura dell’artrosi ha risultati molto modesti”, sottolinea il professor Selmi.

Artrite, una malattia di natura infiammatoria

“Parliamo invece di artrite quando il problema è di natura infiammatoria e dunque abbiamo un’infiammazione a livello dell’articolazione che si manifesta in particolare con gonfiore, dolore e rigidità ma che rappresenta il segnale di una malattia che colpisce tutto l’organismo.

Il dolore legato all’artrite poi, a differenza di quello artrosico, peggiora a riposo e dunque questo rappresenta un campanello d’allarme.

Un altro segnale da non sottovalutare è una rigidità mattutina prolungata. Svegliarsi un po’ più rigidi e meno elastici è del tutto normale, ma se la rigidità si prolunga oltre i 30-60 minuti è meglio consultare un reumatologo.

L’artrite può interessare persone di ogni età e se non opportunamente gestita può peggiorare, compromettendo anche la capacità di eseguire semplici movimenti quotidiani. Esistono diversi tipi di artrite, come l’artrite reumatoide, l’artrite gottosa o quelle associate a malattie come la psoriasi o il lupus eritematoso sistemico”, spiega il professor Selmi.

Le cause dell’artrite e i fattori di rischio

“Le cause dell’artrite non sono ancora del tutto chiarite, sembra giochino un ruolo diversi fattori, genetici, ambientali, legati allo stile di vita. Alcune forme sono poi caratteristiche del sesso femminile, pertanto anche il genere (per via della produzione ormonale) sembra essere coinvolto.

Per quanto riguarda l’artrite reumatoide, per esempio, nel circa l’80% dei pazienti che ne soffre è presente il fattore reumatoide, un autoanticorpo prodotto dal sistema immunitario che riconosce erroneamente come estranei i tessuti dell’organismo e pertanto li attacca. La sua presenza è dunque un indicatore di infiammazione e di autoimmunità. Anche gli anticorpi contro le proteine citrullinate (ACPA/anti-CCP) agiscono secondo lo stesso meccanismo”.

Come si effettua la diagnosi?

Lo specialista nel corso della visita reumatologica traccerà un quadro del paziente ed effettuerà una valutazione dei segni dell’infiammazione (dolore, gonfiore, rigidità), al fine di comprendere se il paziente soffra di artrite e di quale tipologia di artrite. A seconda del paziente poi, suggerirà l’esecuzione di esami clinici e strumentali che si basano su Radiografia per valutare la presenza di erosioni, ecografia e Risonanza Magnetica per valutare l’infiammazione e quindi la sinovite.

Il trattamento dell’artrite

“A seconda della diagnosi e dunque del tipo di artrite, il paziente riceverà il trattamento più adatto. L’obiettivo è quello di ridurre la sintomatologia e garantire al paziente la miglior qualità di vita possibile. Oggi abbiamo molti strumenti per garantire una qualità della vita eccellente a chi soffre di artrite reumatoide, a partire da un uso oculato e breve dei cortisonici fino al methotrexate e ai farmaci biologici o le piccole molecole. Questi ultimi sono disegnati per colpire in modo preciso bersagli immunologici e hanno rivoluzionato la terapia dell’artrite reumatoide e di quella psoriasica”, ha concluso il professore.

Fonte: www.humanitas.it

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