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Sant’Anna all’avanguardia: primo prelievo d’organi a cuore fermo

Redazione 6 Maggio 2019
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L’ospedale Sant’Anna si conferma una struttura all’avanguardia: per la prima volta è stato effettuato un prelievo d’organi da donatore a cuore fermo, una procedura innovativa che richiede tecnologia adeguata e competenza.

La procedura è stata effettuata il 29 aprile ed è stata eseguita con la tecnica denominata perfusione regionale normotermica. Gli organi – fegato e reni – sono stati prelevati dall’équipe di chirurghi del Centro Trapianti dell’ospedale Niguarda di Milano da un uomo di 69 anni e trapiantati con successo, come ha confermato il Nord Italian Transplant all’Azienda.

La donazione è stata possibile grazie alla generosità della famiglia del donatore che ha voluto, seppure in un momento così doloroso, dare voce alla volontà del congiunto.

“Normalmente la donazione di organi – spiega Susanna Peverelli , responsabile del Coordinamento Prelievo d’Organi di Asst Lariana – viene effettuata da donatore in morte encefalica a cuore battente. Questa procedura è da molti anni attiva al Sant’Anna ed è parte integrante della pratica clinica della Terapia Intensiva. In questo caso, invece, il cuore del donatore era fermo e di conseguenza il processo di donazione ha richiesto un elevato livello di collaborazione tra professionisti di discipline diverse quali Terapia Intensiva, Coordinamento prelievo d’organi, Emodinamica oltre ai servizi normalmente impegnati nei casi di prelievo multiorgano”.

Tutto il processo della donazione si è svolto in collaborazione con il NIT (Nord Italia Transplant) e il Centro Regionale Trapianti che coordinano l’ospedale di prelievo, le liste di attese e i potenziali riceventi oltre ai Centri Trapianto con le équipe di prelievo.

“Nel caso del donatore a cuore fermo – spiega Andrea Lombardo , responsabile del Coordinamento Area Intensiva dell’Anestesia e Rianimazione 2 del Sant’Anna – la morte viene accertata con l’esecuzione di un elettrocardiogramma di 20 minuti che dimostra l’assenza di battito cardiaco e, di conseguenza, di flusso cerebrale che determina la cessazione irreversibile delle funzioni encefaliche. La complessità della procedura a cuore fermo è legata alla necessità di un ripristino artificiale della circolazione che garantisca una buona perfusione degli organi addominali”.

La tecnica

La perfusione regionale normotermica è possibile grazie all’utilizzo dell’ECMO. E’ una metodica di circolazione extracorporea impiegata in Terapia Intensiva per i casi più gravi di insufficienza cardiaca e respiratoria che è stata acquisita dall’ospedale Sant’Anna da qualche mese. “E’ un percorso complesso – prosegue Lombardo – nel quale organizzazione, tempestività e lavoro di squadra sono i fattori determinanti per il successo. Questa procedura permette di estendere il numero dei potenziali donatori e contribuisce ad aumentare la disponibilità degli organi per il trapianto”.

L’attività con l’ECMO è stata condotta da Andrea Lombardo in collaborazione con Giuseppe De Nittis dell’Emodinamica. Il percorso è stato seguito in tutte le sue fasi da Susanna Peverelli che ha curato anche il rapporto con i familiari e monitorato il processo affinché tutti gli sforzi messi in atto risultassero efficaci al fine della donazione e del successivo trapianto.

La procedura ha suscitato grande interesse e partecipazione della Direzione Generale, che ha sottolineato come l’acquisizione della nuova tecnologia consentirà di meglio posizionare l’ospedale sul versante dell’emergenza-urgenza e dei percorsi innovativi di donazione di organi. La Direzione Sanitaria, inoltre, ha da subito condiviso il percorso e ha partecipato al colloquio con i familiari esprimendo la gratitudine dell’Azienda per un gesto che ha ridato salute e speranza ad altri pazienti.

Fonte: www.asst-lariana.it

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