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Tumori del rene e delle vie urinarie, trattamenti sempre più personalizzati

Redazione 4 Maggio 2021
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tumori del rene e delle vie urinarie rappresentano circa il 2-3% di tutti i tumori (dati AIOM), aumentano con l’età e hanno un’incidenza due volte maggiore nel sesso maschile rispetto a quello femminile: parliamo delle nuove terapie e trattamenti personalizzati con il Dottor Mauro Mari, Responsabile di urologia al Maria Pia Hospital di Torino.
Il principale fattore di rischio – spiega il Dottor Mari – è il fumo di sigaretta, al quale si aggiunge obesità, ipertensione arteriosa, ingestione di moderate quantità di alcool e dialisi di lunga durata.

I tumori del rene sono classificati in base alle varianti istologiche, le più frequenti sono: il tumore a cellule chiare, il tumore papillare (tipo I e II) e il tumore cromofobo. Il sintomo più evidente è la presenza di sangue nelle urine (ematuria), gli altri segni della malattia sono una massa palpabile nell’addome e dolore localizzato a livello lombare. Si manifestano contemporaneamente solo nel 10% dei casi e generalmente sono espressione di una patologia già in fase avanzata. 
Fondamentale per la diagnosi è l’ecografia  in grado di distinguere tra una massa di natura solida, più preoccupante – precisa il Dottore – e una cisti, in genere contenente del liquido, mentre la tomografia computerizzata (TC) o la risonanza magnetica (RM) oltre a differenziare la natura della massa ne evidenziano anche l’estensione locale ed eventuali metastasi.

Il primo passo per la guarigione è la chirurgia

L’approccio preferito  è la chirurgia radicale, ovvero l’ asportazione del  rene, con tecnica mininvasiva laparoscopica o open, in relazione all’estensione della neoplasia e a pregressa chirurgia. 
Per i tumori di piccole dimensioni, confinati al rene, si può optare per la chirurgia parziale rimuovendo esclusivamente la massa tumorale e risparmiando il resto dell’organo.
La chirurgia citoriduttiva (eliminazione del rene malato in caso di malattia metastatica) è raccomandata se associata a una terapia sistemica con antiangiogenetici. 

Terapia farmacologica: il meccanismo di azione dei nuovi farmaci antiangiogenetici

Una terapia mirata – specifica il dottore – è rappresentata dai farmaci antiangiogenetici, inibitori dell’angiogenesi, ovvero il processo che determina la formazione di nuovi vasi sanguigni che alimentano il tumore; questi farmaci inibiscono la creazione dei vasi nella zona del tumore rallentando  o arrestando la sua progressione. Se la neoplasia è a uno stadio avanzato si può ricorrere alla terapia con anticorpi monoclonali contro specifiche proteine che promuovono la crescita dei vasi sanguigni del tumore. 

L’approccio multidisciplinare per la scelta del trattamento più idoneo

In alcuni casi, scegliere se affidarsi a una terapia farmacologica oppure a un trattamento chirurgico non è semplice: “Recentemente abbiamo affrontato un caso clinico che presentava un quadro complesso, ma che fa capire al meglio l’importanza di un approccio adeguato alla patologia.” – racconta il dott. Mari – “Siamo stati contattati da una paziente di 69 anni con voluminosa neoplasia renale con metastasi ossee e linfonodali e compromissione dei vasi sanguigni, non sottoposta in altra sede a asportazione del rene ma a biopsia dei linfonodi metastatici e in terapia con antiangiogenetici da molti mesi con risposta modesta. Sebbene altri specialisti avessero sconsigliato l’approccio chirurgico, in accordo con gli oncologici si è deciso di asportare la voluminosa massa renale. L’intervento, nonostante la complessità, è andato bene – conclude il Dottore – la paziente non ha avuto complicanze nel periodo di ospedalizzazione e il post-operatorio è stato regolare, la signora è stata dimessa solo dopo sette giorni di degenza ospedaliera. L’esame istologico ha confermato il tumore del rene ma di tipo istologico diverso. Siamo molto soddisfatti perché la paziente attualmente è in buone condizioni generali”.

Fonte: www.gvmnet.it 

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