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Tumore al pancreas: cocktail di farmaci dà grandi speranze

Redazione 23 Aprile 2018
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Uno studio sul tumore al pancreas coordinato da specialisti del San Raffaele e pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet, interamente portato avanti in Italia, mostra come utilizzare chemio neoadiuvante (un cocktail di quattro farmaci pre intervento) aumenta la sopravvivenza dei pazienti a cinque anni portandola a quasi il 50% del totale rispetto al 24% trattato con gli stessi farmaci dopo l’intervento e al 13% dei pazienti trattati con una chemio standard.

Il tumore del pancreas è di sicuro uno dei più aggressivi e anche uno dei più asintomatici nelle fasi iniziali. Ciò porta a diagnosi tardive, quando ormai si diffondono metastasi e ramificazioni dal tumore originario. Per questo solo un caso su 5 può essere operato.

Del San Raffaele abbiamo parlato negli ultimi tempi anche per Cyber knife, robot contro il cancro e per uno studio sulla rigenerazione di muscoli e fegato.

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Fonte: Comunicato HSR

Milano, 19 aprile 2018 – Uno studio clinico tutto italiano, indipendente, coordinato dai medici e ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, una delle 18 strutture di eccellenza del Gruppo ospedaliero San Donato, ha dimostrato che la chemioterapia neoadiuvante – fatta prima dell’intervento di rimozione del tessuto malato – aumenta notevolmente la sopravvivenza dei pazienti operati per tumore del pancreas. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica The Lancet Gastroenterology & Hepatology.

Il tumore del pancreas è considerato uno dei tumori più aggressivi e solo nel 20% dei casi può essere operato subito dopo la diagnosi. Questo perché spesso quando viene identificato presenta già metastasi o ramificazioni tumorali che ne impediscono l’asportazione radicale. Nei pazienti ritenuti operabili il trattamento standard finora era rappresentato dalla chirurgia seguita dalla chemioterapia. La ricerca appena pubblicata sulla rivista del gruppo Lancet ha messo in discussione questa pratica ed è la prima in assoluto a evidenziare in modo chiaro il ruolo della chemioterapia neoadiuvante nelle persone con adenocarcinoma del pancreas operabile.

“Sebbene la chirurgia sia un’arma molto efficace per il tumore al pancreas, la guarigione può essere compromessa dalla presenza di micrometastasi, cioè metastasi troppo piccole per essere evidenziate” spiega il dottor Gianpaolo Balzano, chirurgo del pancreas dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, che continua: “L’unico trattamento efficace per combattere le micrometastasi è la chemioterapia. Tuttavia, quando applichiamo il trattamento standard e operiamo il paziente l’inizio della chemioterapia viene posticipato di alcuni mesi per consentire al malato di riprendersi dall’intervento. Inoltre, molti pazienti non possono cominciarla affatto per possibili complicanze o difficoltà nella ripresa postoperatoria”.

I medici e ricercatori dell’Unità di Chirurgia del pancreas e dell’Unità di Oncologia medica hanno preso in esame 88 pazienti, divisi in tre gruppi. Le persone afferenti al primo e al secondo gruppo sono state operate subito per rimuovere il tumore e successivamente sottoposte a sei cicli di chemioterapia (il primo gruppo con un unico farmaco, cioè l’attuale terapia standard, e il secondo con un cocktail di quattro farmaci). Gli individui appartenenti al terzo gruppo, invece, sono stati sottoposti prima dell’intervento a tre cicli di chemioterapia neoadiuvante, con lo stesso cocktail di farmaci del secondo gruppo. A seguire sono stati operati e hanno completato il trattamento con altri tre cicli di chemioterapia. In quest’ultimo gruppo la sopravvivenza a cinque anni è risultata notevolmente maggiore: il doppio rispetto al secondo e addirittura il quadruplo rispetto al primo.

“Questo studio è l’avvio di una vera e propria rivoluzione nel trattamento del tumore del pancreas operabile” afferma il dottor Michele Reni, oncologo dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e primo autore della ricerca. “Nei pazienti trattati prima dell’intervento con il cocktail di farmaci abbiamo osservato una sopravvivenza a cinque anni del 49%. La percentuale scende al 24% nel gruppo che aveva ricevuto lo stesso cocktail chemioterapico dopo l’intervento e al 13% nei pazienti che avevano ricevuto il trattamento standard, cioè la chirurgia seguita da chemioterapia con un solo farmaco” conclude lo specialista.

Il lavoro è frutto di una ricerca indipendente resa possibile anche grazie al supporto di MyEverest Onlus. Questa è la dimostrazione di quanto le associazioni di pazienti possano giocare un ruolo determinante nel garantire il sostegno e l’indipendenza della ricerca scientifica” chiosano Reni e Balzano.

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