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Obesità: la dipendenza da cibo causata da meccanismi cerebrali

Redazione 22 novembre 2018
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L’obesità può essere interpretata come una forma di dipendenza dal cibo? Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca, negli individui obesi le regioni del cervello legate alla ricompensa presentano una risposta aumentata anche di fronte a stimoli puramente visivi e in condizioni di sazietà.

Quali teorie possono spiegare meglio determinati comportamenti alimentari, quelle fondate su un eccesso di ricompensa, un deficit di ricompensa o un’esagerata sensibilizzazione agli stimoli visivi relativi ai cibi? Cosa cambia fra le risposte cerebrali degli individui obesi e quelle dei soggetti normopeso? È stato dimostrato che i soggetti obesi mostrano una responsività particolarmente accentuata delle regioni del cervello coinvolte nell’elaborazione del gusto e nei meccanismi di ricompensa per gli stimoli legati al cibo. Coerentemente con un’ipotesi che postula l’esistenza di un eccesso di ricompensa per il cibo (Reward surfeit hypothesis) i soggetti obesi mostrano una iper-responsività della regione cerebrale chiamata “striato ventrale” al gusto, in particolare a digiuno. Gli studiosi hanno inoltre evidenziato che gli obesi mostrano un’attivazione dello striato ventrale e dorsale più frequente di fronte agli stimoli visivi legati al cibo anche quando sono sazi: questa elaborazione continua all’interno del sistema di ricompensa è compatibile con la teoria della sensibilizzazione agli incentivi (Incentive sensitization theory).

Non sono state trovate invece prove chiare a favore dell’ipotesi che postula che un eccesso di assunzione di cibo sia dovuta ad un deficit di ricompensa da parte del cibo stesso (Reward deficit hypothesis), ipotesi secondo la quale i soggetti obesi mangerebbero troppo perché non si sentirebbero mai sazi. Meno chiaro, per la limitatezza dei dati oggi a disposizione, se nel quadro possa entrare anche un deficit sistematico del controllo cognitivo inibitorio, necessario per controllare gli impulsi che spingono verso un consumo eccessivo di cibi. I risultati hanno quindi portato i ricercatori a ritenere che i dati disponibili sull’attivazione cerebrale, in relazione all’assunzione sregolata di cibo e ai comportamenti alimentari correlati all’obesità cronica, possano essere meglio inquadrati all’interno di una teoria della sensibilizzazione agli incentivi, ovvero agli stimoli contestuali, visivi ed evocativi.

Leggi di più sul sito dell’Università Bicocca

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