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IEO: le 5 priorità nel futuro della lotta al cancro

Redazione 27 Dicembre 2018
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L’Istituto Europeo di Oncologia dà il calcio d’inizio alle celebrazioni del suo venticinquesimo anno con il primo IEO Alumni Meeting: 40 scienziati di punta, formati in IEO e oggi dirigenti di gruppi o istituti di ricerca in tutto il mondo, dagli USA a Singapore, si riuniscono per la prima volta per discutere le priorità della ricerca contro il cancro nel mondo nel prossimo decennio, e confrontarle con le strategie di IEO.

IEO è uno dei pochi centri in Italia a poter contare su una rete internazionale di talenti formati a un’unica scuola – spiega Bruno Amati, Direttore del dottorato di ricerca e di una Unità di Ricerca IEO – Sono circa 200 gli studenti che hanno ottenuto un PHD in IEO, italiani e non-italiani, e in 80 hanno lasciato l’Italia. Di questi, i 40 che sono qui oggi hanno raggiunto posizioni di leadership, che permettendo loro di incidere sulle strategie di ricerca internazionali. Non si tratta quindi di cervelli in fuga, ma di menti che hanno popolato il mondo, hanno fatto germogliare le loro idee e quelle degli istituti dove operano, e stanno a loro volta formando la nuova classe dirigente scientifica. Oltre a rappresentare una parte significativa dell’eccellenza italiana nel mondo. Riteniamo quindi che la disseminazione e lo sviluppo delle nostre idee, attraverso la rete di Alumni, sia da considerare uno dei risultati importanti dei primi 25 anni di vita dello IEO “.

“Abbiamo definito un obiettivo strategico e cinque priorità per raggiungerlo – spiega Piergiuseppe Pelicci, Direttore della Ricerca IEO, e coordinatore del dottorato di ricerca – Siamo convinti che i prossimi progressi della lotta al cancro deriveranno dalla Medicina di Precisione, quindi i Cancer Center come IEO devono trasformarsi in Istituti di Precision Medicine. Come? Dando priorità a 5 aree. Lo sviluppo della ricerca di base, cioè lo studio dei meccanismi molecolari e cellulari della malattia; l’approfondimento dei meccanismi di resistenza ai farmaci, sia delle terapie molecolari che dell’immunoterapia, oltre che della chemioterapia; il potenziamento della genomica: biopsie liquide e integrazione di diverse tecnologie “omiche” (genomica, proteomica, metabolomica, radiomica) per una visione d’insieme dei meccanismi alla base dei tessuti sani e di quelli tumorali, che permetta di identificare quelli su cui si può intervenire; l’accelerazione del processo di scoperta di nuovi farmaci; la medicina personalizzata, cioè uso delle caratteristiche di ogni paziente e/o del suo tumore per valutare individualmente il rischio di malattia, il percorso di prevenzione, l’accesso a terapie mirate”.

Dunque l’enfasi sulla ricerca molecolare, che è la missione originaria del Dipartimento di Ricerca IEO, resta la priorità numero uno. Oggi, spiegano i ricercatori, stiamo assistendo ad un boom di applicazioni cliniche di tecnologie e concetti un tempo riservati alla ricerca di base: il sequenziamento di ampie porzioni di DNA, le scienze omiche, l’epigenetica, la citometria multiparametrica, concetti di immunologia e soprattutto la bioinformatica. Ma senza la conoscenza dei meccanismi di base, la clinica è meno efficace. Inoltre, la ricerca puramente clinica, vale a dire i grossi trial randomizzati degli anni ‘90 e 2000, è chiaramente entrata in crisi, perché si avverte sempre di più la necessita’ di utilizzare informazioni biologiche e molecolari, come i biomarcatori, per adeguare il trattamento. Pertanto, mantenere una forte enfasi sulla ricerca di base, oggi si può tradurre di fatto in un maggior beneficio clinico. Inoltre è in particolare la comprensione dei meccanismi di malattia che consente di individuare farmaci mirati. Ormai gli esempi sono molti e quindi la strada è segnata. Infine alcune modalita’ terapeutiche innovative, come le CAR-T cells in programma allo IEO, necessitano di un livello di sofisticazione biologica molto alto. Queste terapie sono proponibili solo in ambienti in cui tali livelli sono raggiungibili.

“Non bisogna lasciare che la tecnologia sorpassi la scienza – sintetizza Pelicci – Medicina di precisione non significa medicina “tecnologica”, ma “mirata” sui meccanismi che, per cause interne o esterne, si inceppano in una persona, quando si instaura e si manifesta quella malattia multiforme che per semplicità chiamiamo cancro”.

“La Medicina di Precisione presuppone la capacità di capire l’impatto di tutte le componenti che influenzano la malattia, oltre a quelle molecolari – conclude Roberto Orecchia, Direttore Scientifico IEO –

Per questo il fil rouge del calendario di eventi per i nostri venticinque anni sarà l’ascolto e la condivisione dei bisogni e le aspettative dei nostri pazienti. Come facciamo da oltre dieci anni per le donne operate al seno in Istituto, organizzeremo incontri in cui i pazienti raccontano il loro vissuto della malattia e svelano quegli aspetti che non c’è mai tempo di approfondire nel rapporto medico-paziente, e che sono invece fondamentali per affrontare e superare la “rivoluzione” che un tumore crea in ogni vita. Possiamo imparare molto dai nostri pazienti. Il gruppo degli italiani trattati in IEO è significativo: in 25 anni abbiamo accolto circa 850.000 pazienti da tutto il Paese e abbiamo effettuato, per fare un esempio, oltre 200.000 interventi chirurgici. Nei prossimi 25 anni, come Istituto di Medicina di Precisione, ci prepariamo a prendere in carico le persone che si rivolgono a noi in modo completo e soprattutto continuativo nel tempo. Se ancora non possiamo restituire a tutti una vita senza cancro, possiamo però impegnarci a restituire al maggior numero possibile di pazienti una vita di qualità anche durante la malattia”.

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Fonte: comunicato stampa IEO

 

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