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Infarto e shock cardiogeno: il Papa Giovanni XXIII studia l’uso precoce di ECMO

Redazione 23 Dicembre 2018
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C’è anche il Papa Giovanni XXIII, unico ospedale italiano, nella rete che unisce gli ospedali di 9 Paesi europei che lavorano insieme con l’obiettivo di migliorare il trattamento dello shock cardiogeno, un quadro clinico gravato da altissima mortalità, conseguente ad un infarto miocardico acuto.

Il 12 dicembre gli investigatori dei 45 centri partecipanti al progetto EURO SHOCK si sono riuniti alla Royal Society of Medicine di Londra per gli ultimi preparativi prima dell’inizio effettivo di uno studio che prevede l’uso precoce dell’ECMO (Extra Corporeal Membrane Oxygenation), un supporto meccanico circolatorio in grado di mantenere la perfusione degli organi in presenza di un severo deficit di funzione cardiaca. L’obiettivo dello studio è quello di randomizzare più di 400 pazienti in 36 mesi a partire dal 1° febbraio 2019.

Ogni anno, in tutta Europa, a più di 50.000 pazienti viene diagnosticato uno shock cardiogeno. Le donne e gli anziani sono a più alto rischio per questa grave condizione, che è uno stato drammatico di ridotta perfusione degli organi vitali conseguente ad un infarto. La sopravvivenza di questi pazienti è molto limitata, con un tasso di mortalità di circa il 50% nei primi 30 giorni dall’insorgenza dello shock cardiogeno che porta rapidamente ad un’insufficienza di molti organi maggiori.

Il progetto EURO SHOCK, finanziato dall’UE, è il primo studio clinico su larga scala che valuta l’ECMO come potenziale intervento per ridurre la mortalità associata allo shock cardiogeno. L’ECMO è una forma di supporto circolatorio meccanico in cui il sangue deossigenato viene prelevato dal paziente da una cannula venosa e, dopo essere stato arricchito con ossigeno, viene ricircolato direttamente al sistema arterioso, preservando così gli organi durante la fase di massima instabilità della malattia. In questo studio prospettico, condotto su scala europea, i pazienti ospedalizzati con shock cardiogeno riceveranno una rivascolarizzazione immediata con angioplastica coronarica per riaprire l’arteria responsabile dell’infarto e in presenza di uno shock persistente saranno quindi randomizzati a ricevere la farmacoterapia standard o lo standard di terapia più l’impiego dell’ECMO, entro poche ore dalla diagnosi iniziale di shock cardiogeno.

Il Papa Giovanni XXIII porterà la propria esperienza con Giulio Guagliumi, cardiologo interventista riconosciuto a livello internazionale e responsabile per l’Italia del progetto EURO SHOCK, e il team ECMO, guidato dal Direttore del Dipartimento di Emergenza, urgenza e area critica, Luca Lorini.

“Bergamo è l’unico centro italiano partner del consorzio Euroschock e a noi è affidato anche il compito di coordinare il lavoro dei tre centri satelliti italiani (Firenze Careggi, Bologna S. Orsola e Torino S Giovanni Bosco) – ha spiegato Giulio Guagliumi –. Partecipare a reti che uniscono ospedali europei ci consente di confrontarci con i migliori centri per le cure cardiovascolari e di offrire ai nostri pazienti ad alto rischio un nuovo approccio che potrebbe ridurre la mortalità e le conseguenze dello shock”.

Il progetto ha come investigatore principale dello studio il Prof. Anthony Gershlick dell’Università di Leicester (UK) e il reclutamento è coordinato da dodici ospedali maggiori che coordinano altri centri in ciascuna nazione partecipante.

I partners del progetto EURO SHOCK sono, oltre all’Ospedale di Bergamo: Accelopment AG (CH), , Chalice Medical Limited (UK), Deutsches Herzzentrum München (DE), Università di Glasgow (UK), Consorci Institut d’Investigacions Biomediques August Pi I Sunyer (ES), Katholieke Universiteit Leuven (BE), Ludwig-Maximilians Universität München (DE), Paula Stradina Kliniska Universitates Slimnica (LV), University of East Anglia (UK), Universitetet i Tromsø (NO), University of Leicester (UK), Universitat Politecnica de Catalunya (ES), Universitair Ziekenhuis Antwerpen (BE).

EURO SHOCK è supportato dal finanziamento del programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione Europea Numero con il grant numero 754946.

Fonte: comunicato Papa Giovanni XXIII

Nella foto allegata, il gruppo degli investigatori dei 45 centri europei partecipanti al progetto EURO SHOCK riuniti alla Royal Society of Medicine di Londra, con al centro Giulio Guagliumi.

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