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Allattamento al seno: un gesto naturale ricco di benefici

Redazione 3 Maggio 2021
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Il latte materno è un alimento vivo, unico e completo, capace di soddisfare velocemente la sete e la fame del neonato: con gli specialisti dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri vediamo quali sono i benefici dell’allattamento al seno, cosa dovrebbe mangiare una mamma che allatta e alcuni utili consigli.

Il latte della mamma è sempre pronto all’uso e alla giusta temperatura, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Non rappresenta una spesa, in quanto è “gratis”. Inoltre, ha la caratteristica di essere assorbito e digerito molto facilmente dai bambini.

Bere latte materno offre al neonato molti benefici: riduce il rischio di avere disturbi come asma, allergie, malattie infettive e anemia, e favorisce la sopravvivenza nei neonati prematuri.

Bere latte materno ha effetti non solo nell’immediato, ma anche a lungo termine: un bambino allattato al seno, infatti, avrà una percentuale di rischio di gran lunga minore di sviluppare malattie non solo durante la prima infanzia ma anche durante lo sviluppo e in età adulta.

L’allattamento al seno è un impegno vero e proprio che occupa una mamma 24 ore al giorno e 7 giorni su 7 ma che può dare grandi soddisfazioni!

Di che cosa è fatto il latte materno?

La composizione del latte della mamma cambia in maniera naturale in base alle esigenze del piccolo: è considerato, quindi, un alimento in continua evoluzione, ideale per una corretta crescita e una buona salute del neonato. Nessun altro alimento è in grado di fornire gli elementi nutritivi necessari e sufficienti a regolare lo sviluppo fisico e mentale di un bambino e a proteggerlo dalle malattie.

Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Salute, il latte materno deve essere alimento esclusivo e insostituibile per i primi sei mesi di vita del bambino.

Alimenti complementari devono essere introdotti a partire dai sei mesi, momento in cui il bambino inizierà un graduale svezzamento. Da questo momento in poi la mamma può comunque continuare ad offrire il proprio latte fino a quando lei e il bambino lo desiderano: l’OMS, infatti, consiglia di proporre al bambino il latte materno almeno fino ai due anni.

Si distinguono tre tipi di latte materno:

  • il colostro, prodotto dal 1° al 6° giorno di vita del bambino;
  • il latte di transizione, prodotto dal 6° al 14° giorno;
  • il latte maturo, prodotto dal 15° giorno in poi.

Subito dopo il parto, il corpo della mamma produce un primo “tipo” di latte, in piccole quantità, denso e giallastro, che si chiama colostro. Il colostro è ricco di anticorpi, proteine, sali minerali e moltissimi altri nutrienti e fattori di crescita, tutti utili al neonato. Questo primo latte rappresenta tutto quanto serve al piccolo fino all’arrivo della montata lattea, che generalmente si presenta tra il secondo e il quarto giorno dopo il parto.

Il colostro è quindi un primo alimento molto energetico perché dà sostentamento al piccolo che ha appena compiuto un’attività piuttosto faticosa, la nascita. In particolare, gli anticorpi che il neonato riceve attraverso il primo latte materno sono essenziali per combattere i primi attacchi di agenti patogeni.

Il sistema immunitario del neonato, infatti, è immaturo e il latte materno con i suoi anticorpi “ne fa le veci”.

Cinque o sei giorni dopo il parto, il latte materno comincia a cambiare la sua composizione: non si chiama più colostro ma latte di transizione. Il latte di transizione è meno ricco in proteine e sali minerali e contiene più zuccheri e grassi: diventa quindi un latte più calorico. Le necessità energetiche del neonato infatti cambiano e il latte materno si adatta di conseguenza.

Quindici giorni dopo il parto, il latte diventa “maturo”, raggiungendo la sua composizione standard che sarà mantenuta fino al momento dello svezzamento. Il latte maturo è ricco di lipidi e di carboidrati, con una percentuale inferiore di proteine e sali minerali.

