Caricamento

Type to search

Medicina Milano e Hinterland Notizie Locali Ricerca Top

San Raffaele: scoperto l’interruttore che attiva la formazione dei muscoli

Redazione 29 novembre 2018
Social

Importante scoperta targata San Raffaele: trovato il primo interruttore molecolare che regola il processo di generazione (durante lo sviluppo embrionale) o rigenerazione (in caso di riparazione di un danno ai muscoli) del tessuto muscolare. Grazie a queste conoscenze sarà più agevole intervenire per facilitare il processo rigenerativo in malattie come la distrofia muscolare di Duchenne. Il processo di rigenerazione muscolare è da tempo ormai capito ed analizzato nei minimi dettagli, ciò che mancava era capire cosa lo facesse partire, ecco perché questo studio ha una grandissima rilevanza nella ricerca di terapie.

Segue comunicato

Quello che leggi ti è utile? Regala un like alla nostra pagina Facebook e iscriviti alla nostra newsletter per restare sempre informato sulle novità in Lombardia

Durante lo sviluppo embrionale – o nel corso della vita adulta, ogni volta che occorre riparare un danno ai muscoli – le cellule staminali muscolari si moltiplicano, si fondono tra loro e differenziano per formare le fibre necessarie a rigenerare il tessuto. Uno studio pubblicato oggi su Nature Communications riporta la scoperta del primo interruttore molecolare che regola questo processo, il cui malfunzionamento è coinvolto in molte malattie, tra cui la distrofia muscolare di Duchenne (DMD). La ricerca è firmata dal gruppo di Davide Gabellini, dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, e apre la strada alla messa a punto di nuove strategie terapeutiche che agiscano proprio su questo interruttore per facilitare il processo rigenerativo.

La fusione tra cellule è fondamentale per diversi processi biologici del nostro organismo. Uno dei tessuti in cui il fenomeno di fusione cellulare è stato maggiormente studiato è il tessuto muscolare. Durante lo sviluppo embrionale o a seguito di una lesione – come quelle prodotte da uno sforzo fisico intenso – le cellule progenitrici del muscolo (i mioblasti) si moltiplicano e, dopo essere migrate nel punto da riparare, si fondono tra loro per costituire nuove fibre muscolari.

Sebbene questo processo – chiamato fusione dei mioblasti – sia molto studiato e ben compreso a livello meccanico e molecolare, fino a oggi si è saputo poco sulla sua regolazione: quando e come viene attivato e perché a volte ciò non accade, con effetti patologici anche molto gravi? Ecco perché il risultato ottenuto da Ilaria Castiglioni nell’unità di ricerca Espressione Genica e Distrofia Muscolare, diretta da Davide Gabellini, è così rilevante.

I ricercatori del San Raffaele hanno osservato che durante il processo di fusione dei mioblasti, all’interno delle cellule coinvolte, entra in azione una proteina chiamata Ash1L, un cosiddetto regolatore epigenetico: il suo lavoro è quello di attivare la trascrizione di altri geni, agendo come un vero e proprio interruttore che accende la traduzione del DNA in proteine. «Il coinvolgimento di Ash1L risulta fondamentale per il successo della fusione: nei topi a cui manca questa proteina lo sviluppo muscolare è ridotto; non solo, ma Ash1L risulta ridotto nei tessuti dei pazienti affetti da distrofia muscolare di Duchenne, nei quali la formazione del tessuto muscolare scheletrico è compromessa», spiega Davide Gabellini.

Una volta osservata la correlazione tra il fenomeno della fusione dei mioblasti e l’espressione di Ash1L, i ricercatori si sono chiesti a cosa fosse collegato questo interruttore molecolare: qual è il gene che viene acceso da Ash1L ed è fondamentale per garantire il fenomeno di fusione dei mioblasti in fibre muscolari? Utilizzando tecniche di genomica avanzate, in collaborazione con il Centro di Genomica Traslazionale e Bioinformatica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, e incrociando i risultati con quello che già sappiamo di questo processo, il gruppo di Gabellini è riuscito a identificarlo: si chiama Cdon e gioca con un ruolo nel riconoscimento reciproco dei mioblasti e nella loro adesione, entrambi fondamentali per permetterne la fusione. In assenza di Cdon (o del suo attivatore Ash1L) infatti, i mioblasti sono ancora in grado di duplicarsi, differenziarsi correttamente e migrare dove serve, ma non sono più capaci di unirsi tra loro.

«La scoperta è importante non solo perché ci aiuta a comprendere meglio i meccanismi all’origine di molte malattie muscolari, ma perché potrebbe fornire nuovi target terapeutici per migliorare i trattamenti disponibili e disegnarne di nuovi che aiutino il processo di formazione delle fibre muscolari», conclude Davide Gabellini.

Fonte: comunicato Ospedale San Raffaele

Tags:
Menu