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Varese, trapianto cross-over di rene tra Italia e Spagna

Redazione 29 Novembre 2019
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Una storia di amore e generosità arriva da Varese, la storia dell’amore tra marito e moglie e del trapianto cross-over di rene avvenuta tra Italia e Spagna.

Una storia d’amore vero e generoso. Anzi due. E di un’organizzazione sanitaria che ha permesso a questo amore di tradursi in un atto concreto, reale, decisivo.

La prima storia è quella di Giovanni e Irene (nomi di fantasia), marito e moglie dal 2016. La seconda riguarda una mamma e un figlio spagnoli, di cui non sappiamo altro.

Due storie che si sono incrociate, letteralmente, poco più di un mese fa. E che incrociate resteranno per sempre, anche se i protagonisti non si sono mai incontrati, mai conosciuti.

Giovanni ha una storia lunga alle spalle, nonostante la sua giovane età. A diciassette anni, un’età in cui si è ancora considerati ‘pazienti pediatrici’,  va incontro al suo primo trapianto di rene da un donatore cadavere, eseguito all’Ospedale di Circolo di Varese. 

Mi avevano diagnosticato un’insufficienza renale ricorda Giovanni – Sono entrato in dialisi, ma solo per quattro mesi. Poi il trapianto e il ritorno alla vita“.

Ventisei anni di vita vera, piena di soddisfazioni e di difficoltà. In una parola: normale.  Tra le gioie che questa vita gli riserva, l’incontro con Irene, nel 2015.  Quasi un colpo di fulmine, visto che i due si sposano un anno dopo. Ma del colpo di fulmine ha solo la parvenza: il loro è un amore vero, profondo, di quello che porta a donare se stessi per l’altro, senza dubbi e paure.

E quest’amore viene presto messo alla prova. Pochi mesi dopo le nozze, infatti, il rene che aveva regalato una seconda vita a Giovanni entra in quello che i medici chiamano ‘esaurimento funzionale’: mediamente, infatti, questi organi funzionano per circa tredici anni. Quello di Giovanni,grazie alle sue attenzioni e scrupolosità ed alle cure ricevute, ha lavorato bene per ventisei.

“Sono stata io ad accorgermi che quella che sembrava influenza stava protraendosi troppo a lungo – spiega Irene – Così ho chiesto un consiglio al Dott. Andrea Ambrosini, il nostro nefrologo di riferimento. E lui ha capito subito“.
Giovanni viene ricoverato ed entra di nuovo in dialisi. Questa volta per due anni e mezzo. “Un calvario – racconta Giovanni – una vita davvero dura, fatta di continui accessi in ospedale che non ti permettono di vivere davvero, soprattutto per chi è giovane e desideroso di fare, di lavorare“.

Giovanni viene inserito di nuovo in lista per un trapianto. Ma accanto alla possibilità di ricevere un rene da donatore cadavere, viene valutata e proposta la possibilità di procedere ad una donazione da vivente, coinvolgendo i genitori e la moglie. La candidata ideale è proprio quest’ultima, che si dichiara subito disponibile.

Non ho mai avuto dubbi. Fin dal primo momento, quando ho saputo della malattia di mio marito, è nato in me questo desiderio, ma non conoscevo nulla di questo mondo. Quando lui ha iniziato a peggiorare, vedendo come stava male e sentendo tutta la paura che si portava dentro da quando era ragazzino per un possibile rientro in dialisi, ho trovato coraggio, ne ho parlato con lui e durante il primo incontro con il Dott. Ambrosini abbiamo avuto tutte le spiegazioni su come si sarebbe svolto il percorso. E’ stata la conferma per me che era la decisione giusta. Mio marito è stato un grande guerriero, fisicamente e moralmente: tutte le sere a casa attaccato a una macchina! Avrei fatto qualsiasi cosa perché tutto questo finisse“.

Il Dr Ambrosini, Responsabile della struttura semplice Trapianti, afferente alla struttura complessa di Nefrologia e Dialisi diretta dal Dott. Giuseppe Rombolà, spiega alla coppia le opportunità offerte dai programmi di donazione da vivente e i rischi e benefici per il donatore  e per il ricevente di questa tipologia di trapianto. L’indeciso però è proprio Giovanni, che teme che questo dono possa nuocere a Irene. Ma il coraggio e l’ottimismo di lei lo convincono a proseguire. Si presenta però un ostacolo: in conseguenza del primo trapianto, Giovanni ha sviluppato degli anticorpi che avrebbero reagito anche contro alcuni antigeni della moglie. In altre parole, la donazione diretta da moglie a marito non è realizzabile se non a fronte di un aumentato rischio di rigetto dell’organo.

Ancora una volta, è il Dott. Ambrosini a trovare una nuova soluzione: indirizza la coppia all’Ospedale di Padova, con cui quello di Varese collabora da anni in questo campo. Oltre ad essere uno dei principali Ospedali in Italia per numero di trapianti di rene da vivente, il Centro di Padova è stato ideatore di un particolare programma crossover di trapianto destinato alle coppie incompatibili denominato Dec-k. Ed è in questo programma che Giovanni ed Irene vengono inizialmente inseriti.

