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Presa in carico del paziente cronico: ha aderito solo 1 paziente lombardo su 10

Redazione 21 Febbraio 2019
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A circa un anno dalla partenza su più di tre milioni di lettere inviate dalla Regione Lombardia soltanto il 7% dei pazienti (circa 215.000) hanno visto attivato il nuovo modello di Sistema Sanitario Regionale con il Piano di Assistenza Individuale (PAI). A Milano le percentuali sono ancora più basse, circa il 4%.

Anche considerando le “prese in carico attivate” ma non ancora arrivate al PAI ci si ferma a circa 310.000 (il 10% del totale dei pazienti potenzialmente interessati)

Le adesioni sono state poco più di un settimo rispetto a quelle previste all’inizio della campagna, a fronte di un investimento di oltre 230 milioni di euro.

«Sono sorti una serie di problemi di cui non conoscevamo l’esistenza — precisa l’assessore alla Sanità Giulio Gallera — A fine ottobre siamo arrivati a un accordo con gli Ordini dei medici. E ora chiudiamo una trattativa per sostenere anche in maniera più strutturata la presa in carico, affidando il reclutamento dei pazienti ai medici di famiglia e agevolando il lavoro con piattaforme informatiche».


Fonte: Repubblica Milano

L’assessore prevede una ripartenza con grande slancio a partire da aprile, precisando che per far partire le riforme strutturali è sempre necessario del tempo (qui il suo post su Facebook)

Con la riforma, i pazienti che decidono liberamente di aderire sono catalogati in tre diversi livelli di complessità. Il paziente deve quindi scegliere un SOGGETTO GESTORE al quale affidarsi. Il gestore puòessere un ente o una associazione di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Col Gestore si sottoscrive il Patto di Cura, propedeutico al Piano di Assistenza Individuale.

La Regione, tempo fa, ha consentito di accedere a chiarimenti tramite il numero verde 800 638 638 (attivo dal lunedì al sabato dalle 8 alle 20 festivi esclusi) e creato un video per spiegare l’implementazione della riforma.

Nel corso dei mesi sono state sollevate diverse perplessità sia dai medici di base che da figure illustri come Giuseppe Remuzzi.

Qui trovate anche i dubbi che aveva espresso a suo tempo il nostro fondatore, Vittorio Fontanesi.

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