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8 febbraio, Giornata Internazionale dell’Epilessia

Redazione 8 Febbraio 2021
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Oggi, 8 febbraio, è la Giornata Internazionale dell’Epilessia: le terapie farmacologiche disponibili consentono oggi una buona qualità di vita ma sempre fondamentali sono la diagnosi e la presa in carico del paziente. 
Bruno Censori (Direttore dell’UO di Neurologia dell’ASST Cremona) ci spiega cos’è l’Epilessia e come si cura.

I pazienti affetti dall’epilessia sono molto spesso vittime di sentimenti quali imbarazzo, vergogna, paura e insicurezza, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha definito l’epilessia una malattia sociale. Dottor Censori qual è l’incidenza di questa patologia? 
Si stima che circa l’1% della popolazione sia affetta da epilessia. Perciò, in Italia sono circa 600.000 casi e in provincia di Cremona di più di 3000 persone. Oggi la maggioranza delle epilessie insorge nell’età adulta, come conseguenza di lesioni cerebrali acquisite (traumi, ictus, tumori), ma sono comunque frequenti anche le epilessie del bambino, causate da alterazioni genetiche, sofferenza cerebrale prenatale o lesioni cerebrali acquisite nell’infanzia. 

Crisi epilettica: di cosa si tratta?
La crisi epilettica è il risultato di una scarica improvvisa che si produce in quel gran groviglio di fili elettrici che è il cervello, a causa di una disfunzione di uno dei suoi numerosi circuiti. Una crisi isolata può avvenire per molti motivi, ma si parla di epilessia o malattia epilettica solo quando le crisi si ripetono nel tempo spontaneamente, senza un evento esterno che “irriti” il tessuto cerebrale. E’ questa l’epilessia che richiede un trattamento che dura anni o tutta la vita.  

Come si manifestano le crisi?
Le crisi possono manifestarsi con fenomeni molto diversi, ma le più conosciute sono quelle convulsive generalizzate e le “assenze”. Nelle crisi convulsive la perdita di coscienza è improvvisa, accompagnata da irrigidimento muscolare diffuso e chiusura serrata della mandibola. Il paziente cade a terra, rischiando anche seri traumi, e poi compaiono le “convulsioni”, scosse dei 4 arti che durano in genere meno di 1 minuto. 

Dopo cosa accade?
Segue una fase di incoscienza per alcuni minuti e poi una ripresa lenta della coscienza con confusione. La morsicatura della lingua e la apnea, tanto temute, avvengono durante la fase iniziale, ma solo raramente sono gravi. Perciò non c’è nessuna necessità di provare ad aprire a tutti i costi la bocca del paziente. Questi tentativi sono solo causa di ulteriori lesioni al paziente o al soccorritore. Nelle “assenze” non c’è caduta a terra, ma una sospensione della attenzione e del contatto con l’ambiente. La persona appare con lo sguardo fisso, attonito, e non risponde alle domande o lo fa solo con grade lentezza e in modo inappropriato.  

Cosa fare per una diagnosi certa?
Di fronte a una possibile crisi epilettica gli esami da fare sono la RMN cerebrale per cercare/escludere lesioni cerebrali, e l’elettroencefalogramma (EEG), che mostra la attività elettrica cerebrale anomala. Fortunatamente, a differenza del passato, una diagnosi di epilessia non implica più un’aura di paura e sospetto e un rischio quasi automatico di emarginazione. 

In che misura l’epilessia si può curare?
Grazie ad una migliore acculturazione e alle terapie disponibili, la maggioranza delle epilessie può essere ben curata e consentire una vita affettiva, sociale e lavorativa non gravemente limitata. Uno dei problemi principali è quello delle limitazioni alla guida se le crisi non sono controllate, che ha un grande impatto sulla vita quotidiana. 

Nel caso in cui la terapia farmacologica si rivelasse insufficiente, quali le alternative possibili?
La quota delle epilessie cosiddette “farmaco-resistenti” è del 25% circa. I farmaci antiepilettici sono più di 15 e si scelgono in base al tipo di crisi e al rischio di effetti collaterali. In alcuni casi non controllati dai farmaci si può ricorrere all’intervento neurochirurgico di rimozione del focolaio epilettico, se questo è individuabile con certezza ed è asportabile senza causare gravi deficit neurologici. 

La Neurologia dell’Ospedale di Cremona ha un ambulatorio dedicato?
Sì. L’ambulatorio per l’epilessia segue circa 1350 persone. L’accesso all’ambulatorio avviene attraverso il CUP (numero verde 800 638 638). La attuale pandemia da SARS-CoV-2 ha limitato notevolmente l’accesso, ma la attività non si è mai fermata, perché la gestione attenta della terapia è indispensabile per evitare il ripetersi delle crisi. 

Quali sono i servizi offerti?
Presso la Neurofisiopatologia dell’Ospedale di Cremona si possono eseguire i principali studi di Elettroencefalografia (EEG) necessari per la cura dell’epilessia: cioè l’EEG basale, anche con videosorveglianza, l’EEG dopo privazione di sonno notturno e l’EEG dinamico. Di recente l’Ospedale ha deliberato il rinnovo completo della strumentazione necessaria per l’EEG e il nuovo macchinario dovrebbe essere disponibile per l’estate.

Fonte: www.asst-cremona.it
 

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