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Ricerca italiana: non buttiamoci giù!

Carlo Sighirleghi 3 Giugno 2018
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Quante volte siamo inondati di notizie su grandi innovazioni e passi avanti della ricerca internazionale? Sia sui giornali che in televisione, il pezzo sull’italiano all’estero capace di realizzare progetti di ricerca di altissimo livello viene quasi sempre utilizzato per ricordarci che al contrario, la ricerca in Italia è in pessimo stato. In alternativa, i media più vicini al governo di turno sprecano lodi per inaugurazioni di poli avveniristici italiani, festeggiando le scoperte che ne verranno ancora prima che sia posata la prima pietra o speso il primo euro.

Sembra quasi che il fine ultimo di questi articoli sia quello di farci sentire un paese inferiore, inadatto, che deve guardare a modelli esteri per trovare la propria quadra o che debba guardare solo al futuroper sperare di avere un riconoscimento, un qualcosa di cui andare fiero.

A quanto pare non è proprio così: questo articolo della Fox News, sito dell’omonimo network molto seguito oltreoceano, getta luce con ammirazione su due progetti di ricerca in stadio avanzato di una nostra eccellenza italiana, il San Raffaele.

Il primo progetto riguarda la riprogrammazione di linfociti T per combattere diverse forme tumorali, il secondo un dito bionico capace di riconoscere materiali ruvidi da materiali lisci e mandare le informazioni al cervello di pazienti amputati.

Inoltre, stando a questo studio dell’Economist, non pare proprio che l’innovazione italiana sia male posizionata rispetto agli altri “competitors internazionali” (N.B. la grandezza del cerchio rappresenta la popolazione del paese). Siamo perfettamente in media rispetto al rapporto col nostro PIL pro capite.

Quindi, se proprio vogliamo fare una considerazione sullo stato della ricerca nel nostro paese, dovrebbe essere questa:

“Nonostante i bastoni tra le ruote di burocrazia, affarismo, scarsa trasparenza, tagli ai finanziamenti pubblici, fuga di cervelli e tanto altro, noi teniamo botta anche contro le più grandi potenze mondiali. Vi rendete conto di quello che potremmo fare e di dove potremmo essere se solo riuscissimo a superare quei difetti che ci accompagnano da sempre?”

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