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San Raffaele, le evidenze della Chirurgia Vascolare durante l’emergenza COVID

Redazione 15 Luglio 2020
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Da marzo a maggio al San Raffaele, hub per la gestione delle emergenze vascolari, sono stati trattati oltre 300 pazienti affetti da patologie vascolari urgenti: i chirurghi hanno descritto i dati emersi dall’osservazione delle prime quattro settimane di emergenza su due prestigiose riviste scientifiche internazionali, quali Phlebology e il Journal of Vascular Surgery.

Nell’ambito del modello “hub e spoke” attivato dal sistema sanitario di Regione Lombardia per la gestione delle emergenze non relative a COVID-19, l’IRCCS Ospedale San Raffaele è stato identificato fra i 4 centri hub regionali per la gestione delle emergenze vascolari. 

A questi centri hanno fatto riferimento altri 8 istituti, definiti “centri spoke”, che hanno dovuto interrompere ogni attività chirurgica vascolare per convergere tutte le loro risorse per la gestione della pandemia da nuovo coronavirus.

Il San Raffaele, in quanto centro hub, ha coperto un bacino di utenza di circa 2.5 milioni di persone, e l’Unità di Chirurgia Vascolare, diretta dal professor Roberto Chiesa, ha trattato nei soli mesi di marzo-maggio oltre 300 pazienti con patologie vascolari gravi.

I chirurghi vascolari dell’IRCCS Ospedale San Raffaele hanno descritto i dati emersi dall’osservazione delle prime quattro settimane di emergenza su due prestigiose riviste scientifiche internazionali, quali Phlebology e il Journal of Vascular Surgery.

L’organizzazione dell’ hub cardiovascolare

Contemporaneamente al ruolo di centro Hub per le emergenze cardiovascolari, il San Raffaele è diventato fin dai primi giorni dallo scoppio dell’epidemia in Italia, anche importante centro per la gestione dei pazienti COVID-19. 

Questo ha fatto sì che l’intero ospedale si riorganizzasse in tempi brevissimi, in modo da accogliere sia i pazienti affetti dalla nuova malattia, sia i pazienti con patologie vascolari urgenti e non procrastinabili.

“Per far fronte all’importante compito assegnato da Regione Lombardia  – specifica il professor Roberto Chiesa, direttore dell’Unità di Chirurgia Vascolare e Ordinario di Chirurgia Vascolare presso l’Università Vita-Salute San Raffaele – è stata attivata una riorganizzazione che ha previsto: 

  • il rimodellamento della turnistica per garantire la presenza di due equipe chirurgiche complete 24/7; 
  • la disponibilità 24/7 del personale medico per l’accettazione e la valutazione di ogni caso sospetto di patologia vascolare proveniente sia dal territorio sia dai centri spoke; 
  • l’attivazione di un triage preferenziale e un pronto soccorso specifico per le emergenze no-COVID, con percorsi dedicati e separati; 
  • l’attivazione di 2 sale operatorie a pressione negativa; 
  • equipaggiamenti protettivi per tutto il personale”.  

Il trend dei ricoveri per patologie vascolari durante l’emergenza 

A partire dai dati pubblicati in un articolo a firma del professor Germano Melissano, Professore associato di Chirurgia Vascolare presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, è emerso che nei primi giorni della pandemia i pazienti sembravano più restii nel presentarsi in ospedale, forse per paura della possibilità di contagio. Questo atteggiamento ha inizialmente determinato una riduzione di tutte le emergenze vascolari. Già dalla seconda settimana, tuttavia, è stato registrato un incremento degli accessi in Pronto Soccorso, soprattutto per ischemie arteriose periferiche e casi di trombosi venosa profonda.

L’aumento dei casi di trombosi arteriosa e trombosi venosa profonda

“Abbiamo osservato un aumento significativo e inaspettato soprattutto dei casi di trombosi arteriosa a livello degli arti inferiori, che ha portato un alto numero di pazienti a dover essere operato in urgenza per disostruire le arterie dal trombo ed evitare l’amputazione dell’arto” dichiara il professor Andrea Kahlberg, Coordinatore dell’Area delle Emergenze Vascolari dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e Professore Associato di Chirurgia Vascolare presso l’Università Vita-Salute San Raffaele.

Gli specialisti hanno osservato anche che un elevato numero di pazienti, ricoverati a causa di problematiche respiratorie legate a COVID-19 e già sottoposti, per la maggior parte, a profilassi antitrombotica, presentavano ischemia periferica agli arti inferiori e, occasionalmente, anche agli arti superiori, richiedendo di essere trattati anche dal punto di vista vascolare. 

Ulteriori accertamenti sulla loro circolazione venosa profonda hanno mostrato un numero allarmante di casi di trombosi venosa profonda, in quasi totale assenza di altri sintomi.

Lo studio del San Raffaele sull’incidenza 

È stata un’equipe coordinata dal dottor Domenico Baccellieri, coordinatore del Vein Center dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, a occuparsi di studiare l’incidenza della trombosi venosa profonda nei pazienti affetti da COVID-19

Lo studio trasversale è stato condotto attraverso uno screening EcocolorDoppler e i risultati iniziali sono stati riportati su Phlebology, mentre lo studio completo è tutt’ora in corso di revisione per essere pubblicato su un’importante rivista internazionale.

L’Unità di Chirurgia Vascolare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele ha inoltre aggregato i dati di tutti i pazienti trattati per patologie vascolari presso i 4 hub lombardi nei primi 2 mesi dell’emergenza, ottenendo un campione di studio tra i più grandi sinora pubblicati. 

I risultati di questo studio multicentrico, di cui il professor Kahlbergè primo autore, sono stati sottomessi al prestigioso European Journal of Vascular and Endovascular Surgery e sono attualmente in corso di valutazione.

Fonte: www.hsr.it

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