Quali sono le proprietà del latte materno?

L’allattamento al seno presenta numerosi vantaggi sia per il bambino che per la mamma.

Alcuni vantaggi che la mamma trae dall’allattamento sono:

  • recupero più veloce delle condizioni fisiologiche uterine pre-gravidanza, grazie alla suzione del bambino: infatti, più il bambino succhia più aumentano i livelli di ossitocina, un ormone che fa contrarre l’utero;
  • recupero del peso forma: la produzione di latte, rappresenta un dispendio energetico notevole per la mamma per cui i chili presi in gravidanza vengono persi più facilmente. Infatti, i grassi accumulati durante i nove mesi di gestazione vengono utilizzati per la produzione del latte;
  • protezione dall’osteoporosi e minor rischio di sviluppare tumore al seno e alle ovaie;
  • benessere psicologico e fisico della mamma e del neonato in quanto migliora il rapporto madre-bambino in un momento molto delicato, il post parto.

PROPRIETÀ NUTRITIVE DEL LATTE MATERNO

Il latte materno contiene proteine, lipidi, sali minerali e zuccheri in quantità e proporzioni adeguate alle necessità del bambino in ogni suo momento di crescita.

L’unico elemento che può essere considerato carente in questo alimento è il ferro. Questa carenza comunque potrebbe essere giustificata da una strategia adottata dalla natura per evitare la proliferazione di batteri intestinali dannosi. La presenza di Escherichia coli, ad esempio, dipende dalla presenza di ferro, mentre quella dei lattobacilli simbionti, che proteggono l’organismo del neonato dalle infezioni, invece, non dipendono da questo elemento.

Durante il periodo trascorso nell’utero materno, comunque, il bambino fa scorta di tutto quello che gli permetterà poi di affrontare il periodo di allattamento, senza andare incontro a nessun tipo di carenza.

Il latte materno, inoltre, sembra avere un ruolo preventivo nella comparsa dell’obesità precoce. I grassi, infatti, “compaiono” nel latte solo verso la fine della poppata, portando il piccolo a staccarsi perché sazio.

PROPRIETÀ ANTINFETTIVE DEL LATTE MATERNO

Una proprietà assolutamente inimitabile del latte materno è quella immunitaria. La presenza di globuli bianchi e anticorpi rendono questa bevanda una vera e propria protezione per il neonato che diventa capace di sconfiggere agenti patogeni presenti nell’ambiente esterno.

La presenza poi di lattoferrina, lisozima e cellule immunocompetenti favorisce la proliferazione di batteri intestinali che aiutano il piccolo a eliminare i virus che causano le gastroenteriti.

PROPRIETÀ ANTIALLERGICHE DEL LATTE MATERNO

Salvo rarissime eccezioni, nessun bambino sviluppa allergie nei confronti del latte materno. Anzi, al contrario, l’allattamento al seno sembra proteggere il bambino da allergie alimentari in età adulta. I primi contatti con gli alimenti, infatti, avvengono in maniera graduale, così che il sistema immunitario abbia il tempo di svilupparsi.

Cosa deve mangiare una mamma che allatta?

Una mamma che allatta deve in generale mangiare sano e assumere un’adeguata quantità di liquidi. Non è necessario, infatti, rinunciare a cibi particolari, né seguire una dieta specifica, prediligendo solo verdure o solo proteine per riuscire a perdere peso. L’importante è non eccedere in nulla.

Il mito “mangiare per due” è da sfatare: in realtà è sufficiente mangiare solo poco di più al giorno per provvedere ai bisogni della mamma e del bambino. È necessario seguire una dieta varia e bilanciata, ricca di alimenti di origine vegetale (come legumi, frutta e verdura) e di alimenti ricchi in proteine, sia animali che vegetali.

Alla dieta abituale della mamma vanno aggiunte circa 500 kilocalorie e 17 grammi di proteine in più al giorno nei primi sei mesi di vita del bambino; poi, 11 grammi di proteine in più al giorno.