La donazione crossover è una procedura ben collaudata in Europa ma ancora poco praticata in Italia – spiega Ambrosini – Come tutta l’attività di trapianto, anche questo programma è sotto la supervisione e l’organizzazione del Centro nazionale Trapianti, che ha istituito una vera e propria ‘rete di lavoro’ tra i centri trapianti nazionali. La donazione crossover consiste nel realizzare catene di trapianti ‘incrociati’ tra più coppie di donatori e riceventi che non possono procedere con la donazione diretta perché incompatibili“.

E la copia compatibile con quella formata da Irene e Giovanni viene trovata in Spagna: sono una madre e un figlio con grave insufficienza renale. Nell’agosto scorso, Irene e Giovanni sono chiamati dall’Ospedale di Padova per sottoporsi agli esami di controllo di compatibilità incrociata, il cui esito è favorevole. I quattro protagonisti accettano: Irene donerà un rene al ragazzo spagnolo e la madre di lui manderà il suo rene in dono a Giovanni.

L’intervento è fissato per il 15 ottobre, ma le proteste per l’indipendenza catalana bloccano la procedura: l’aeroporto di Barcellona, infatti, è fermo. Si riprogramma tutto per il 22 Ottobre: all’Ospedale di Padova e, simultaneamente, all’Ospedale di Barcellona, le due donne entrano in sala operatoria per il prelievo dei reni, in perfetta sincronia. Tutto procede senza intoppi, questa volta. Un aereo parte da Barcellona per Venezia, trasportando il prezioso organo. Poco dopo farà ritorno in Spagna con il rene di Irene. A quel punto, partono gli interventi di trapianto, su Giovanni e sul ragazzo spagnolo.

Due ore e mezzo di intervento, poi il risveglio, e l’inizio di una nuova vita per due ragazzi, ma anche per due donne coraggiose e piene d’amore.

Nemmeno dieci giorni dopo, Giovanni e Irene fanno ritorno a casa. Per i primi mesi riprenderanno le visite frequenti con il dott. Ambrosini e dovranno avere molto riguardo per il nuovo organo, ma la nuova vita li aspetta, sempre più uniti nel loro amore, ricca di nuove opportunità.

Ora voglio trovare un lavoro – commenta Giovanni – Voglio far fruttare il più possibile questa straordinaria opportunità che Irene mi ha donato. Dono più grande, davvero, non me lo poteva fare!”

Irene sorride con un’espressione serena, di chi sa di aver fatto la scelta giusta. 

C’è una cosa che vorrei – dice Irene – Vorrei che si conoscesse la nostra storia. E’ importante che si sappia, perché ci sono tante vite che aspettano un’occasione per ricominciare e tante persone generose che hanno solo bisogno di qualcuno che spieghi loro come fare. E vorrei consigliare a tutti di viver sempre con il sorriso e di non disperarsi, anche quando sembra che non ci sia niente da fare. La soluzione c’è, ma noi magari ancora non la conosciamo. Noi abbiamo incontrato tante difficoltà, in tanti ci dicevano che erano segni che non era la strada. Ma noi abbiamo sempre pensato solo che non era il momento giusto e dovevamo solo attendere che arrivasse!“.

La storia di Giovanni e Irene è il secondo caso di donazione crossover tra Italia e Spagna – spiega il Dott. Ambrosini – Il programma crossover è attivo a livello nazionale già da alcuni anni: è molto complesso dal punto di vista organizzativo, ma offre l’opportunità di ottenere un trapianto anche in caso di incompatibilità tissutale. Fino a pochi anni fa queste catene di trapianti potevano essere attivate solo grazie ad un donatore samaritano, cioè ad una persona che dona spontaneamente un suo rene per il bene della comunità. Da quest’anno è attivo su tutto il territorio il programma crossover Dec-k, ideato dal Centro di Padova, che prevede l’innesco della catena di trapianti incrociati da parte di un donatore deceduto. Dal 2012, inoltre, è attivo un accordo internazionale tra alcuni paesi europei (Italia, Spagna, Francia e Portogallo) denominato South Alliance for Transplant, che permette di estendere a questi paesi la ricerca dell’organo migliore per compatibilità e di effettuare scambi di organi nell’interesse comune, un’ulteriore conferma degli sforzi che la comunità scientifica dei trapianti svolge per implementare questa attività. I dubbi e la diffidenza devono lasciare spazio a entusiasmo e partecipazione. Solo così potremo avere tante altre splendide storie simili a quella di Giovanni e Irene

Da quest’anno la Nefrologia ha attivato un ambulatorio dedicato alla incentivazione del trapianto di rene da donatore vivente ed alla promozione della donazione sul territorio.

Abbiamo già in carico circa trenta coppie, che hanno iniziato un percorso di valutazione clinica, psicologica ed immunologica –afferma il Dott Ambrosini- vogliamo portare a termine l’iter nel minor tempo possibile per dare anche a loro la possibilità dello stesso lieto fine. Sono numeri estremamente positivi  che vanno oltre le più rosee aspettative e questo ci da tanto entusiasmo: può essere la base per una ulteriore crescita del Centro Trapianti varesino”.

Fonte: www.asst-settelaghi.it

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