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Protesi d’anca: cosa può renderle perfette?

Redazione 10 Gennaio 2019
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Al Policlinico di Monza si è recentemente tenuto il convegno “Disegno, materiali e tecnica chirurgica: come orientarsi oggi nella protesica d’anca”. Tredici tra i chirurghi più rappresentativi della protesica d’anca in Italia hanno presentato e discusso casi critici trattati con protesi e tecniche diverse. «L’evoluzione tecnologica continua di design, materiali e tecnica chirurgica ha ispirato questo convegno – dice Francesco Biggi, direttore scientifico del Dipartimento di ortopedia e traumatologia del Policlinico di Monza e ideatore del convegno –. Un messaggio che dalla sala operatoria arriva alle aziende produttrici per investire nella ricerca di nuove artroprotesi sempre più affidabili e compatibili».

Per Biggi parlare di artroprotesi d’anca nel 2018, dopo i successi che questa chirurgia ricostruttiva, e non più sostitutiva, ha conseguito in 50 anni di continua evoluzione tecnologica, significa provare a puntare i riflettori su tre aspetti fondamentali:

  • design (forma) delle due componenti, acetabolare e femorale
  • materiali
  • tecnica chirurgica di impianto.

Uno speciale ricordo va al suo predecessore, il professor Francesco Pipino, ideatore della prima protesi italiana CFP (Collum Femoris Preserving), nota in tutto il mondo.

L’ultimo step mancante per avere una protesi perfettamente adeguata alle esigenze del paziente, dice Biggi, sarà riuscire a trovare il modo di impiantare protesi capaci di adattarsi all’osso che invecchia: l’invecchiamento del tessuto osseo, l’osteopenia e l’osteoporosi possono portare anche una protesi perfetta e stabile a non essere più in grado di adempiere alle proprie funzioni.

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Intervista completa sul sito del Policlinico di Monza

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