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Fibroscan, evitare la biopsia epatica in caso di fibrosi del fegato

Redazione 17 Marzo 2021
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I ricercatori dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e del Centro delle Malattie Autoimmuni del Fegato dell’Ospedale San Gerardo di Monza hanno
validato l’utilità del fibroscan alla diagnosi nei malati di colangite biliare primitiva (fibrosi del fegato), malattia rara del fegato: lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista americana “Hepatology”.

Il Centro di Monza è uno dei pochi in Italia coinvolto nel network europeo “ERN RARE LIVER” (https://rare-liver.eu/) fin dalla sua creazione nel 2017, e da anni si adopera per comprendere e migliorare la gestione delle malattie rare del fegato.
La biopsia epatica è una procedura invasiva usata per indagare la fibrosi epatica, ovvero la cicatrizzazione del fegato che consegue a malattie come le epatiti virali ed altre malattie croniche del fegato. La progressione della fibrosi nel tempo è responsabile dei maggiori eventi clinici, per cui la sua valutazione è essenziale per la corretta gestione del paziente.

Oggi è a disposizione in molti centri il fibroscan, una tecnica di diagnostica per immagini che ricorda un po’ l’ecografia, utile a quantificare la fibrosi epatica senza dover ricorrere alla biopsia epatica.

“Lo studio recentemente da noi coordinato e portato avanti in sette centri italiani, appena pubblicato dalla più prestigiosa rivista scientifica epatologica americana Hepatology – afferma il professor Pietro Invernizzi, gastroenterologo dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e responsabile della Unità operativa di Gastroenterologia – ha validato l’utilizzo del fibroscan nel definire la gravità della malattia epatica al momento della diagnosi nei pazienti affetti da questa malattia rara delle vie biliari. Lo studio è stato coordinato dal dott. Marco Carbone del nostro gruppo, che quest’anno ha ricevuto un prestigioso premio internazionale dalla United European Gastroenterology (https://ueg.eu/opportunities/careerdevelopment/rising-star-awards) proprio per le sue ricerche in questo ambito”.

“Questo studio offre uno strumento per conoscere meglio i soggetti affetti dalla colangite biliare primitiva fin dalla prima visita – sottolinea il dott. Marco Carbone, ricercatore di Gastroenterologia, dirigente medico e responsabile dello studio – in modo tale da poter evitare una procedura invasiva come la biopsia epatica in due terzi dei pazienti senza tuttavia
rinunciare ad una precisa definizione della malattia”.

“È con grande soddisfazione che AMAF Onlus (Associazione malattie autoimmuni del fegato) plaude al dott. Marco Carbone e al Centro MAF di Monza e Milano Bicocca, costantemente seguiti dalla nostra Associazione – aggiunge il presidente di AMAF Monza Onlus Davide Salvioni -. Questo nuovo studio, che valida l’uso del fibroscan come strumento di grande
efficacia per la diagnosi e la stadiazione della PBC, apre nuovi e importanti scenari per i pazienti affetti da colangite biliare primitiva per i quali la biopsia epatica, per la sua invasività, è stata sempre considerata come un passaggio non piacevole nel percorso di diagnosi e di monitoraggio”.

“Lo studio dei ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca e dell’Ospedale San Gerardo – conclude il direttore generale della ASST Monza Mario Alparone – è un passo avanti nella gestione dei soggetti affetti da questa malattia rara tanto da ricevere un riconoscimento internazionale che porta ancora una volta il nome dell’Ospedale San Gerardo alla ribalta nel panorama della ricerca”.

Fonte: comunicato ASST Monza

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