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Niguarda e San Raffaele: la storia di Sara, salvata dalla leucemia grazie al figlio

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Redazione 11 Gennaio 2019
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Una storia che vale la pena condividere direttamente dal Niguarda: una madre che scopre di soffrire di leucemia mieloide acuta, prima curata ma poi di nuovo ritornata per una recidiva.

L’unica speranza stava nel trapianto di midollo ma i tempi erano troppo stretti per trovare un donatore compatibile nel mondo. Per questo Sara è stata arruolata in uno studio all’epoca sperimentale e avveniristico, avviato al San Raffaele. Era l’estate del 2012 quando le sono state trapiantate le cellule staminali emopoietiche da suo figlio, Andrea, compatibile solo al 50%. Si chiama trapianto “aploidentico” ed è simile a quello che in questi giorni sta dando speranze al piccolo Alex, trasportato al Bambino Gesù di Roma dal Regno Unito. A salvarla è stata la sperimentazione avvenuta in quel periodo dagli scienziati del San Raffaele del gene “suicida” inserito all’interno dei linfociti del donatore, attivabile con un farmaco in caso di “ribellione” contro al donatore (che porterebbe anche alla morte). Il nome scientifico è TK e solo dal 2018 è una terapia approvata e rimborsata in solo in Italia e in Germania dal Servizio sanitario nazionale. Il trapianto, pur curando la leucemia mieloide acuta, stava dando rigetto e proprio il farmaco in questione ha garantito il lieto fine.

Il racconto completo sul sito dell’Ospedale Niguarda

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