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Covid: ecco S.T.O.P., il protocollo di Policlinico San Pietro e San Marco per contrastare una seconda ondata

Redazione 14 Luglio 2020
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Arriva dagli Istituti Ospedalieri Bergamaschi (Policlinico San Pietro e Policlinico San Marco) il protocollo S.T.O.P. con l’obiettivo di ‘fermare’ insieme un’eventuale seconda ondata di COVID-19: una rinnovata alleanza tra ospedale e Medici di Medicina Generale del territorio e la creazione di protocolli condivisi per proteggere la popolazione più fragile.

Proteggere la popolazione più fragile, anche nell’eventualità di una seconda ondata di COVID-19, attraverso una rinnovata alleanza tra ospedale e Medici di Medicina Generale del territorio e la creazione di protocolli condivisi. 

È stato questo il tema al centro del webinar “COVID-19: DALL’ESPERIENZA LA PROSPETTIVA DI DOMANI – Alleanza ospedale territorio: Prevenzione e tempestività delle cure”, organizzato dagli Istituti Ospedalieri Bergamaschi del Gruppo San Donato, che si è tenuto il 9 luglio 2020  con il patrocinio di ATS Bergamo e dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Bergamo e che ha visto la partecipazione di più di settanta medici. 

Tra i relatori i responsabili di alcuni dei reparti dei due Policlinici più coinvolti nell’emergenza COVID-19: Pronto Soccorso, Medicina e Riabilitazione Post Covid ma anche il Servizio psicologico.

L’esempio degli Istituti Ospedalieri Bergamaschi 

 “Il Policlinico San Pietro e il Policlinico San Marco, fin dall’inizio, sono stati in prima linea nella lotta contro l’infezione da COVID-19. Nelle due strutture abbiamo curato circa un migliaio di pazienti – osserva il professor Giancarlo Borra, responsabile scientifico del convegno online e sovrintendente sanitario degli Istituti Ospedalieri Bergamaschi -.
Ora, l’esperienza che abbiamo acquisito in questi mesi vorremmo metterla a disposizione del territorio, proponendoci come punto di riferimento diretto per i Medici di Medicina Generale al fine di identificare, sorvegliare e gestire i pazienti a rischio, attraverso la creazione di protocolli di prevenzione e cura condivisi”. 

Identificare le categorie a rischio 

Come suggerito da un recente studio condotto dall’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, le categorie maggiormente a rischio sono le persone sopra i 65 anni, con patologia oncologica attiva, pazienti ipertesi o con malattia coronarica, a cui si aggiungono persone affette da obesità e diabete, quali fattori di rischio secondari. 

Una capillare identificazione delle persone più fragili, a rischio di sviluppare gravi forme di COVID-19, permette di monitorarle con maggiore attenzione, attraverso la collaborazione con la medicina del territorio.

La nascita del protocollo S.T.O.P.

“In questa fase è necessaria una stretta alleanza tra ospedale e territorio per evitare che una potenziale seconda ondata di infezione da COVID-19 possa determinare un’alta mortalità come accaduto nei mesi scorsi. 

Da qui è nata l’idea di proporre ai Medici di Medicina Generale un protocollo dal nome S.T.O.P. (acronimo di Sorveglianza, Tempestività, Organizzazione e Prudenza), da condividere e validare insieme creando un gruppo di lavoro, con l’obiettivo di ‘fermare’ insieme un’eventuale seconda ondata di COVID-19” sottolinea il dottor Andrea D’Alessio, responsabile del reparto di Medicina e Oncologia del Policlinico San Marco e uno degli ideatori del protocollo S.T.O.P. 

Una linea diretta (con telefono e mail dedicata) con la quale i Medici di Medicina Generale possano mettersi in contatto in tempi rapidi con gli specialisti dei due Policlinici, consulenze telefoniche per una prima valutazione o per la condivisione dell’approccio terapeutico del paziente a domicilio, webinar di formazione sulle nuove terapie ed evidenze che emergono sulla malattia da COVID-19, discussione di casi clinici: sono questi alcuni dei punti principali del protocollo S.T.OP.

“In questo modo, Medici di Medicina Generale e specialisti ospedalieri potranno collaborare in modo ancora più stretto ed efficace per abbattere al minimo il rischio, adeguando le terapie mediche ed equilibrando i pazienti più fragili. Inoltre, questa alleanza permetterà di individuare rapidamente i pazienti colpiti dal virus e di iniziare sollecitamente una terapia a domicilio per prevenire l’ospedalizzazione. 

Dalla recente esperienza abbiamo capito che una stretta collaborazione tra ospedale e territorio può davvero aiutare a salvare molte vite” continua il dottor D’Alessio.

“L’Ordine ha volentieri patrocinato questo evento, promosso dagli istituti ospedalieri bergamaschi, punto di riferimento per i medici del territorio ed esempio di ospedali privati accreditati che svolgono un ruolo del tutto integrato nelle realtà locali – dice il dottor Guido Marinoni, Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Bergamo – . 

Gli eventi tragici della pandemia sono noti a tutti e sono noti anche gli errori sui quali dobbiamo riflettere per migliorare e riformare il nostro sistema sanitario.

Ci attendono le sfide dell’autunno: l’organizzazione della campagna antinfluenzale nella nuova realtà epidemiologica, la necessità di potenziare il dips per le attività di tempestivo tracciamento; la medicina di famiglia, da potenziare e sostenere mettendo i colleghi in condizione di lavorare in sicurezza e in piena collaborazione con la rete dei servizi territoriali e ospedalieri e in particolare con le realtà ospedaliere di riferimento a livello locale”.

Fonte: www.grupposandonato.it

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