Inoltre, la produzione di latte, sia in termini di quantità che di qualità, è quasi del tutto indipendente dall’alimentazione materna. Solo quando la mamma presenta una grave situazione di malnutrizione, la produzione e la composizione del latte potrebbero risentirne.

È importante assicurare un adeguato apporto idrico, assumendo acqua e bevande come latte, spremute o centrifugati di frutta fresca. Meglio evitare bevande alcoliche: la birra, ad esempio, non “fa latte”! È consentito bere un bicchiere di vino durante i pasti avendo però poi l’accortezza di aspettare 2 ore prima di allattare il proprio bambino. Anche il caffè andrebbe assunto con moderazione: non più di due tazzine di caffè al giorno, preferibilmente sempre lontano dalle poppate.

Abitudini alimentari scorrette possono rappresentare un rischio per l’allattamento portando alla comparsa o all’aggravamento di condizioni già presenti come sovrappeso, obesità, diabete, malattie cardiovascolari, ipertensione o disturbi gastrointestinali.

Alcuni cibi, come spezie e aromi vari, possono modificare il sapore del latte. Nonostante questo sia molto soggettivo, può succedere che alcuni neonati non apprezzino il latte dal sapore un po’ troppo “aromatizzato”! Aglio, acciughe, ketchup, asparagi, cavoli, cipolle, curry, gorgonzola, peperoni e zenzero… sono tutti cibi capaci di variare il sapore del latte. Questo però non significa che questi cibi siano controindicati: al contrario, se la mamma che allatta ha una alimentazione varia può indirettamente educare il suo bambino a diversi sapori. E’ ovvio che non saremo capaci di prevedere quali saranno i suoi gusti, per questo motivo è buona regola osservare le reazioni del lattante, adeguando di conseguenza l’alimentazione materna.

L’allattamento al seno è una vera occasione per i bambini per imparare a conoscere odori e sapori diversi. Quindi, se la mamma impara ad includerli in maniera pacata e graduale nella propria dieta, abituerà probabilmente anche il piccolo.

Alcuni consigli per un buon allattamento al seno

QUANTO DEVONO DURARE LE POPPATE?

Durante i primi giorni il bambino va tenuto quanto più possibile vicino alla mamma: è proprio la suzione, infatti, a stimolare la produzione di latte. La durata di una poppata è variabile, generalmente la decide il bambino. Bisogna offrire entrambi i seni: infatti, dopo che spontaneamente si è staccato dal primo, si può passare al secondo. Generalmente i bambini li svuotano entrambi. Può succedere però che per alcuni un solo seno è sufficiente: basterà cominciare dall’altro seno alla poppata successiva.

IN CHE POSIZIONE ALLATTARE?

A differenza di quanto possano pensare molte neomamme, non esiste una sola posizione per allattare: a volte allattare in una determinata angolazione, favorisce una migliore reazione del seno e una migliore nutrizione per il bambino. Una posizione corretta è essenziale sia per la buona riuscita dell’allattamento che per prevenire le ragadi al capezzolo. Se la mamma è comoda e il bambino si attacca correttamente, si può allattare sia sedute che distese, scegliendo la posizione che più si preferisce. Ogni bambino e ogni mamma sono diversi, quindi si imparerà insieme!

L’allattamento richiede pratica: una volta acquistata familiarità, la mamma e il bambino vivranno uno scambio meraviglioso.

POSSO PRENDERE FARMACI MENTRE ALLATTO?

