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Mantova, screening precoce della pre-eclampsia da primato

Redazione 15 Aprile 2021
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Prima esperienza nel settore sanitario pubblico lombardo del test di screening precoce della pre-eclampsia con strumentazione e programma accreditati dalla Fetal Medicine Foundation: l’attività è svolta dalla struttura di Medicina di Laboratorio di ASST Mantova, diretta da Beatrice Caruso. Il settore di Immunochimica gestito dalle professioniste Maria Teresa Benatti e Loretta Lococo, ha così ampliato l’offerta di prestazioni nell’ambito della diagnosi prenatale, grazie all’introduzione di questo nuovo esame.

Lo screening della pre-eclampsia o gestosi nel primo trimestre di gravidanza valuta il rischio di insorgenza di questa grave patologia, consentendo di individuare precocemente le donne a rischio di programmare efficaci misure preventive e un attento monitoraggio a salvaguardia della salute della gestante e del feto.

La pre-eclampsia è una patologia della gravidanza che si manifesta nella madre con aumento della pressione arteriosa e presenza di proteine nelle urine. La sua insorgenza può causare rallentamento della crescita del feto, parto prematuro, distacco di placenta ed altri severi rischi (sviluppo di insufficienza renale acuta, edema polmonare, emorragia cerebrale ed eclampsia) per la salute della madre. Attualmente la pre-eclampsia interessa circa il 2-8 per cento delle gravidanze, rimanendo ancor oggi la principale causa di mortalità materna e neonatale.

La diagnostica standard per la pre-eclamsia – valutazione della pressione sanguigna e proteinuria – non assicura che una bassa sensibilità e speci­ficità riguardo all’origine della malattia e alla predizione degli eventi avversi materni e perinatali. Nella donna con pre-eclampsia è alterata l’attività della placenta che non riesce a garantire il normale scambio di ossigeno e di sostanze nutritive fondamentali per il corretto sviluppo del feto.

In questa condizione sono notevolmente ridotti i livelli del Placental Growth Factor che invece, in una gravidanza fisiologica, aumentano progressivamente a partire dalla 12° settimana di gestazione, con un picco alla 29esima-32esima settimana ed un successivo declino sino al termine della gravidanza. Il fattore di crescita placentare è un membro della famiglia dei fattori di crescita endoteliale implicato nell’angiogenesi.

Lo screening combinato della pre-eclampsia alle settimane 11+0 – 13+6 può individuare le donne a rischio di sviluppare la patologia con un indice di rilevamento del 93 per cento a fronte di un tasso di falsi positivi del 5 per cento.

Lo screening combinato del primo trimestre include la valutazione di fattori di rischio nella storia della paziente, il calcolo della pressione arteriosa media della gestante, il dosaggio dei livelli plasmatici di Pregnancy Associated Protein A (PAPP-A) e di Placental Growth Factor (PlGF) attraverso un prelievo di sangue materno, la valutazione dell’epoca gestazionale tramite la misurazione delle dimensioni del feto e il calcolo dell’Indice di pulsatilità medio (UAPI) rilevabile con flussimetria doppler. Il calcolo del rischio viene eseguito attraverso l’uso di un algoritmo specifico della Fetal Medicine Foundation che prende in considerazione tutti questi parametri.

Le prestazioni ecografiche e la valutazione del rischio vengono eseguite da ginecologi esperti accreditati dalla Fetal Medicine Foundation negli ambulatori delle strutture di Ostetricia e Ginecologia di MantovaPieve di Coriano e Asola. La struttura di Patologia Prenatale e della Gravidanza, diretta da Gianpaolo Grisolia, si occupa della diagnosi prenatale e fornisce consulenze nei casi di patologia materno-fetale con presa in carico della paziente fino al parto.

Lo screening della pre-eclampsia consente alle pazienti risultate a rischio elevato di essere sottoposte a una opportuna ed efficace profilassi in epoca gestazionale precoce. Dati recenti, infatti, hanno evidenziato che nelle donne che presentano un elevato rischio di sviluppare pre-eclamsia la semplice somministrazione di aspirina a basso dosaggio prima della fine del terzo mese di gravidanza permette di ridurre significativamente l’incidenza e la gravità della patologia.

Fonte: www.asst-mantova.it

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