Blocchi compatti di piselli, confezioni ricoperte di brina e gelati deformati possono segnalare problemi nella conservazione dei surgelati. Recenti attacchi informatici hanno alterato a distanza le temperature dei sistemi di refrigerazione in supermercati europei, coinvolgendo anche punti vendita italiani. Tra ottobre e novembre 2026, una serie di attacchi informatici ha colpito i sistemi di refrigerazione di supermercati in almeno nove paesi europei: Francia, Belgio, Estonia, Finlandia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia. Sono arrivate segnalazioni anche dalla Germania. In Francia, l'attacco ha coinvolto centinaia di supermercati e negozi indipendenti. In alcuni casi le temperature dei frigoriferi sono salite fino a 50°C, causando perdite alimentari e, in alcune situazioni, incendi. Secondo Associated Press, i responsabili hanno preso il controllo remoto dei sistemi di refrigerazione. Questo ha messo in luce una vulnerabilità legata alla gestione da remoto degli impianti collegati alle reti dei negozi o a sistemi di manutenzione esterni. I prodotti esposti a queste escursioni termiche sono stati scartati dai rivenditori dopo l'incidente. Non risultano casi confermati di vendita di alimenti compromessi ai consumatori.
La temperatura di conservazione dei surgelati deve restare a -18 gradi, con oscillazioni limitate secondo la normativa. Un banco frigorifero troppo pieno ostacola la circolazione dell'aria fredda e può compromettere la sicurezza degli alimenti. Controllare il termometro dell'espositore e verificare che le confezioni non superino la linea di massimo carico sono pratiche raccomandate. Durante gli attacchi informatici, in alcuni supermercati europei le temperature di frigoriferi e congelatori sono salite fino a 50°C, come riportato da un punto vendita ICA Kvantum in Svezia. In Belgio, alcuni congelatori hanno raggiunto circa 15°C, mentre un magazzino di surgelati è passato da -20°C a -10°C, secondo EFE English. Gli attacchi sono stati condotti tramite accesso remoto ai computer collegati ai sistemi di refrigerazione. Gli hacker hanno modificato i set point o attivato la modalità di sbrinamento, causando così l'innalzamento delle temperature interne.
Come individuare i segnali di scongelamento
Non esiste un metodo visivo sicuro per capire se un surgelato sia stato scongelato e poi ricongelato. Tuttavia, molta brina o grossi cristalli di ghiaccio sulla superficie e all'interno della confezione possono indicare oscillazioni di temperatura. Secondo il ministero della Salute, confezioni bagnate, deformate o ricoperte di brina sono segnali da non ignorare. Un altro indizio è la consistenza: prodotti come piselli, fagiolini o patatine dovrebbero restare separati. Se scuotendo la confezione si percepisce un unico blocco, potrebbe esserci stato un parziale scongelamento seguito da ricongelamento. Nei gelati, deformazioni, cedimento o deformazione del prodotto o la presenza di uno strato anomalo di ghiaccio sono segnali di sbalzi termici.
La confezione stessa può dare informazioni utili: confezioni di cartone deformate o con evidenti tracce di umidità, presenza di ghiaccio anomalo o tracce di liquido ricongelato suggeriscono problemi di conservazione. Tuttavia, secondo quanto riportato da BBC News e da altre fonti internazionali, l'aspetto visivo da solo non basta a stabilire la sicurezza del prodotto. La formazione di ghiaccio o la deformazione possono dipendere anche dal tipo di confezionamento e dalla manipolazione.
Rischi microbiologici e sicurezza alimentare
Il congelamento rallenta la proliferazione dei batteri ma non elimina quelli già presenti. Se la temperatura sale, i microrganismi possono riprendere a moltiplicarsi. Ricongelare un alimento dopo uno scongelamento non elimina i rischi: il freddo non sterilizza e i batteri patogeni possono non alterare colore o odore del prodotto. Per questo motivo, osservare e annusare non basta a garantire la sicurezza. Non è consigliato assaggiare un alimento sospetto.
Tra i rischi principali ci sono la Listeria monocytogenes, capace di moltiplicarsi anche a basse temperature e responsabile di infezioni gravi nei soggetti fragili e in gravidanza, e la Salmonella, che può proliferare in condizioni favorevoli, soprattutto nel pollame e nelle uova. Il Campylobacter, presente nel pollame, può sopravvivere e causare infezioni se la carne non viene cotta adeguatamente. Nel pesce, specie come tonno, sgombro, sardine e alici, la conservazione a temperature inadeguate può portare all'accumulo di istamina. Questa sostanza non viene distrutta dalla cottura o dal congelamento e può provocare la sindrome sgombroide, con sintomi simili a una reazione allergica.
La sicurezza alimentare richiede attenzione anche dopo l'acquisto. Il ministero della Salute raccomanda di acquistare i surgelati per ultimi, trasportarli in borse termiche e riporli rapidamente nel congelatore domestico. Queste precauzioni aiutano a evitare interruzioni della catena del freddo tra il supermercato e la cucina di casa. In occasione degli attacchi informatici del 2026, i supermercati coinvolti hanno eliminato tutti i prodotti potenzialmente compromessi, senza immetterli in vendita, come confermato da CNBC e da Agence France-Presse. Non sono stati segnalati casi di malattie alimentari direttamente collegati agli incidenti e non sono stati pubblicati richiami ufficiali da parte delle autorità italiane.
Cosa fare in caso di sospetto
Se si trova una confezione sospetta al supermercato, la scelta più prudente è non acquistarla e segnalare l'anomalia al personale. Se il prodotto è già stato comprato, è opportuno evitarne il consumo in presenza di dubbi sulla conservazione, documentare le condizioni della confezione e rivolgersi al punto vendita. In caso di sospetto problema di sicurezza alimentare, il consumatore può presentare una segnalazione al servizio di igiene degli alimenti dell'Asl competente o ai NAS dei Carabinieri, conservando informazioni su prodotto, lotto e scontrino.
Per approfondire altri rischi alimentari legati a carenze nutrizionali, si può consultare quanto riportato qui su sintomi e conseguenze della carenza di vitamina C.