Durante l’allattamento è necessario stare attente ad assumere farmaci, anche se nella maggior parte dei casi è possibile assumerne anche mentre si allatta. Assunzione, dosaggio e tempi devono essere prescritti e monitorati attentamente dal medico. Quasi tutti i farmaci, infatti, passano nel latte materno ma nella maggior parte dei casi il neonato ne assume una quantità talmente bassa attraverso il latte che non comporta rischi di effetti indesiderati. La quantità di farmaco che passa nel latte dipende dalle sue caratteristiche, dalla dose assunta e dalla durata della terapia. Un accorgimento utile è assumere un farmaco subito dopo una poppata e, se possibile, lasciar trascorrere 3-4 ore prima della poppata successiva. Per tutto quello che riguarda l’assunzione di farmaci in allattamento, consigliamo questa lettura.

Quando l’allattamento al seno è controindicato?

L’allattamento al seno è caldamente consigliato per almeno i primi 6 mesi di vita del bambino. Esistono però alcune situazioni in cui è controindicato. Come suggerito dal Ministero della Salute italiano e dal Center for Disease control and Prevention americano, i medici dovrebbero valutare caso per caso se la condizione medica di una mamma e/o la sua esposizione ambientale, così come la condizione medica del neonato, giustifichino un’interruzione temporanea o addirittura una totale impossibilità per l’allattamento al seno.

I casi in cui è espressamente vietato allattare al seno o comunque offrire il latte materno ai propri neonati sono:

  1. se la mamma è affetta dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV);
  2. se la mamma è affetta dal virus linfotropico umano a cellule T di tipo I o di tipo II (HTLV – 1/2);
  3. se la mamma fa uso di droghe, come la cocaina o gli oppiacei.

I casi in cui è consigliato di sospendere temporaneamente di allattare al seno o comunque di offrire il latte materno ai propri neonati sono:

  1. se la mamma è affetta da brucellosi non trattata;
  2. se la mamma sta assumendo alcuni farmaci non compatibili con l’allattamento;
  3. se la mamma deve sottoporsi a esami diagnostici che prevedono l’uso di radiofarmaci, come per esempio la scintigrafia alla tiroide;
  4. se la mamma ha un’infezione attiva da herpes simplex (HSV), con lesioni presenti sul seno (eventualmente si può allattare dal seno non colpito).

In tutti questi casi, le mamme possono riprendere l’allattamento dopo aver consultato un medico, che stabilirà quando il loro latte è di nuovo sicuro. Durante questo periodo di sospensione, è necessario che a queste mamme venga spiegato sia come mantenere la produzione di latte sia come nutrire i loro bambini con latte umano donato o con latte in formula.

Esistono poi dei casi in cui una mamma non può allattare il proprio bambino al seno, ma può offrire comunque il suo latte, e cioè:

  1. quando la mamma è affetta da tubercolosi ed è ancora contagiosa;
  2. quando la mamma ha la varicella.

Le precauzioni in questi casi possono richiedere la separazione temporanea della mamma dal neonato, ma non la impossibilità che il bambino sia nutrito con latte materno dato da un’altra persona. Quando non esiste più un rischio di diffusione dell’infezione, queste mamme possono riavvicinarsi al bambino e riprendere con l’allattamento al seno.

Esistono poi anche alcuni casi in cui invece sono le condizioni del neonato a non essere compatibili con l’allattamento al seno. In tal caso è necessario che il bambino non assuma il latte della mamma, sostituendolo con latte in formula. Questo accade dinanzi a patologie come:

  1. galattosemia, una rara malattia metabolica per cui il bambino non riesce a metabolizzare il galattosio, uno zucchero presente soprattutto nel latte;
  2. malattia delle urine a ”sciroppo d’acero”, una patologia rara che interessa il metabolismo di alcuni amminoacidi, ovvero le unità di base delle proteine. Il suo nome deriva dal fatto che uno dei sintomi caratteristici è proprio l’odore delle urine, molto simile a quello dello sciroppo d’acero;
  3. fenilchetonuria, una malattia metabolica rara che è caratterizzata da un accumulo tossico di un aminoacido essenziale, la fenilalanina. L’allattamento al seno parziale è possibile, sotto una stretta supervisione.

Fonte: www.marionegri.it

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