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Batterio killer in sala operatoria: 8 vittime in Veneto ed Emilia

Carola Rugani 22 novembre 2018
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Una brutta storia che al momento non vede ancora risvolti nella nostra regione: dopo le 6 vittime in Veneto, arrivano dall’Emilia Romagna due nuovi casi accertati di decessi per infezione da Mycobacterium Chimaera, il cosiddetto batterio killer. Altre due le morti sospette su cui sono in corso ulteriori accertamenti in queste ore. La notizia arriva dopo l’attivazione del MInistero della Salute a livello nazionale per verificare la presenza di eventuali altri casi esterni alla Regione Veneto.

La vicenda, comunque la si voglia vedere di malasanità, è assurta alle cronache a inizio mese, con la morte di un anestesista dell’ospedale San Bortolo di Vicenza, proprio per questo batterio. L’infezione era avvenuta 2 anni prima in sala operatoria durante un intervento cardiochirurgico. Proprio i colleghi gli avevano riferito che il batterio si annidava nella macchina che tiene il sangue alla temperatura corporea durante l’intervento, prodotto dalla ditta Liva Nova del gruppo Sorin. Dopo la sua morte la famiglia ha affidato tutto al proprio avvocato per fare chiarezza, ed ecco esplodere la bomba su tutti i giornali nazionali e la richiesta di informazioni a tutte le regioni da parte del Ministero della SanitàIn totale si scopre che le vittime sono 6, tutte infettate durante un intervento cardiochirurgico, tutte in sale operatorie in Veneto con la stessa macchina.

E adesso le notizie da Reggio Emilia:

“Siamo di fronte ad un evento raro, causato probabilmente da un lotto di macchinari prodotti dalla stessa azienda. L’allerta, naturalmente, da parte nostra è massima”, ha affermato l’assessore per la salute dell’Emilia-Romagna, Sergio Venturi, annunciando l’avvio di un’indagine della Regione sul Micobatterio Chimera. “Abbiamo due casi di decesso causato dall’infezione di quel batterio, avvenuti al Salus Hospital di Reggio Emilia, segnalati al ministero quest’estate”, spiega Venturi. “Si tratta di eventi molto rari – aggiunge – che fanno pensare che tutto sia legato a un lotto particolare di macchinari prodotti dalla stessa azienda“.

Sempre in queste ore comincia il consueto rimpallo di responsabilità: l’azienda produttrice della strumentazione sostiene di avere avvertito dei rischi gli ospedali già nel 2015, mentre l’ospedale sostiene che “l’esistenza e la probabilità di esposizione al micobatterio tramite l’utilizzo di questi macchinari non poteva essere conosciuta in quanto la conoscenza di tale problematica è avvenuta per il mondo medico italiano successivamente ai fatti citati”. Qui il comunicato Salus Hospital a riguardo.

Dopo i casi in Lombardia di legionella e di serratia, la nostra speranza è che questa emergenza risulti contenuta ai casi già scoperti.

Fonti: ANSA, Corriere.

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