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San Paolo, la pandemia non ferma la chirurgia robotica mini-invasiva per asportare i tumori

Redazione 4 Dicembre 2020
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La stretta morsa della seconda ondata della pandemia non ha fermato l’attività di chirurgia oncologica all’ASST Santi Paolo e Carlo, anche grazie alla chirurgia robotica: al San Paolo il robot non si ferma e continua ad asportare tumori.

All’Ospedale San Paolo, sede della Scuola di Formazione in Chirurgia Robotica del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Milano, si è partiti con la chirurgia robot-assistita a metà Settembre 2020: ad oggi 40 interventi effettuati, la maggior parte per malattie oncologiche (soprattutto tumore del colon retto e dello stomaco) alcune avanzate, ma anche interventi per patologie benigne come calcolosi complesse della via biliare e colecisti e patologie complesse della parete addominale.

Tra Ottobre e Novembre al Pronto Soccorso del San Paolo sono stati trattati casi di pazienti giunti in condizioni cliniche compromesse, anche per la concomitanza di brutte polmoniti da Covid che, a causa di questa condizione non potevano sopportare immediatamente un intervento chirurgico in urgenza o particolarmente complesso (persone fragili, anziani con polmonite da Covid). Questi pazienti sono stati “messi in sicurezza” e trattati in modo conservativo in attesa di risolvere problematiche e complicanze più acute e, appena possibile, sono stati operati con tecnica mininvasiva per ridurre al minimo i rischi.

Il Covid non ha fermato il robot ed i suoi 4 bracci, tanto meno si è fermata l’équipe chirurgica del prof. Paolo Pietro Bianchi, pioniere in Italia della chirurgia robotica.

“Ricordo il caso della sig. Maria, 54 anni, arrivata in PS in piena emergenza Covid con un quadro di occlusione intestinale causata da un voluminoso tumore, non noto, del colon – dice il prof. Paolo Pietro Bianchi, Direttore di Chirurgia 1 dell’Ospedale San Paolo – Grazie alla collaborazione con lo staff di Endoscopia Digestiva abbiamo realizzato il Bridge to surgery, tecnica che permette il posizionamento di una protesi all’interno della massa tumorale (6 cm). Grazie a questa procedura (ponte) abbiamo immediatamente risolto il problema acuto e, dopo pochissimi giorni, abbiamo potuto effettuare l’intervento mini invasivo robotico con l’asportazione completa del tumore e di tutti i linfonodi, evitando alla giovane donna una stomia, che sarebbe stata inevitabile con un intervento di chirurgia tradizionale”

La possibilità di ridurre l’invasività della chirurgia, mantenendo una corretta radicalità oncologica, consente di proseguire l’attività chirurgica per i pazienti con malattie tumorali in maggior sicurezza. Poter asportare un tumore del colon e del retto senza dover “aprire” l’addome riduce inevitabilmente i rischi di complicanze e di infezioni, comporta un minor sanguinamento ed una consequenziale ridotta necessità di trasfusioni.

“Siamo felici per i nostri pazienti – dichiara il Direttore Generale dell’ASST Santi Paolo e Carlo, dott. Matteo Stocco – e siamo soddisfatti non solo per la riuscita degli interventi, ma anche per il loro significato per tutta la chirurgia oncologica. La tecnologia, associata all’expertise del chirurgo, permette di offrire una chance terapeutica importante a pazienti che fino a ieri potevano contare solo su cure farmacologiche o su interventi eseguiti in momenti differenti con una maggiore morbilità”.

L’intervento con il robot riduce al minimo gli effetti collaterali della chirurgia tradizionale a parità di efficacia oncologica: meno dolore post-operatorio e rischio di infezioni, breve degenza in ospedale e ripresa più rapida delle funzionalità fisiologiche. La chirurgia robotica consente di eseguire interventi mini-invasivi complessi anche in pazienti critici per età o per situazione clinica generale.

La chirurgia robotica permette una visione tridimensionale e ingrandita del campo operatorio, consentendone un controllo completo: il chirurgo ha una visione analoga a quella che si ottiene con la realtà virtuale, elimina il tremore fisiologico delle mani o movimenti involontari, permette di fare dei movimenti rotatori superiori a quelli delle capacità normali, come per esempio la rotazione a 360°, gli consente di operare in modo ambidestro e in spazi molto ristretti, rende possibile la collaborazione con un altro chirurgo durante l’intervento grazie alla seconda console.

Fonte: www.asst-santipaolocarlo.it

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